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Per l’incendio del Cosmari continua il procedimento penale

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L’elenco dei reati di cui è accusato il Direttore dell’impianto ing. Giampaoli
incendio cosmari

Si terrà mercoledì 14 febbraio l’udienza preliminare, condotta dal Giudice Gíovanni Maria Manzoni, in merito alle indagini sul grave incendio che colpì l’impianto del Cosmari il 9 luglio 2015. Come si ricorderà infatti, l’incendio sviluppatosi all’una di notte, interessò parte di rifiuti abbancati nei capannoni e rilasciò una imponente nube densa di cattivi odori e di sostanze tossiche che interessarono le aree lungo la vallata del Chienti fino al centro abitato di Corridonia. L’incendio, dopo il massiccio intervento delle squadre di Vigili del Fuoco provenienti da tutta la provincia, fu definitivamente domato solo nella giornata del 12 luglio.

 

Giampaoli rinviato a giudizio

Ora, dopo tre anni dall’avvio delle indagini promosse dalla magistratura, anche a seguito dell’esposto promosso dal Comitato dei cittadini “Nuova Salvambiente”, è stato rinviato a giudizio lo stesso Direttore dell’impianto, l’ingegnere Giuseppe Giampaoli, per tutta una serie di reati:

 

I reati

1) mancata valutazione di impatto ambientale e relative autorizzazioni (reato relativo all’art. 29 d.lgs 152/2006);

2) mancata manutenzione e controllo del funzionamento dell’impianto di rilevazione fumi e dell’allarme antincendio (reato art.68 d.lgs 31/2008) nel centro di selezione dei rifiuti urbani derivanti dalla raccolta differenziata;

3) imperizia, negligenza e imprudenza nell’uso del compartimento “centro di selezione dei rifiuti” interessato all’incendio, in particolare non effettuando il periodico vaglio all’impianto di rilevazione fumo e all’allarme antincendio la cui segnalazione acustica e visiva rimaneva non funzionante una volta divampate le fiamme. Quindi, essendo la struttura priva di segnalazione automatica d’incendio, non organizzando efficientemente il proprio personale per permettere un costante e visivo controllo dei capannoni, non suddividendo per tipologia il materiale stoccato, anzi depositando del multi materiale nell’ampliamento del fabbricato sfornito di una separazione resistente al fuoco e di SCIA (Segnalazione Certificata Inizio Attività), e altresì lasciando spalancati i quattro portoni carrabili del capannone, ostacolava un immediato intervento dei Vigili del Fuoco e determinava una situazione per cui le fiamme, scaturite verso le ore 1:00, raggiungevano i rifiuti ivi presenti e, favorite dall’incanalamento delle folate di vento nell’immobile, si sviluppavano così intensamente che già dopo 18 minuti stavano bruciando tutti i materiali e compromesso in modo grave la stabilità e la funzionalità dell’intero fabbricato.  

 

Nuova udienza 14 febbraio

Nella prima udienza tenutasi il 24 gennaio scorso è stata esaminata la possibilità di ammettere il Comitato dei cittadini quale parte civile nella costituzione del processo, in quanto portatore di interessi della comunità investita dai gravi disagi e potenziali danni causati dall’incendio. Nell’udienza del prossimo 14 febbraio continuerà dunque il procedimento penale a carico del Giampaoli e si valuterà la costituzione di parte civile del Comitato Salvambiente anche ai fini di un eventuale risarcimento del danno.

13 febbraio 2018

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