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La pala del Lotto a Mogliano: analisi dell’insieme tela/cornice

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Come un’opera d’arte può trasmettere le tensioni del tempo in cui fu creata
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Dopo oltre 3 secoli dalla scomposizione della cornice dalla sua tela, la Sovrintendenza ai Monumenti delle Marche ha fatto restaurare e riunire la Pala d’altare attribuita a Lorenzo Lotto che è datata 1548 e che oggi la si può ammirare, così come avveniva originariamente, presso la Chiesa di Santa Maria in Piazza a Mogliano. Si è trattato di una scoperta importante avvenuta intorno agli anni 1980, quella di riuscire a capire come una tal cornice facesse parte dell’opera dell’Artista Lorenzo Lotto e costituisse un tutt’uno con la sua tela.

 

I personaggi

In quest’ultima si raffigurano in primo piano i Santi Giovanni Battista, Antonio da Padova, Maria Maddalena e Giuseppe in una armoniosa contemplazione e imploranti quasi fossero all’unisono coinvolti in un rapporto empatico con la Vergine che li sovrasta e che è sospesa a  una  imponente  nuvola. La particolarità di tutta la composizione sta nell’aver l’artista dipinto i detti Santi in questo anelito verso il trascendente ma raccolti entro uno spazio delimitato da una esedra, oltre la quale si scorgono degli elementi architettonici come una colonna traianea, la torre delle milizie che dovrebbe essersi trovata nelle vicinanze del Colosseo, un timpano di chiesa e una cupola che richiama quella del Pantheon. Al di sopra di tale immagine, comunque terrena, si eleva una Madonna circondata da angeli in gloria e protesi in atteggiamento d’invocazione e rivolti verso l’Alto.

 

Non solo tecnica pittorica

L’armonia e la finezza espressiva che traspira dalla tela, e pare coinvolgere l’osservatore o il fedele, sono rivelatrici del talento e della sensibilità di un artista che nella prima metà del ‘500 ha lasciato nelle Marche numerose e pregevoli testimonianze della sua presenza. Il dipinto, pur essendo di pregevole fattura, non si apprezza solamente per la tecnica pittorica inconfondibile o per gli aspetti cromatici o per le espressività dei personaggi raffigurati, che sono pur magistralmente inseriti in una perfetta composizione, ma si commenta soprattutto per il significato umano e per i contenuti religiosi che l’artista ha voluto trasmettere.

 

I messaggi del Lotto attraverso la cornice

Con il ritrovamento della cornice, infatti, si è riusciti a penetrare i reconditi significati dell’opera che diversamente non si sarebbero compresi e – secondo il mio sommesso parere – uno studio critico approfondito ci potrebbe permettere anche di apprezzarne e valorizzarne il suo inestimabile pregio artistico. È noto agli esperti che il Lorenzo Lotto ha conferito una importanza e un significato particolari alla cornice anche in altre sue opere ma in questa di Mogliano, sembra che proprio attraverso essa l’Artista abbia voluto trasmettere, oltre il messaggio che potrebbe essere desunto dalle immagini espresse nella tela, anche altri messaggi rivolti all’osservatore e alla comunità dei credenti.  Ma il tutto è permeato nella sua logica ed è collegato sia sul piano espressivo, sia sul piano intellettuale.

 

Scritte e simbologie

Notiamo, infatti, che in alto sulla cornice, sormontata da un timpano, in un cartiglio sostenuto ai lati da due angeli è  inserita la scritta  “parce populo” e  poi in basso  ai due lati della stessa cornice troviamo delle iscrizioni, ugualmente in latino, che non possono essere trascurate dal critico per il loro significato. Mentre il Delta ideale che si forma è rivelatore di un Dio Assoluto, che è esterno ed è sovrastante alla stessa opera, l’artista invita i credenti con le sue ammonizioni a considerare la presenza di un Dio Misericordioso dispensatore di Grazia per colui che si redime dai suoi peccati, prima di introdurre il medesimo credente osservatore nel dipinto e nelle immagini della Maria Maddalena e dei Santi. Questi ultimi sono racchiusi in uno spazio terreno ove si percepisce l’anelito verso il trascendente ma questo spazio è isolato da una esedra che li divide o li separa dalle immagini mozze da un lato e sorprendenti dall’altro del potere e dei potenti e da tutto ciò che è immanente; ovvero queste figure dei Santi sono isolate rispetto a un altro spazio che solo marginalmente appare sfiorato dall’argomento religioso, ovvero della la presenza del Dio Redentore dispensatore di Grazie di cui alle iscrizioni inserite nella cornice.

 

L’artista “parla” del suo tempo

La tensione spirituale che viene trasmessa dall’opera appare conseguenza di un passaggio della vita dell’Artista assai critico e meditativo in un tempo che noi sappiamo essere stato sconvolto da forti tensioni religiose e, di conseguenza considerando il periodo e i poteri del tempo, da sconquassi civili. Ricordiamo e immaginiamo quanto la critica rivolta dal Luteranesimo al mercimonio delle indulgenze elargite a piene mani dalla Gerarchia Ecclesiastica possa aver tormentato gli animi degli uomini di cultura e di Fede Cristiana di allora. L’artista è sempre un uomo del suo tempo e il tempo della realizzazione dell’opera in argomento era quello del Concilio di Trento e delle tempeste religiose che hanno portato alla nascita del Luteranesimo e del Calvinismo ma era anche il tempo in cui si ergevano con tutta loro imponenza intellettuale e spirituale figure come quella di Erasmo da Rotterdam.

 

Perché tela e cornice furono separate

Inserendoci in quel clima e in quelle tensioni umane ci sembra anche di poter capire perché la tela e la sua cornice, dopo qualche tempo, non abbiano avuto una grande fortuna di rimanere unite: la pala d’altare introiettava e alimentava nella comunità, già sconvolta dagli scismi del protestantesimo e del calvinismo, un messaggio critico che era, per il sentire di allora, in una qual misura sferzante verso il potere costituito e verso le gerarchie ecclesiastiche. Sicuramente il momento non dovrebbe essere stato dei migliori perché l’opera di Lorenzo Lotto di cui parliamo, e forse il Lotto stesso, venissero allora accettati. Credo di poter sostenere che forse è stata una fortuna se i potenti di allora si sono limitati a separare la cornice dalla sua tela per confondere i veri significati dell’opera.

Giuseppe Pigliapoco

14 febbraio 2018

 

 

 

 

 

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