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Impianto Cosmari: tremate, tremate, le puzze so’ tornate

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Problemi a Sforzacosta e dintorni: non saranno tossiche ma… quanto puzzano!
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Quasi ogni sera il Cosmari c’impregna di un olezzo puzzolente. Sto scrivendo della vallata del Chienti, quella parte che va dalla stazione di Pollenza verso Casette Verdini e prosegue per Sforzacosta fino ad arrivare a Piediripa e alla zona industriale di Corridonia. Refoli arrivano a Trodica di Morrovalle fino a spingersi più in giù, a Montecosaro Scalo. Forse si salvano le spiagge grazie ai venti che arrivano dal mare. Ora che è spento l’inceneritore i fumi puzzolenti non sono (speriamo) più tossici né inquinanti, per cui ci resta solo il cattivo odore che spesso rende l’aria proprio irrespirabile. L’inceneritore è spento… allora da dove origina la puzza? Non sono un esperto ma credo provenga dal trattamento dei rifiuti organici. Presumo che la fermentazione non avvenga in modo naturale, ossia lasciando che i materiali riposino fermentando come avviene nei letamai: occorrerebbero troppo spazio e troppo tempo affinché l’organico si trasformi in humus fertilizzante, da usare come concimante per i terreni agricoli. Per altro nutro forti dubbi sull’effettivo valore del prodotto oggi ottenuto, visto che viene regalato a chi ne fa richiesta e pare addirittura, pur regalandolo, abbiano difficoltà a smaltirlo. Secondo me la fermentazione avviene in forni (spero senza che brucino alcun materiale nocivo…) per accelerare la decomposizione attraverso l’alta temperatura. Finito il ciclo di lavorazione si estrae il prodotto (un po’ come si tira fuori dal forno di casa il ciambellone, che però profuma l’ambiente), lo si lascia raffreddare all’aria aperta, generalmente a tarda sera. Fatto facilmente verificabile perché quasi ogni sera, percorrendo la superstrada, si può osservare come dal piazzale del Cosmari si sollevino nubi di vapore le quali altro non sono che le esalazioni puzzolenti. Queste, spinte dalla leggera brezza che soffia da ovest verso est, si espandono per la vallata. Ho scoperto l’acqua calda? Mi domando: “Possibile che non si riesca ad ovviare il problema? Applicando dei filtri? Realizzando un capannone a chiusura stagna? Costruendo una serra dove far raffreddare e asciugare l’humus per alcuni giorni?” È mai possibile, con tutto il denaro che circola al Cosmari, non riuscire a far respirare aria pulita agli abitanti della vallata? Se a chi dirige il Cosmari piacciono le puzze non è detto che queste debbano essere gradite a tutti.                    

Giorgio Ranieri

7 agosto 2018

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