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A Tolentino, le mani viste e fotografate da Franco Esse

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Nello showroom di “Concerie del Chienti” una mostra presentata da David Miliozzi
mani locandina

Le mani sono una parte del corpo umano tra le più rappresentate in pittura e nelle arti figurative in genere, essendo strumento importante dell’espressione umana; sin dai primordi della figurazione esse hanno simboleggiato l’uomo, la presenza dell’uomo, le età dell’uomo, e ciò a partire dalla preistoria delle pitture rupestri. Sono numerosi gli artisti che le hanno elette come tema privilegiato della loro ricerca, le mani, anche in età moderna, e tra questi non esclusi i marchigiani.

Ricordo un bravissimo pittore e incisore treiese, Elvidio Farabollini, e un recanatese che tutti conoscono, Cesare Peruzzi, particolarmente dediti a questo genere figurativo.

Aspetto curioso, le mani sono difficili da raffigurare, non solo per la particolare forma che hanno, ma anche per l’atteggiamento molto vario che possono assumere. La riuscita di un ritratto, la naturalezza, la sincerità stessa che l’autore vi esprime, curiosamente si rivelano soprattutto da come vengono rappresentate le mani, da esse si capisce se l’artista è andato dietro alle forme del corpo come fossero “nature morte” oppure se ha avuto la capacità di creare un insieme atto a rappresentare un carattere, una personalità, insomma le peculiarità del personaggio rappresentato. Ora, se questo vale per la pittura perché non può essere vero anche per la più giovane delle arti figurative: la fotografia? Con le dovute distinzioni, naturalmente.

L’apparecchio fotografico impressiona ciò che vede: è il fotografo che sceglie, e la sua  non  è solo una scelta puramente estetica, ma indirizzata a un senso.

Franco Esse, straordinario fotografo professionista di origine partenopea operante da anni nelle Marche, ha raccolto alcune sue immagini per dimostrare come il tema delle mani lo abbia attratto da almeno venti anni. Le mani vengono qui a comporsi in una magnifica raccolta fotografica che egli espone presso lo showroom delle Concerie del Chienti a Tolentino.

La parzialità dell’immagine, l’inquadratura a campo corto, ravvicinata, stretta sul particolare, rendono queste mani ancora più eloquenti, quasi fossero loro le protagoniste e non le persone a cui appartengono.

E dal loro gestire si liberano impressioni le più varie e inaspettate. Il B/N di Esse ha mille sfumature, ancorché contrastato con forza non è soltanto drammatico, come certa retorica fotografica imporrebbe, ma “oggettivo”, sereno e persino, a tratti,  gioioso. Mani associate al lavoro, al gioco, al riposo, alle varie età dell’uomo, all’amore.

In questa mostra Esse indugia particolarmente sul tema del lavoro, della creatività, ed è anche per questo che ha scelto tale location, prendendo a riferimento un’industria storica tolentinate tra le più rappresentative.

Si può dire veramente, che Tolentino abbia affidato da sempre la propria storia, la storia della propria creatività, antesignana per molti aspetti in campo nazionale, alle mani. Una storia però, questo va sottolineato, non di solo esecutori ma di inventori, creatori, suscitatori di eleganza oltre che di benessere. E il cuoio è stato la materia prima trattata anche da altre industrie internazionalmente note della zona. Ne cito due per tutte: la Nazzareno Gabrielli, la Poltrona Frau. Osservando le immagini di Franco Esse, orientate su questa logica, si può apprezzare oltretutto una sua grande capacità, quella di saper coniugare attraverso l’immagine, l’esigenza puramente artistica, estetica ed espressiva, affiancata agli aspetti più pratici del comunicare.

Le sue esposizioni sono reportage su temi molto qualificanti della nostra terra, nella quale dimostra di essersi magnificamente ambientato.

Se ne ricordano mostre di successo a Macerata e in altri luoghi d’Italia. Anche in questa circostanza egli accosta sensibilità e cultura da par suo, creando suggestioni di rara bellezza. La mostra è presentata da David Miliozzi che aggiunge creatività a creatività, avvalorando il particolare fascino del soggetto con una sua “Ode alle mani”, altrettanto evocativa e poetica. 

Lucio Del Gobbo

8 agosto 2018

 

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