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La famiglia Bettacchi di Camerino e il “dolce biondo”

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La storia del torrone, riconoscimenti, l’Olimpico ricoperto di cioccolato, gli aneddoti 
torrone

La casa dolciaria, famosa per il torrone, fu fondata dal conte Alberto Bettacchi nel 1880. Secondo il parere dell’erede Claudio Emiliozzi la sua famiglia ebbe origine da un nobile sceso dalla Germania a seguito di Federico I Barbarossa e stabilitosi nel Camerinese, forse a Pievebovigliana (oggi Valfornace).

 

Filippo Bettacchi

Il cugino di Alberto, Filippo Bettacchi (17861862) , repubblicano convinto, è stato una notevole figura del Risorgimento locale. Nel 1848-49 quale gonfaloniere di Camerino fu il primo a firmare una lettera al Triunvirato Mazzini, Saffi, Armellini della Repubblica Romana per incoraggiarli a resistere contro gli invasori francesi. Fu chiamato nel 1860 da Lorenzo Valerio, regio commissario delle  Marche, a far parte della commissione che doveva valutare le rendite dei parroci e stabilire chi doveva ricevere il sussidio governativo. Il 24 giugno 2006 gli è stata intitolata la sezione di Camerino dell’Associazione Mazziniana Italiana.

 

La nascita del torrone, il “dolce biondo”

Bettacchi – negozio e insegna a Camerino 

Alberto, a fine Ottocento, aprì a Camerino il bar pasticceria “Caffè delle Arti”, riservato ai nobili, con sede nell’attuale via XX Settembre.  In quei locali iniziò a confezionare il “dolce biondo” con la forma dell’attuale torrone; inizialmente la stecca era più larga. Per farlo conoscere lo presentò nelle principali esposizioni internazionali: Torino, Marsiglia, Roma, Macerata; tra le prime fu l’Expo tenuta a Parigi, da maggio a ottobre 1889, durante la quale fu inaugurata la torre Eiffel. La Casa Bettacchi fu onorata anche della spilla d’oro con brillanti, concessa dalla Regina Margherita, essendo fornitori ufficiali della Real Casa di Savoia.

 

Il tenente colonnello Enrico Lambertucci

Durante la seconda guerra mondiale la produzione si fermò. Dopo la scomparsa del conte Alberto, la sua casa dolciaria fu portata avanti dal tenente colonnello dell’Esercito Enrico Lambertucci, marito della signora Delia Bettacchi, ultima discendente. L’ufficiale di fanteria ha raccontato a Claudio Emiliozzi di essere stato comandante della piazzaforte di Trieste. Il governo italiano lo autorizzò, in via ufficiosa e riservata, a equipaggiare di armi e vettovaglie i legionari di Gabriele D’Annunzio che stavano recandosi alla presa di Fiume, nel settembre 1919. Prima di quella spedizione il Ministero della Guerra aveva destituito il D’Annunzio dai suoi incarichi militari. Claudio Emiliozzi mi ha riferito di possedere un documento al riguardo.

 

In guerra salvo per miracolo

Durante l’ultimo conflitto mondiale Lambertucci aveva partecipato alle campagne di Albania, Grecia e Libia. Gli era rimasto impresso un episodio che per poco non gli era costato la vita. Ritornando dai Balcani in Italia la nave sulla quale avrebbe dovuto imbarcarsi fu affondata da un sommergibile inglese. Fu provvidenziale il cambio di partenza: la sua nave lo riportò in patria. Enrico fu cavaliere del Regno e commendatore della Repubblica Italiana. A riposo con la fine della guerra si dedicò a tempo pieno e con grande passione all’azienda della consorte.

 

100 quintali per l’Eni di Mattei

Mise in commercio nuovi prodotti: confetti, caramelle e cioccolatini ripieni al liquore. Per ricordarne alcuni: le mandorle pralinate, Morettina mia, Bettacchino. Per tanti anni la Bettacchi di Enrico fornì cento quintali di torroni per i pacchi natalizi all’Eni di Enrico Mattei. Nel laboratorio, su due piani al lato della rivendita al dettaglio, all’epoca erano in funzione cinque caldaie per la cottura del torrone e vi lavoravano oltre 25 ragazze, in due turni giornalieri. Il torrone “dolce biondo” conteneva pochi ingredienti: mandorle sbucciate tostate e triturate, miele, zucchero e vaniglina.  Le mandorle  provenivano da Terlizzi (BA).

 

L’Olimpico, ricoperto di cioccolato

Enrico inventò “l’Olimpico”, un torrone ricoperto di cioccolato, in occasione della XVII Olimpiade svoltasi a Roma nell’agosto-settembre 1960. Nel 1984-85 Claudio Emiliozzi, nipote di Enrico, a Roma ritirò dalle mani di un delegato del Presidente il premio Ercole d’Oro per la qualità dei prodotti dolciari Bettacchi. Si trattava di un ambito premio internazionale assegnato alle aziende distintesi nell’innovazione. La Bettacchi è stata una importante casa dolciaria: il suo torrone, tra i primi in Italia, fu decorato con ben 14 medaglie d’oro.

 

La cessione dell’azienda

Alla scomparsa di Enrico la “Premiata fabbrica torrone biondo A. Bettacchi” fu ripresa dalla figlia Maria Gabriella che, con il marito Renato Emiliozzi e suo figlio Claudio, la condussero fino al 1988, anno della cessione a Stacchiotti di Ancona. Dopo un po’ di tempo fu ceduta alla ditta Alima di Macerata.

 

Curiosità

Due vecchie lettere rivelano altrettante curiosità. Nell’ordinativo dell’8 settembre 1960 la Snam richiedeva 40.000 stecche di torrone biondo da 250 grammi contenente il 40% di mandorle pelate e tostate per 10.000 kg. Allora vigeva ancora l’IGE, antenata dell’attuale IVA. Altro aneddoto di rilievo è legato a una scalata. Il Club Alpino Italiano, sezione di Roma, comunicava con una lettera del settembre 1959 alla ditta Bettacchi l’esito di un’impresa alpinistica. Cos’era successo? La spedizione, organizzata da quella sezione all’Hindu-Kush (Pakistan), si concluse con la conquista del Saraghrar Peak (7.349 metri), avvenuta il 24 agosto 1959. L’allora presidente Alessandro Datti ringraziava per il contributo fornito dalla Bettacchi: il successo della difficile conquista di quella vetta fu possibile anche grazie al torrone Olimpico della ditta Bettacchi. Notizie riportate sulla stampa riferivano che, sorpresi da una tormenta in alta quota, gli alpinisti, si poterono cibare con il torrone Olimpico, unico alimento non deterioratosi! Forse da quell’impresa nacque il messaggio promozionale (claim) “L’energetico degli sportivi” apposto in tre lingue sulle confezioni.

Bettacchi – retro scatola

Eno Santecchia

14 settembre 2018

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