Ravenna, mucca da compagnia

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Quattro infermiere, una Panda bianca scassata,

tante storie dense di umanità su e giù

per le colline marchigiane

Il terzo libro di Enrico Gentili

 

Ravenna muccaE’ sempre piacevole leggere un libro di Enrico Gentili, autore che cominciamo a conoscere bene per aver già pubblicato, sempre con le Edizioni Simple, altre due opere (Maiali nella nebbia e Sul ciglio dell’acqua). Quest’ultimo lavoro, “Ravenna, mucca da compagnia”, è un tessuto a trama larga dove i fili s’intrecciano tra loro dando origine a una visione multicolore dell’entroterra marchigiano. Le tinte tenui del paesaggio si uniscono alla tridimensionalità dello stesso e fanno da sottofondo alle vicende delle protagoniste, quattro infermiere dell’assistenza domiciliare che, guidando una Panda bianca scalcinata, vanno per casolari più o meno sperduti a portare conforto alle persone malate. Detta in questo modo potrebbe sembrare una storia dai pesanti risvolti umani e sociali. Ma così non è. Invece sono pagine certamente dense di commozione, di profonda penetrazione psicologica ma anche spassose, divertenti per la vena ironica e scherzosa che pervade il testo dalla prima all’ultima pagina, senza che per questo vengano intaccate le vicende umane emblematiche della condizione vissuta in questi nostri giorni, per certi versi “bui”, dalle persone anziane e sofferenti. Ogni casa ha una situazione, ogni famiglia ha una storia, ogni persona che sia donna o uomo, che sia colta o illetterata ma non per questo meno “sapiente”, ha il suo modo di vivere la vita e di affrontare la malattia. La natura avvolge tutti nel suo abbraccio amoroso al quale alcuni partecipano mentre altri sono inconsapevoli. Ognuna di queste storie viene accolta con grande intensità dalle quattro infermiere che, a sua volta, hanno le loro problematiche esistenziali, i loro sogni, le loro aspirazioni mancate e le raccontano. Il lettore non può fare a meno di essere partecipe a un tale flusso continuo di verità, spesso espresse da chi vive in esterna le passioni o le supine accettazioni delle prove cui la vita sottopone gli attori del libro. Il linguaggio non sembra costruito artatamente ma ha una sua spontaneità sottolineata spesso da una familiare cadenza dialettale e dalle “vivaci” sottolineature di quelle che, alla fine della lettura, sono ormai conosciute non solo come brave infermiere ma sono anche diventate buone amiche del lettore. Perché “Ravenna, mucca da compagnia”? Perché Ravenna è una vecchia mucca da latte; quando l’anziano padrone la chiama si affaccia sulla porta della cucina dalla contigua stalla e… “dopo qualche istante un muggito calmo e prolungato riempì tutto lo spazio della cucina; era un suono profondo, vibrante, che prendeva allo stomaco, anche perché velato da una certa nota di malinconia”.

Nazzarena Luchetti

 

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