Scuola e analfabetismo in Umbria nel Novecento

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Un libro di Antonio Mencarelli del Collana

“Quaderni del Museo della scuola”

di Castelnuovo di Assisi

 

Scuola e analfabetismo in Umbria nel Novecento“Perché recensire un libro che documenta vicende e percorsi scolastici accaduti in Umbria?” abbiamo chiesto a Simone di Stampalibri. “Una pubblicazione simile – ci ha risposto – nelle Marche non crediamo esista, e questa può essere rappresentativa anche della nostra regione, cambiando i nomi dei paesi. Il territorio delle Marche, a parte la fascia costiera, è identico a quello della vicina Umbria, specie nella fascia appenninica, quindi le problematiche affrontate per combattere la piaga sociale rappresentata dall’analfabetismo, sono state le stesse”. Sì, infatti è proprio così, la dislocazione di piccoli centri abitati distanti fra loro e poco raggiungibili a causa di una viabilità con grandi deficit strutturali, la frammentazione delle abitazioni sia nelle pendici appenniniche che nelle campagne, non favoriva di certo la frequentazione delle rare scuole. Altro gravissimo problema era rappresentato dal lavoro nei campi dei minori, per cui la frequentazione scolastica, già di per sé difficoltosa per le lunghe e disagevoli distanze da percorrere a piedi, era ulteriormente vanificata dalla convinzione che l’istruzione fosse un lusso non necessario rubando braccia al lavoro dei campi, specialmente in determinati periodi dell’anno, quando servivano tutte le opere disponibili per la raccolta dell’uva, delle olive o di altro. Il volume scritto da Antonio Mencarelli è ricco di analisi e di statistiche che vanno dalla fine dell’800 alla metà del ‘900, utili a rendere l’idea nel lettore di quanto era da fare e di quanto è stato fatto, in mezzo a infinite difficoltà di ordine pratico, pedagogico, economico e politico, per unificare gli italiani sotto una unica espressione linguistica, e per sollevarli dal mare magnum dell’ignoranza che li circondava e li asserviva. Inizialmente la spesa per sostenere le scuole era a carico dei Comuni, generalmente privi di fondi, per cui queste erano poche, sistemate in edifici adattati allo scopo, spesso in campagna ex stalle, quindi scarsamente idonei se non del tutto inadatti. Una spinta notevole e positiva si ebbe con la venuta del Fascismo che, però, ebbe la tendenza a politicizzare la scuola indottrinando alle proprie teorie gli alunni. In questo periodo emerse la figura del maestro che, nei piccoli centri, doveva essere un punto di riferimento per tutti. Poi la guerra, evento sempre terribile, che allontanò tutti dall’istruzione e la ricostruzione culturale degli italiani, con l’invenzione delle biblioteche mobili che trasportavano cultura in ogni più piccolo e sperduto angolo delle nostre regioni. Leggere questo libro è un po’ ripercorrere le tappe della formazione della nostra nazione.

N. Luchetti

 

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