Roberto Poccioni

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Ricordando un amico

 

opera-r-poccioniModesto, timido, riservato con gli estranei ma sempre pronto ad aprirsi con gli amici che amavano come lui l’arte, la grafica in particolare ma solo se autentica, come le acqueforti o le xilografie di antichi maestri o dei contemporanei. Da persona onesta quale era rifuggiva dalle lito, dalle serigrafie, da tutte le opere moderne riprodotte con sistemi fotomeccanici che garantivano la quantità e la qualità del prodotto ma non l’autenticità delle opere eseguite su pietra, lastra di rame o legno di bosso. Un amore per l’arte vera che ha rappresentato l’unico scopo della sua vita, volta nel contempo a nascondersi dalla gente che non sapeva o poteva apprezzarlo e capirlo. Una vita vissuta nell’ombra e nel silenzio dopo la morte della madre; così come la sua scomparsa, voluta forse in coerenza con tali principi. In questi giorni ho saputo che in diverse occasioni aveva frequentato un negozio d’arte e, senza mai qualificarsi, aveva richiesto le opere di un certo Roberto Poccioni. Al che il commerciante non solo aveva risposto negativamente alla richiesta ma aveva altresì precisato di non conoscere tale artista. Caro Roberto, supplisco ora a tale carenza portando a conoscenza dei lettori de La rucola una tua opera giovanile, degli anni ’60. Pochi tratti di china, chiaroscuro e prospettiva perfetti, un bel paesaggio che ricorda le opere degli artisti della Scuola di Urbino di quel periodo. Un disegno nel complesso semplice, pulito, gradevole che denotava una innata capacità di crescere nel campo dell’arte. Sei poi sparito, non hai più risposto al telefono o al campanello della porta: dicevano che eri a Firenze… Che almeno ora la terra ti sia lieve.

Siriano Evangelisti

 

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