“La locandiera” al Teatro Lauro Rossi

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Chapeau al regista Giuseppe Marini

 

brilliSe fosse ancora tra noi, Goldoni sarebbe soddisfatto nel vedere così ben rappresentata una delle sue opere di maggior successo: La Locandiera. La commedia in tre atti, nella stesura del maestro veneziano porta con sé il dibattito sulle classi sociali e l’autodeterminazione dell’individuo, di cui è qui portavoce una figura femminile. La Locandiera goldoniana mette in evidenza l’imprevedibilità di Mirandolina e la ridicolizzazione dei nobili, veri parassiti della società. Il regista Giuseppe Marini rende in scena entrambi gli elementi coi coloratissimi e ingombranti costumi, con le luci, con la musica fluttuante come le stravaganze dei protagonisti e lo fa senza stravolgere l’originalità del testo, donandogli invece modernità ed estro. L’aspetto grottesco è messo in luce senza mai cadere nel pecoreccio o nella banalità. L’ilarità è strappata allo spettatore con intelligenza; i bravissimi attori sono abilmente diretti in coreografie, cambi di toni di voce e in movimenti plastici perfettamente congegnati. Gli elementi del teatro moderno quali il minimalismo e la mobilità scenografica non mostrano un palco spoglio né rimandano a un intreccio scontato, anzi è tutta una sorpresa: l’ingresso di ogni personaggio è anticipato dal costume che indossa e gli conferisce una caratterizzazione psicologica. I costumi sono una geniale reinterpretazione di quelli del settecento: marsine, vaporose trine increspate, culottes al ginocchio per gli uomini; bustiers strettissimi e paniers che gonfiano i lati delle gonne delle donne. Il Marchese di Forlipopoli è inghiottito da un completo che ha tutte le nuances del grigio senza altro colore, è ingobbito e fiacco e si dimena goffamente: elementi che dicono molto della decadenza dal suo status di nobile. Il conte di Albafiorita, che della nobiltà ha acquistato il titolo ma non l’aplomb, è annunciato in scena dal suo abbigliamento eccentrico: mantellone arancio e completo viola di stoffa lucida, un fare eccentrico e sguaiato accompagnato da gridolini, danze, capelli con cresta, truccato come nell’epoca goldoniana ma con una mano di troppo. Tutto rigorosamente in pelle nera il look del Cavaliere di Ripafratta e tutto di una taglia in più come a definirlo uomo piccolo, privo di sentimenti, ostile e tetro, ma spocchioso e sicuro di sé. Tutti gli attori sono eccelsi. Nell’abito sexy alla Gaultier c’è la bella ma non convincente Mirandolina (Nancy Brilli).

Raffaella D’Adderio

 

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