La strofella e la storia del nome del presepe

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di Cesare Angeletti

 

presepe

 

Intorno al Santo Natale se ne sono sempre dette e scritte di cotte e di crude ma penso che nessuno oggi ricordi la strofella che i nostri vecchi raccontavano in questo periodo, magari intorno al camino acceso…

 

Dunque… il Padreterno decide, visto comme se facìa le cose jò la tera, di fare anche in paradiso le elezioni fra i Santi, anche se era già a conoscenza di come sarebbero andate a finire. Chiamò a Sant’Agostino, il più intelligente di tutti, dicendogli di organizzare la faccenna. Detto fatto, si andò a votare e tutto avvenne, già che si sta in paradiso, senza alcun intoppo. Però, al momento dello spoglio delle schede, accadde un caso strano… un santo avìa votato, immece che pe’ lu partitu de lu Patreternu… pe’ li cumunisti! Successe un parapiglia: chiacchiere, supposizioni, insomma tutti quanti andavano spettegolando sulla vicenda. Il Padreterno volle fare ogni cosa alla luce del sole per cui, chiamati tutti i santi, disse: “Io saccio comme adè ghjte le cose, ma vòjo chiarì’la faccenna cuscì che non ce sia più chjacchjere! ‘Sti jorni ecco lu paradisu pare de sta’ a la fonde, quanno se ‘ngondra le contadine co’ le lavannare de città e ‘pprufitta pe’ fa’ le mardicenze su tutti li cristià’ de lu paese e de la cambagna!” Poi, considerato che in paradiso c’è libertà di parola e di pensiero, il Padreterno disse che ognuno doveva avere la responsabilità delle proprie azioni per cui: “Vòjo che chj ha votato condro lo dica qui, davanti a tutti!” Si alzò San Giuseppe dicendo: “So’ statu io!” Tutti rimasero di sasso. Il Padreterno, pur conoscendo già la risposta, domandò: “Perché?” Rispose San Giuseppe: “Qui nessuno fa nulla perché siamo in paradiso ma l’unico che va sempre correndo qua e là sono io: Sa’ Gnusè curri che s’è rotta la seja… Sa’ Gnusè vidi ‘n po’ che non se chiude più la fenestra… Sa’ Gnusè, ce sarrìa da dà’ ‘na mà’ de virnice a lu tronu de lu Patreternu che s’adè sculuritu… embè io me so’ stufatu e comme m’è capitata l’occasciò’, visto che so’ ‘n’operaju, agghjo votato cumunista!” Il Padreterno: “San Giuseppe, ti comprendo e posso anche giustificare il tuo comportamento ma, mi dispiace tanto, a ‘stu puntu ‘gna che lassi lu paradisu”. San Giuseppe si gira, guarda la Madonna e le dice: “Marì, pija’n bo’ a fijutu e ghjamoce via… che po’ vojo vedé’, quissi, comme fa ‘st’annu a fa’ lu presepiu!”

 

Il racconto di questa “barzelletta” ci ha introdotto a una usanza natalizia per cui, a proposito di presepe, vi siete mai chiesto, dopo tanti e tanti anni che lo allestite, perché mai si chiama in questo modo? Presepe…

 

Nelle campagne intorno Betlemme c’erano delle siepi lunghe 5 metri e alte 3 e, dietro queste, sottovento, si trovavano le mangiatoie dove i contadini mettevano il fieno. Anche oggi sui nostri parchi nazionali si trovano queste greppie. Come è scritto sui Vangeli, San Giuseppe e la Madonna, giunti a Betlemme, non avendo trovato alcun posto per passare la notte in paese, videro che l’unico luogo un po’ riparato era offerto proprio da una greppia protetta da ‘na fratta do’ s’era ghjà ‘quattati un vò e ‘n’asinellu e lì posero Gesù Bambino, appena nato. Ecco allora che presepe significa proprio questo: davanti alla siepe. Mi direte: “Ma… la cappanna e la grotta da do’ è scappate?” Vedete… San Francesco, verso l’inizio del 1200 a Greccio, che si trova sopra una montagna, fece il presepe vivente dentro una grotta perché era molto freddo. A lui non importavano tanto i particolari quanto di far sentire alle persone il calore che veniva dalla nascita del Bambinello, che portava a tutti quelli che lo desideravano pace e amore, per poter vivere in serena tranquillità. Poi, i pittori, nei tempi successivi, hanno riproposto sulle tele la natività pensando fosse cosa brutta mettere lu Vambinellu menzu nudu sopre ‘na greppia e allora, tando no’ je costava cosa e la pittura je sarìa vinuta pure mejo, ci ha pitturato sopra la cappanna o la grotta… e così noi, venuti ancor più tardi, realizziamo il presepe con una di queste due cose. Invece, volendo essere nel giusto, in mezzo alla ricostruzione della campagna di Betlemme ci dovrebbe essere una mangiatoia, con il fieno, al riparo di una siepe, in modo da poter dire: “Ecco, anche quest’anno ha fatto il presepe!” ossia, letteralmente, ho ricostruito la nascita di Gesù davanti alla siepe. Ora, non è importante come si dice ma, per noi cristiani, è importante capire che fare il presepe in casa non deve essere una moda ma deve significare che in quella famiglia si sa che la venuta del Bambinello è un invito a comportarsi meglio, per dare la possibilità alla gente di buona volontà a vivere meglio, con serenità, sennò lu presepiu rmane solo ‘n po’ de pupazzitti, missi ello a fa’ le velle statuine.

 

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