I Braccialarghe, artisti e paladini di libertà

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di Lucio Del Gobbo

  i braccialarghe

Può una mostra documentare una storia trascorsa ed essere, oltre che interessante, iconograficamente, anche gradevole e valida nella rappresentazione di un presente? È la scommessa che Severino Braccialarghe si è dato nel comporre l’esposizione “I Braccialarghe, artisti e paladini di libertà!”a Villa Colloredo di Recanati, dal 15 marzo al 7 aprile. Peccato che il periodo così breve non ci abbia consentito di far uscire la notizia in tempo utile per una visita. Ma un rimedio ci sarebbe: riproporre la mostra a Macerata con qualche aggiunta particolarmente interessante per la città e la sua storia. Perché no?! Ma procediamo con ordine! La mostra a Villa Colloredo, realizzata in collaborazione con l’Associazione Spazio Cultura, la Società Operaia M e F di Mutuo Soccorso, la Biblioteca Comunale Benedettucci di Recanati, la Biblioteca Statale e la Biblioteca Comunale Mozzi Borgetti di Macerata, la Biblioteca Egidiana di Tolentino e la Biblioteca Comunale di Corridonia, è concentrata su quattro personaggi che sono stati protagonisti in epoche diverse (dal 1829 al 1943) e che con le loro diverse attività hanno concorso a una riflessione sul tema dell’emigrazione tra arte e politica: l’orafo Giacomo Braccialarghe (1829-1922) che fu valente incisore, orafo e bulinatore recanatese, autore di medaglie e rilievi su rame e in oro; Comunardo  braccialarghe 2Braccialarghe, (1875-1951), polemista, anarchico, scrittore e giornalista, autore tra l’altro di novelle, romanzi, poesie, commedie, drammi e saggi, oltre che poliglotta (in possesso di tre lingue straniere) e traduttore di numerose opere; Giorgio Braccialarghe (1911–1993) figlio di Comunardo, noto esponente del movimento anarchico sindacale italiano di inizio Novecento, perseguitato e confinato politico, divenuto nel Dopoguerra ambasciatore in Brasile e console in Argentina, fino al suo pensionamento da tali ruoli; infine Severino Braccialarghe (Macerata 1943) artista, valido scultore, autore di opere anche monumentali in Sud Africa, dove ha vissuto per lunghi periodi, e ora operante in un piccolo borgo tra le colline Maceratesi e il Parco dei Sibillini dove intende risiedere in permanenza e promuovere l’espressione artistica e l’arte monumentale, in particolare. L’esposizione recanatese, allestita nelle sale del  “Museo dell’Emigrazione Marchigiana”, ha inoltre offerto testimonianze che raccontano, attraverso storie umane, la vicenda emigratoria degli oltre 700.000 marchigiani che, in passato, hanno lasciato la Regione per cercare migliori condizioni di vita oltreoceano o nel Nord Europa. L’iniziativa, che ha unito l’impegno appassionato di Severino a quello di altri componenti della famiglia, è documentata da un lavoro editoriale non indifferente, essendo accompagnata da 4 pubblicazioni che raccolgono testi, biografie e un ricco apparato iconografico. L’apparente eterogeneità delle storie si ricompone in una caratteristica familiare che nell’immagine che presentiamo risulta esemplarmente sintetizzata: un insaziabile afflato di libertà.

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