IL PAGUS

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Tratto da Macerata tra storia e storie

di Fernando Pallocchini

Palazzo degli Studi
Palazzo degli Studi

Prima che sorgesse Macerata, sull’alto colle, cosa c’era?

 

Il “pagus” più importante, quello che unito al “Podium” San Giuliano ha dato origine alla città di Macerata, sorgeva dove successivamente c’è stato il vecchio convento di San Francesco e dove oggi si erge il Palazzo degli Studi. Qui infatti, in base a quanto scrive il Lancellotti: “Dove di presente è Macerata credesi, e per quanto dimostrano alcuni vecchi siti della città, qui fu l’antica specula o vogliasi chiamare fortezza o Castrum dell’antica Ricina”.Ecco, quindi, che compare l’antico “Castrum” che sovrastava Ricina. A provarne l’esistenza ci sono tutte le iscrizioni su lastre di marmo presenti sia nel vecchio convento francescano che in tutti i palazzi dell’area circostante. Una lapide era in prossimità del portale di accesso della Prefettura, un gran capitello di marmo si conservò per lungo tempo sotto l’altare maggiore della chiesa di Santa Maria della Porta, un basamento marmoreo nella chiesa di San Giovanni, altra lapide nelle cantine del palazzo Compagnoni-Marefoschi e nel giardino della famiglia Piissimi, una iscrizione era dietro le case dei signori Lucidi alla Ripa, in via Armaroli, e ancora “uscirono vari rottami di marmo” dal monastero di Santa Chiara: tutte testimonianze raccolte dall’anconetano Ciriaco de’ Pizzicolli risalenti al 1427. Si potrebbe

Palazzo degli Studi, particolare
Palazzo degli Studi, particolare

obiettare che questi materiali rinvenuti potrebbero essere “erratici”, cioè trasportati da altri luoghi lontani (leggi Ricina) ma, prima del Pizzicolli, quindi prima del 1400, i reperti archeologici non erano tenuti in gran conto e venivano usati solamente come materiale da costruzione. Difficile credere che questi materiali, dal peso rilevante, venissero dalle rovine di Ricina, date le difficoltà di trasporto non esistendo le strade attuali, né la lunga di Villapotenza tanto meno la statale 77, e che la “Strada del Mulino” non si trovava nello stato attuale di tracciato e di manutenzione. Ma la prova decisiva e più determinante è il rinvenimento di una statuetta acefala di Cerere che Amedeo Ricci, ispettore onorario dei monumenti di Macerata, trovò nel 1931 a 12 metri di profondità, durante le operazioni di scavo effettuate nell’area dove sorgeva il vecchio convento francescano, risalente al 1200, per la costruzione del Palazzo degli Studi. Il convento era stato costruito sopra la statua, quindi quasi con assoluta certezza sopra i resti di un tempio romano. Dove c’era un tempio doveva esistere un “pagus” ricco di marmi, nel tempo saccheggiati e usati per costruire. Alla fine del XII secolo il “castrum”, conservando ancora un carattere feudale, era difeso da una fortificazione realizzata con terrapieni e palizzate, a differenza del “podium” che presentava solamente qualche fortificazione ma non realizzata in modo organico. A completamento di una visione più generale c’è da dire che in questo periodo esisteva un terzo “polo” nella parte di sud ovest abbastanza esterna alla centralità del “castrum – podium”, questo centro era costituito da quello che sarà denominato “Castru Sanctae Marie Magdalene”, probabilmente uno dei luoghi fortificati che erano intorno alla nuova realtà comunale. Verso la fine del XIII secolo Macerata ha in sé le caratteristiche di quello che diverrà il centro storico, infatti il “castrum” si è aperto verso il “podium” che, intanto, si è dotato di fortificazioni a valle. In pratica i due “poli” si stanno avvicinando, con il centro amministrativo che va incontro a quello religioso. Intanto la popolazione cresce, anche perché le persone sono costrette dai diplomi imperiali a venire dai castelli vicini a Macerata, insediandosi nello spazio di congiunzione dei due “poli”, costituito dalla strada che dalla pieve sale alla sommità del colle. Questa “invasione” di popolo interessa naturalmente anche altre zone prossime al centro, come quella intorno alla chiesa di San Salvatore dove si vanno a insediare gli esuli di Monte Urbano (oggi Montecassiano).

continua

 

foto di Cinzia Zanconi

 

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