VIA LORI

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Tratto da Macerata tra storia e storie

di Fernando Pallocchini

 

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In genere tutto si può pensare fuorché da un padre musicista nasca un figlio tanto pragmatico da divenire uno dei più grandi studiosi in campo elettrico. Così è accaduto a Luigi Lori, musicista maceratese (1838-1920), allievo del celebre Briccialdi, virtuoso del flauto tanto da essere chiamato a suonare in orchestre che si esibivano nei principali teatri. Suo figlio, Ferdinando, nacque a Macerata nel 1869 e, a soli 22 anni, si laureò ingegnere civile con passione per l’elettrotecnica e spiccata attitudine all’insegnamento.Ebbe la cattedra di elettrotecnica all’Università di Padova dove divenne Rettore. Le cariche prestigiose si susseguirono: presidente della Società Italiana per il progresso delle scienze; membro del Consiglio superiore delle acque; per 10 anni fece parte del Consiglio Superiore dell’Istruzione; tenne la cattedra di elettrotecnica al Politecnico di Milano. Al momento del pensionamento tornò a Macerata dove ricoprì la carica di Commissario Prefettizio al Comune e fu primo presidente della ricostituita Accademia dei Catenati. Ferdinando Lori fu uno scienziato e un tecnico di prim’ordine. Progettò forni elettrici per uso industriale divenendo direttore tecnico della Società industriale dei forni elettrici, costruì in Carinzia l’impianto idroelettrico di Paternion e diresse la costruzione di

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una fabbrica di carboni artificiali a Narni. In campo ferroviario, quando in Italia si cominciava solamente a pensare all’utilizzo della trazione elettrica, lui aveva già pronto uno studio esauriente in materia. Studiò la teoria delle correnti alternate affermando per primo principi fondamentali ed enunciò la teoria del motore asincrono; introdusse, nella pratica e nell’insegnamento, l’uso sistematico della rappresentazione con numeri complessi. Indagò sperimentalmente le proprietà magnetiche del ferro e realizzò apparecchiature complesse idonee a misurazioni in questo campo; si interessò di telegrafia armonica multipla anticipando di quasi venti anni il concetto di filtro elettrico. Oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, gran parte dei suoi lavori è superata ed alcune sue invenzioni fanno parte dei musei, ma il Lori è stato parte di quella continuità di cui c’è bisogno per progredire. Morì in città il 18 settembre 1947. Fu una persona di altissimo livello che non considerava l’insegnamento come una semplice professione ma come un sacerdozio e che dimostrò grande abilità nel saper sfruttare al meglio quanto, in quel tempo, offrivano tecnica e scienza. Il ricordo di Ferdinando Lori, professore, da parte di un suo allievo, Rinaldo Sartori, è a dir poco entusiastico. Ce lo descrive come una persona dal carattere retto ed intransigente, stemperato da una connaturata bontà di animo che lo rendeva franco e leale. Era un parlatore ricco di fascino, dal giudizio sempre sereno oltre che acuto e obbiettivo; la sua grande cultura, sia scientifica che letteraria, unita al suo spirito di osservazione, lo portava a essere critico in modo penetrante. Tutte queste caratteristiche venivano riversate nelle sue lezioni che divenivano chiare esposizioni (anche nei passaggi più complessi) dalle precise terminologie e rese di estremo interesse da acute valutazioni critiche. Il Lori sosteneva che la scuola è madre e figlia di tutte le libertà. Per capire il valore delle scoperte teoriche e delle applicazioni pratiche che lui e gli studiosi suoi contemporanei hanno portato a termine è bene sapere quali fossero i mezzi di cui disponevano all’epoca. Ecco, testualmente, l’inventario del materiale disponibile a Roma: “Il solo generatore di corrente elettrica era una batteria di poche decine di elementi Meidinger, per cui l’intensità di qualche ampere era un ospite raro e che faceva brevi apparizioni: per misurare tale intensità si aveva a disposizione un solo amperometro Siemens a tensione. Per custodire, modificare e costruire apparecchi si aveva a disposizione un solo meccanico…”. Non c’è che dire, eravamo proprio ai primordi della scienza e della tecnica.

 continua

 

Foto di Cinzia Zanconi

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