VIA DE AMICIS

Print Friendly, PDF & Email

Tratto da Macerata tra storia e storie

di Fernando Pallocchini

 

Via De Amicis, la scuola
Via De Amicis, la scuola

La zona intorno a via De Amicis alla fine dell’800 era del signor Pannelli, proprietario di una filanda cha andava a gonfie vele, tanto che costui bonificò dagli acquitrini l’area immediatamente a ridosso della odierna piazza Nazario Sauro, verso via Moie. Intanto stava crescendo il “borgo Cairoli” e le borghigiane premevano sul Comune affinché qui si realizzasse una scuola. Questo per evitare che i figli crescessero nella ignoranza e, giocando tutto il giorno per la strada, finissero sotto le ruote di qualche carrozza. Ai primi del ‘900 il Comune espropriò il terreno che comprendeva una collinetta. Questa fu spianata e al suo posto sorse una scuola moderna, realizzata con mattoni color arancio e ornata da una eterea coroncina di roselline liberty, divisa in sezione maschile e sezione femminile come si usava a quel tempo. Aveva il pavimento in legno, il riscaldamento con termosifoni, il ricambio autonomo dell’aria ottenuto con un ingegnoso sistema di grate e camini, priva di persiane affinché le aule fossero luminose. Tutt’altro edificio rispetto alle aule improvvisate fino a quel momento in stalle, ex carceri e tuguri riadattati. Una nota di colore erano le donne di borgata, intente ogni giorno a sferruzzare lì intorno per non perdere di vista gli operai e controllare così, lavorando a maglia, che tutto procedesse bene: tenevano troppo alla istruzione dei loro figli! Fu la prima scuola comunale costruita fuori dalla cinta muraria, il primo nome fu “Casa dell’Alfabeto” poi mutato in “Edmondo De Amicis”, scrittore amato dalla gente, dagli insegnanti e dai bambini per via del “Libro Cuore”.

Via De Amicis
Via De Amicis

L’inaugurazione avvenne nell’anno scolastico 1911/12; al teatro Sanzio si tenne un concerto vocale e strumentale con le musiche dell’avvocato Carlo Giuliozzi e un coro di 120 alunni delle scuole diretto dal maestro Ranalli. Per l’evento tutte le mamme del borgo donarono alla scuola una bandiera ricamata e cucita a mano, come pure fece Domenico Spadoni, Assessore alla Cultura. La chiesa vicina (Sacro Cuore) è priva di campanile: si ebbe l’accortezza di non costruirlo affinché non desse fastidio agli scolari. Durante la guerra del 1915/18 si prestò come Ospedale della Croce Rossa ad accogliere i militari feriti, ospitò gli alluvionati del Polesine e fu sempre aperta a chi aveva bisogno di un tetto e di un soccorso immediato. Molti insegnanti negli anni sono si sono susseguiti lasciando tracce indelebili nel cuore degli alunni. Ricordiamo il maestro Meriggiola, personaggio terribile nell’applicare la disciplina mentre a riequilibrare la situazione ci pensava, con la sua dolcezza, l’insegnante Gili. Poi c’è stato il maestro Ginobili, persona stimata e conosciuta, poeta dialettale, musicista e grandissimo ricercatore alla cui opera si debbono decine e decine di libri sulle tradizioni maceratesi. Egli incantava i suoi scolari con le sue poesie, riuscì persino a farli recitare con successo al Politeama Piccinini, poi cinema Cairoli, ed è rimasto famoso lo spettacolo del 1926, anche per la bravura dell’alunno Elio Bacaloni detto “Lelè de le Fosse”. Fa piacere ricordare anche i bidelli degli anni ’50, Iole e Albino. Nel corpo insegnanti della scuola materna De Amicis ha figurato fino a pochi anni fa la poetessa dialettale Mariella Marsiglia che non si è lasciata sfuggire nemmeno una delle situazioni e delle battute spontanee e simpatiche che “scappano” ai bimbi. Un giorno, spiegati i cinque sensi fece ricapitolare la lezioncina a un bimbetto che dopo averne correttamente elencati quattro…: “L’ultimo senso è l’u… dito che sta sulla mano!” In aula c’era un acquario con due pesci rossi che, un bel dì sembravano più rossi di sempre: era sangue! Due allievi, apprendisti barbieri, avevano fatto… i capelli ai poveri pesci rasando loro le pinne. Giocavano tutti in fila a fare il trenino! C’era un fanciullino appena arrivato, timido, che non partecipava e piangeva disperato. Alla maestra che dolcemente lo invitava, cercando di coinvolgerlo nel gioco, rispose tra i singhiozzi: “No. Io vado a piedi!”

continua

 

Foto di Cinzia Zanconi

 

A 16 persone piace questo articolo.

Commenti

commenti