La Vernaccia di Serrapetrona

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Si dice che il vino buono si trova nella botte piccola. Una affermazione che può essere paragonata alla Vernaccia di Serrapetrona, per la sua superficie limitata nella quale viene prodotta, indicata dal Disciplinare di produzione, poiché si tratta di un vino di denominazione di origine controllata (Doc). Tale area di produzione rimane circoscritta , si può dire, lungo un crinale di terreno del comune di Serrapetrona che percorre topograficamente curve di livello fino a sconfinare nel territorio di San Severino. Zona ristretta ma con una grande vocazione pedoclimatica, da racchiudere in sé un vino veramente unico e difficilmente imitabile. Il suo aroma, il suo profumo e il colore rosso rubino costituiscono il suo particolare Dna. In quella zona si comincia a vendemmiare in settembre e dalle sue uve si ottiene un primo vino base, dopo una fermentazione tumultuosa. Da una ulteriore raccolta durante i mesi di settembre-ottobre, le uve vengono appese in graticci , in appassimento, in ambienti ben chiusi, asciutti, dove viene bruciato, in appositi bracieri, dello zolfo che sprigiona un gas (l’anidride solforosa) che, invadendo tutto l’ambiente, compresa l’uva lasciata ad appassire, produce una disinfezione totale e talmente capillare da eliminare qualsiasi patogeno, insetti  o funghi. Il locale deve  rimanere chiuso ermeticamente fino al mese di dicembre, dopo di che l’uva appassita e raccolta viene selezionata dalle impurità, ammostata e addizionata al primo vino ottenuto.

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Inizia, allora, spontaneamente, una lenta fermentazione che arricchisce la massa vinosa di elementi eccezionali, compresa una quantità di anidride carbonica sottile che donerà al prodotto, al momento dell’assaggio, un meraviglioso gusto. Questa tecnica non è una nuova scoperta:  un tempo,  infatti,  si diceva  “governo  alla toscana “perché proprio in Toscana è una pratica molto diffusa. Più tardi questo vino è sottoposto a spumantizzazione in grandi tini, una procedura che i francesi chiamano metodo charmat: si tratta di arricchire il vino con ulteriore  saccarosio, al fine di ottenere la spuma. Così lavorato, bisogna riconoscere che è veramente, in questo caso, un delizioso spumante, sempre che… si rispetti l’originalità di tale lavorazione, le peculiarità del territorio di provenienza e di produzione. Sono stati infatti molto frequenti i tentativi, purtroppo anche ben riusciti, di alcuni spumanti eri che hanno imitato tale prodotto e perfino provato a impiantare vigne con marze  innestate con tralci di uva vernaccia. Questi truffatori  hanno avvilito e impoverito l’autentica qualità  con sleale concorrenza, danneggiando gli onesti cultori del vero vino Vernaccia di Serrapetrona. Alcuni ristoratori vicini al lago di Caccamo, approvvigionandosi da tali sedicenti spumanti eri, immergevano le   bottiglie in acqua per togliere facilmente le etichette, compreso il capsulone, rendendole ignote. Ignote per distribuirle al consumo come rara  (sic!) Vernaccia di Serrapetrona, prodotta da piccoli coltivatori. Un’autentica vigliaccheria. La difesa e, nello stesso tempo, il vanto di questo vino rimane e sarà sempre la sua nascita, la sua terra di vocazione che nessuno potrà mai imitare. È appena il caso di riferirsi a una analogia: i cedri prodotti in Calabria a Scalea. Gli ebrei, per una loro ricorrenza annuale, ne fanno letteralmente incetta . Il perché è semplice: i migliori cedri non esistono fuori da questa terra incomparabile, e gli ebrei lo sanno perfettamente. Agli amici lettori de La rucola voglio ricordare quindi di diffidare delle offerte della Vernaccia di Serrapetrona in contenitori ignoti, compresi quelli con etichetta con denominazione di sola Vernaccia, perché proveniente da zone fuori da quella di produzione. È da sapere che una direttiva comunitaria, da tempo in uso, ha stabilito che su ogni bottiglia, nella chiusura di garanzia, figuri un numero che identifica e rende responsabile la persona fisica che ha versato il prodotto in quel contenitore. In guardia: respingere tutto, se non figura questo numero: si tratta di una frode.

 01 ottobre 2016

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