Notizie vere, curiose e divertenti: il consiglio dell’avvocato

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Un vecchio motto riguardante un personaggio fa venire in mente un fatto accaduto in un paesino del maceratese…

L’avvocatu Pignatta, o la végne o la ‘ppatta!

(L’avvocato Pignatta o la vince o la pareggia)

I macellai, a quel tempo, usavano esporre la loro carne appesa a ganci infissi sul muro esterno: l’igiene andava a farsi benedire ma la merce attirava i pochi clienti di allora. Un giorno un cane, spiccato un gran salto, riuscì ad addentare e portarsi via un bel tocco di carne. Chécco, il macellaio, uscì di corsa per bloccare la bestia ma dovette desistere dall’inseguimento e tornò infuriato in negozio dicendo: “Lu cà l’agghjo rcunusciutu: adè dell’avvocatu e non duvitate che jarrò da issu a famme pagà’ lu dannu!” (Il cane l’ho riconosciuto: è dell’avvocato e non dubitate che andrò da lui a farmi pagare il danno!). La sera stessa, tolta la parnanza (il grembiule) e chiusa la bottega andò dall’avvocato. Costui era un personaggio burbero e astuto, incuteva timore a tutti. Lo ricevette meravigliato chiedendo cosa gli potesse servire. Chécco fece: “Adè per un parere sòr avvocatu. Diciàteme um bo’, sicunno la legge, se un cà’ fa un dannu grossu a ‘na persona, questa persona ch’à da fa?” (Ditemi un po’, secondo la legge. se un cane fa un danno grosso a una persona, questa persona che deve fare?). “Va da lu patró de lu cà e se fa rpagà lu dannu!” (Va dal padrone del cane e si fa ripagare il danno!) rispose l’avvocato. Insistette Chécco: “Ma lu patrò de lu cà adè porbio tinutu a pagà, sicunno la legge?” (Ma il padrone del cane è proprio tenuto a pagare, secondo la legge?). “Certo!” confermò l’avvocato. “Allori – fece Chéccome despiace sòr avvocatu ma lu cà vostru m’ha rubbato, um bar d’ore fa, un pézzu de carne véllu grossu, llà la vuttica!” (Allora mi dispiace signo avvocato ma il vostro cane mi ha rubato, un paio di ore fam un pezzo di carne bello grosso, là in bottega!). “Ma tu sì sicuru che era lu cà mia?” (Ma tu sei sicuro che era il mio cane?) s’informò l’avvocato. “Ardroché! Sicuru scì. E ppo’ c’è li tistimogni, l’ha rcunusciutu tutti” (Altroché! Sicuro sì! E poi ci sono i testimoni, l’hanno riconosciuto tutti). “Va vè, se le cose sta cuscì, dimme quanto adè che te devo e no’ ne parlimo più” (Va bene, se le cose stanno così dimmi quanto è che ti devo e non ne parliamo più). Chécco, onestamente e tutto rincuorato, fece: “De carne ne sarrà stata ‘na menza chilata e ddonga dicimo che lu dannu è statu de tre lire” (Di carne ne sarà stata un mezzo chilo e dunque diciamo che il danno è stato di tre lire). “Ècchete le tre lire” fece l’avvocato, e mentre il macellaio intascando il denaro ringraziava e si avviava per uscire, disse: “Chécco…” – “Che cc’è sòr avvocatu?” A questo punto il professionista con aria austera e minacciosa, fece: “C’è che li pareri dell’avvocati se paga e tu, Chécco, eri vinutu da me per un parere e io te l’agghjo datu, no?” – “Quesso è viro – ammise Chécco – e quando ve devo?” – “Cingue lire!” rispose secco l’avvocato. Chécco, mogio mogio, sborsò la somma richiesta. Tornò a casa bestemmiando e raccontò la disavventura alla moglie, che rispose: “Cojó, no’ lo sapìi che l’avvocati de ‘gni stajó mète e de ‘gni tembu vellégna?

6 gennaio 2018

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