L’incontro di Papa Pio IX con madre Maria Caterina Troiani

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Non conosco il cerimoniale delle udienze del Papa, e neanche cosa si possa chiedere e ottenere, ma se è solo una pura formalità religiosa, non rientra tra le cose da me preferite.

 

La prima udienza: una burla

La prima udienza concessa da Papa Pio IX a madre Maria Caterina Troiani, fondatrice dell’Istituto delle Terziarie Francescane del Cairo, avvenne giovedì 21 del maggio 1868. Quel resoconto, pubblicato sul volume “Maria Caterina Troiani” di M. Teresa Todaro, mi ha lasciato stupito. Estrapolato dal contesto religioso, l’incontro della nostra battagliera e attiva suora con il Papa Pio IX è uno sketch teatrale che assume i colori e le sembianze di una burla oppure l’amaro sapore di una farsa.

 

Immagine di uno stato in decadenza

Se anche il lettore riesce a stralciare l’evento dall’aspetto puramente religioso, può notare che è l’immagine di uno Stato assoluto in decadenza. Ciò mi ha incuriosito e spinto ad approfondire la figura di Pio IX come statista a capo dello Stato Pontificio che vide dissolversi il potere temporale dei Papi. Non come capo della Chiesa Universale.

 

La generosità dei turchi

Madre Caterina si recò all’udienza, insieme con tre sorelle e sette postulanti, per avere appoggio, ma soprattutto supporto. A iniziare dal 1862 il Viceré Said concesse 17 quintali di grano l’anno per il sostentamento delle nostre suore. Il sultano Abdul Aziz, il 21 aprile 1863, concesse una somma di cinquanta borse per le spese dell’Istituto. Il Khedivè Ismail contribuì alla ricostruzione della vecchia casa Keldani (oggi quartiere di Clot Bey) aggiungendo dal suo personale patrimonio 7,60 quintali di grano.

 

La generosità di Pio IX: una benedizione!

Pio IX aveva già deluso chi aspirava a un’Italia una, libera e indipendente; appare come uno statista dalle vedute assai ristrette. Definisce i garibaldini “oggi giorno più pericolosi dei Turchi”. Si dimostrò per nulla diplomatico con delle missionarie in territorio governato da un Khedivè, ma formalmente dipendente dal sultano di Costantinopoli. Nel museo di Topkapi a Istanbul, dove sono esposti “a rotazione” i gioielli dell’Impero Ottomano, ho visto e fotografato anche delle onorificenze della Santa Sede, concesse da un Papa al Sultano. Non ricordo se si trattava della onorificenza di San Silvestro o altro riconoscimento. Per nulla magnanimo con le suore non concedendo che… una benedizione!

 

La Beata e il Papa: due problemi diversi sulle spalle

Neanche preoccupato né interessato alla situazione logistico-amministrativa delle missioni francescane femminili in Egitto, anzi un po’ geloso per la benevolenza accordata dal Khedivè Ismail. Madre Caterina, avendo sulle spalle la responsabilità del mantenimento delle suore e delle ragazze delle sue scuole, aveva bisogno di ben altro. In primo piano risalta la figura della nostra eroina (oggi Beata) disposta a tutto pur di mantenere e migliorare la sua missione, facendo sicuramente presente le grandi necessità della sua comunità. Sullo sfondo il personaggio decadente di un formale statista intento a salvare lo Stato Pontificio dalle rivoluzioni, dai garibaldini e dai repubblicani. Più preoccupato dei suoi problemi contingenti che di quelli della Chiesa Universale, e tanto meno delle missioni africane (ancora) nel cuore dell’Impero Ottomano.

Eno Santecchia

14 luglio 2018

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