L’opinione: repressione e prevenzione per arginare l’uso di droghe

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Il feroce assassinio della giovane Pamela è il risultato di uno stato di disagio e di degrado sociale, che ha avuto nella droga il suo terreno di coltura, mostrando (anche a chi non voleva vedere) la gravità di una situazione oggi fuori controllo, che ha collocato Macerata tra le città italiane a più alto spaccio e consumo di droga.

 

Problema sottovalutato

Il problema, valutato con leggerezza è sfuggito di mano, si è sviluppato ed è infine esploso con i clamorosi e cruenti fatti che hanno posto la nostra città alla ribalta della cronaca nera nazionale e internazionale, come un luogo in mano a trafficanti e spacciatori di droghe. Il fenomeno, grazie alla sottovalutazione, si è rapidamente diffuso sia per la forte offerta a costi contenuti, sia per l’alto numero degli assuntori che degli spacciatori, i cosiddetti migranti istruiti dai veri trafficanti. Tutto questo ha trovato fertile terreno nella società maceratese (e del circondario), rammollita, disorientata, senza più valori e ideali.

 

Giovani incoscienti

Questo insieme di problemi, è contrastato solamente dalle Forze dell’Ordine (pure scarse prima delle drammatiche giornate), che agiscono a rischio della propria incolumità. Il turpe mercato è favorito dalla incoscienza di coloro, giovani e meno giovani, che usano le droghe cosiddette leggere nella errata convinzione di poterne uscire a proprio piacimento. Così non è: le droghe leggere intaccano il sistema nervoso e sono l’anticamera di quelle pesanti, ancora più distruttive per l’individuo.

 

La responsabilità

A chi va attribuita la responsabilità di questa drammatica situazione? In primis c’è la famiglia, fragile e disunita, non più in grado di trasmettere una educazione basata sul rispetto di se stessi e degli altri, sul rispetto della famiglia, delle leggi e delle regole che sono state per secoli il collante della società. Oggi i genitori anziché tentare di risolvere i problemi dialogando con i figli preferiscono, per esempio, regalare loro il motorino e dare la paghetta settimanale, convinti in questo modo di fare l’interesse dei ragazzi ma eludendo, invece, le proprie responsabilità. Poi c’è la scuola che per quanto riguarda il problema del consumo di droghe  ha fatto ben poco di concreto, senza analizzare a fondo il fenomeno con gli studenti, anche per la mancanza di insegnanti preparati ed esperti nel settore.

 

Dallo Stato occorrono nuove leggi

Certamente quanto sta accadendo non è di facile soluzione, anche per il profondo radicamento. Qualcosa si deve comunque fare per non peggiorare ulteriormente. Credo sia necessario l’intervento del legislatore: è lo Stato che deve essere presente, promulgando leggi adeguate al pericolo di sfaldamento della società, causato dall’aumentato uso delle droghe e dei fatti delittuosi a questo collegati. Quali leggi? Innanzitutto inasprimento delle pene detentive per i trafficanti fino all’ergastolo: chi spaccia droga va considerato alla stregua di un assassino. Rivedere anche le sanzioni per gli assuntori, con i quali non si può e non si deve essere indulgenti, poiché sono loro a essere responsabili della diffusione delle droghe, alla pari degli spacciatori: le droghe si spacciano perché ci sono i consumatori. Non basta la notifica del nome degli assuntori alla prefettura, anche se a seguito di questa procedura perdono alcuni diritti civili e subiscono il ritiro della patente, con quale risultato? Con il rischio di ritrovarli alla guida dell’auto senza patente, senza assicurazione e, magari, pure “fatti”. Sul rovescio della medaglia c’è anche scritto “prevenzione” e qui sono famiglia e scuola  che devono essere parte attiva e, soprattutto, preparata per affrontare sul nascere questa emergenza.

Umberto Migliorelli

6 settembre 2018

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