Un pensiero per l’imperatore Gallieno a 1800 anni dalla nascita

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I ritratti di Gallieno si rifanno allo stile classico-ellenistico di moda nel suo tempo (sul sito www.romanoimpero.com c’è tutto l’assortimento di busti eseguiti in età diverse di Gallieno) ma questo che pubblichiamo lo ritrae in età giovanile ed è di una particolare e straordinaria espressività.

 

Il volto di Gallieno

Sembra il volto di una persona che conosciamo, che abbiamo incontrato, per il suo aspetto così attuale. Ci dice che si trattava di un uomo colto, raffinato, che conosceva già il suo destino e si dedicava ai suoi doveri e ai suoi piaceri con sicurezza, e senza scomporsi nei momenti difficili, cosa che diede adito a molte chiacchiere e critiche nei suoi confronti, specie da parte del senato cui aveva tolto il comando sulle legioni.

La sua uccisione

Non sappiamo la data precisa, né il luogo, ma il 2018 sono ricorsi 1800 anni dalla sua nascita (nel 218), e 1750 dalla morte, fu infatti ucciso a tradimento cinquantenne, nel 268, dopo aver regnato per ben 15 anni, superando di molto la media delle ultime 4 decadi: quelli che lo avevano preceduto erano stati uccisi spesso dopo poche settimane dalla incoronazione.

La damnatio memoriae

Appena Gallieno fu ucciso fu messa in atto una damnatio memoriae con distruzione di tutto ciò che lo riguardava, e così toccò anche ai manufatti maceratesi (La rucola n° 236): Gallieno nel 260 beneficiò Recina fabbricando pubblici granari e sontuosi templi, i ricinesi nel 262 fecero battere in onore di Salonino suo figlio una medaglia in rame… (dizionario di erudizione storico ecclesiastica lettera “M”). Ci sono poi due iscrizioni dedicate dai cingolani al figlio di Gallieno, conservate nel Museo Archeolo gico Statale di Cingoli, palesemente abrase e fatte oggetto di riuso (vedi Bullettino dell’Instituto di Corrispondenza Archeologica del 1846 e altri testi più moderni), una iscrizione girata e riutilizzata come base di una lunetta scolpita con immagini sacre a Tolentino, presso la Cattedrale di San Catervo (vedi libro Antiqua Spolia). Poche, ma significative tracce che testimoniano, oltre al dovuto rispetto come imperatore, la presenza fisica di Gallieno e della sua famiglia nostre parti.

La storia

La storia: nel 256 risulta che Gallieno e suo padre, residenti in Illiria, si trasferirono a Colonia, per fronteggiare l’invasione da parte di alcune popolazioni germaniche. Colonia diviene capitale delle Gallie. Pochi anni dopo il generale rivoltoso Gallo Postumio (Marco Cassiano Latinio Postumo) proprio lì a Colonia uccide Salonino, figlio di Gallieno e si fa proclamare Imperatore della Gallia.

La “fantastoria”… ma non troppo

E ora passiamo alla“fantastoria”: se, come sostiene Simonetta Torresi, una Illiria era nei dintorni del nostro borgo di Apiro, e Colonia uno dei nomi attribuiti a San Severino Marche, ecco che Gallieno e suo padre fecero poca strada per spostarsi dall’Illiria a Colonia e poi a Roma. Prendendo una cartina geografica della zona di Macerata, e unendo i luoghi dei ritrovamenti (Villa Potenza, Tolentino, Cingoli) si può vedere come queste località siano prossime a San Severino-Colonia, la capitale del Regno delle Gallie, dove parrebbe logica la più completa cancellazione per danmatio memoriae di Gallieno e famiglia per mano del traditore Postumo.

La “nostra” Colonia è ancora tutta da scavare

La Storia può essere cancellata, riscritta o semplicemente fraintesa: non dimentichiamo che i Piceni prima e i Romani poi, avevano l’uso di chiamare i posti che conquistavano con i nomi dei loro luoghi di provenienza. Di città aventi lo status di “Colonia Agrippina” ce n’erano circa 150… Quella tedesca che oggi si chiama Colonia come nome proprio, è vicina ad Aquisgrana-Aachen, ma pure San Severino è vicino ad Aquisgrana-San Claudio. La Colonia tedesca però, da nostre ricerche nel web, sia per le evidenze archeologiche sia per i reperti custoditi nel museo Germanico della città, non sembra avere le caratteristiche e le prove decisive per essere definibile come una tipica capitale imperiale e per essere stata il teatro di questa parte di storia, per quanto riguarda San Severino Marche invece… è ancora tutta, letteralmente, da scavare.

Luoghi dei ritrovamenti nel maceratese

Simonetta Borgiani

2 febbraio 2019

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