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Ordine, nocciolo del nostro essere: finché c’è ordine c’è speranza

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Chi ha voglia di contemplare il caos? Nessuno, perché comporta fatica e inquietudine
sibillini

L’ordine è il nocciolo del nostro essere ed è ciò che, dunque, distingue la vita dalla non-vita… La vita dalla casualità del caos! L’ordine o l’idea del bello è innata e pre-esiste all’uomo stesso poiché si è formata con l’origine della materia vivente. Nessuno avrebbe voglia di contemplare il caos, perché comporta fatica e inquietudine, mentre l’ordine porta riposo, sicurezza e gioia! Ecco perché l’ordine, sinonimo di armonia, di bello, sia negli uomini come negli animali, viene cercato ovunque, in natura o nelle proprie opere, come un nutrimento assolutamente necessario. Ogni atto conoscitivo è dunque un atto squisitamente creativo e consiste nell’organizzare la materia del mondo secondo l’ordine esistente nella nostra stessa natura. Questa idea di ordine innata c’induce a percepire come benessere ogni cosa che gli somigli e c’induce a dargli l’attributo di bello. È una necessità vitale, non una peculiarità umana, cercare nell’universo coerenti manifestazioni di ordine, armonia, bellezza. Per estensione, anche l’incessante ricerca propria dei poeti di accostamenti, associazioni e metafore, il cui fine sembra essere la ricerca di una verità poetica mentre in realtà il movente è l’anelito a esprimere e diffondere l’ordine che ha in sé. Lo stesso anelito spinge ogni essere vivente a paragonare il proprio io e la propria specie per cancellare il timore del ritorno nel caos: la morte! Il poeta Giacomo Leopardi si esprime così nel suo Zibaldone a proposito di poesia: “sono state sempre derise quelle poesie che avevano bisogno di note per farsi intendere come lo sono anche i poemi di Lord Byron”. Leopardi persegue una nuova definizione della forma come sostanza e anima del poetico. Se la poesia è la sommità del discorso umano, la forma è la chiave e l’architettura è il mezzo e il merito di questa sommità. La prima alba che illuminò il mondo non fu mai cantata, sola e muta la prima alba incantò solo se stessa. Poiché gli uomini che la videro erano essi stessi uomini dell’alba! Leopardi nel suo Inno ai Patriarchi la descrive e immagina così: “…gli inarati colli / solo e muto ascendea / l’apricoraggio / di Febo e l’aurea luna”. L’ordine quindi ci regala la poesia e non si può far poesia se il sapere non si è prima convertito in esperienza del sentimento che nutre la fantasia. La poesia è anche frutto di filosofia. Sembra non sia esistito altro uomo che vedesse il rapporto tra forma-ispirazione con l’umana ampiezza e acutezza di Giacomo Leopardi.

Fulvia Foti

 

Le segrete del cuore

di Fulvia Foti

 

Se la vita fosse poesia, o

se la poesia si mutasse in vita…

quale armonia del creato

ci soccomberebbe nel…

 

tessuto del vissuto

laggiù nelle segrete

del cuore, nei tortuosi

meandri dell’anima!

 

Avvinti dalle forze

soprannaturali della

potenza di passioni

che dolcemente…

 

divengono preludi

a sinfonie d’amore!

Plagiati d’eternità.

 

Poiché non si è mai

troppo giovani o vecchi

per conoscere la felicità!

11 febbraio 2019

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