Nero Ciocci: un traduttore delle bellezze della natura

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Quanti meriti avrà Nero Ciocci pittore in Corridonia? Tanti; ne siamo convinti. Ma lui non lo sa, ed è bene che gli restino incogniti. È la condizione ideale per far sì che continui a dipingere con l’umiltà di sempre, seguendo i suoi innamoramenti, per i fiori, per le siepi selvatiche lungo le rive del Fiastra o del Chienti, per le marine che egli frequenta anche come pescatore. Continuerà così ad essere traduttore per noi delle bellezze che la natura, con altrettanta umiltà e pudore conserva per noi. Quest’anno la buganvillea sfiorisce prima bisogna subito ritrarla prima che i suoi splendidi colori diventino paglia ed erba morta! Così le piante di limoni, e i ciclamini selvatici. Ciocci apre ogni giorno la sua botteguccia, come può fare un cartolaio o un venditore di spezie, e prima o poi qualche amico arriva, allora quel piccolo spazio che egli chiama “galleria” diventa un cenacolo dove si parla di tutto, di Corridonia in particolare, ma anche d’arte e di pittura. Ma non dell’ultima corrente che tiene banco, o del grande artista di moda che furoreggia a Roma o a Venezia, ma del colore, che sia quello giusto o sbagliato e… del profumo, perché le erbe e i fiori che Ciocci dipinge hanno profumo, come ogni cosa genuina che si invera nella pittura, a tradurre la realtà in ogni suo aspetto. una tradizione che Ciocci ha ereditato da un suo maestro, oggi scomparso, Mario Rapanelli, che ha ben seminato nell’animo e nelle attitudini di tanti artisti corridoniani. La mostra che quest’anno Ciocci propone si chiama “Realismo esistenziale”, perché l’occhio indagatore del critico, in questo caso Daniele Taddei, non ha voluto solamente vederci chiaro, ma ha indagato una inquietudine che forse Nero Ciocci non sa, ma che i suoi colori traducono, suo malgrado, con sincero realismo. Perché Ciocci non sa mentire, e anche per lui le stagioni “comandano”, ognuna con i suoi umori e le sue varianti. Ma vogliamo chiudere questa breve segnalazione con le parole dello stesso Daniele Taddei, che ha saputo cogliere il succo dell’arte e della sensibilità di questo artista: “Straordinario è il dialogo tra Nero Ciocci e il fiore di turno o l’arbusto del fiume; egli riesce a stabilire una relazione unica, intima”. (…) “Quelle magnolie, quei ciclamini, quelle ginestre sono ebbre di colori, i cromatismi sono grevi come a testimoniare il suo attaccamento, la sua passione, la sua difesa verso quel fiore”. Ciocci, oggi ottantacinquenne, ha esposto in Rassegne e Premi in Regione e fuori raggiungendo il momento più esaltante al Premio Salvi a Sassoferrato con una importantissima segnalazione che lo ha fatto apprezzare anche in paesi lontani.

Lucio Del Gobbo

15 marzo 2019

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