Una vecchia canzone diceva: “Vieni, c’è una strada nel bosco…”

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Il richiamo a una canzone, molto in voga negli anni a cavallo delle due guerre (quella per intenderci che diceva: Vieni, c’è una strada nel bosco…), è certamente esagerato, perché più di una strada nel bosco si deve parlare di un viottolo in mezzo a molto verde, formato da una folta vegetazione di erbe di casa e di piante diverse, molte perenni e altre che rifiorivano puntualmente con la buona stagione, con un gradevole profumo. Verde casareccio o meno, due volte l’anno, sfalciato senza esagerare, era pur sempre un piacere trovarselo davanti, al termine del multicolorato tunnel che collega a Macerata piazzale Pascoli con l’entrata secondaria e l’affollato parcheggio del tribunale. Un verde che incorniciava nel fondo la splendida visione dei monti azzurri. Fra le varie piante di alto fusto ve ne erano addirittura due, nate molto vicine, che con il passare degli anni si erano talmente fuse con i tronchi che, solo guardando con attenzione, si poteva notare lo stretto abbraccio, come se fossero due amanti vegetali. Mi ricordavano la xilografia che Giuseppe Mainini, l’indimenticabile artista-poeta aveva realizzato nel ’35 per la sua partecipazione di nozze: due giovani piante in fiore, legate in un nodo indissolubile. Purtroppo nel giro di un paio di giorni un tornado meccanizzato si è abbattuto con forza sull’incantevole spazio di verde. Per ora, si è salvata la veduta dei Sibillini.

Siriano Evangelisti

23 marzo 2019

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