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Recanati, “L’Infinito su misura” secondo Maurizio Boldrini

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Nessuno prima era riuscito a indicare con tanta esattezza la partitura musicale del testo
Maurizio Boldrini - L'Infinito su misura

A Villa Colloredo Mels di Recanati, lo scorso sabato, dalle ore 17:00 alle 19:00, con la calma e la precisione di un chirurgo, Maurizio Boldrini ha dato le “misure” dell’Infinito di Giacomo Leopardi, su invito del Sistema Musei, Recanati Città dell’Infinito. L’attore direttore del Minimo Teatro non fa sconti a nessuno, nemmeno a Leopardi, dopo aver segnalato i punti deboli del testo, ne evidenzia, con dovizia di dettagli, i punti di forza. Distingue chiaramente il contestabile delle singole parole dal formidabile dinamismo quando esse sono combinate e prendono vita nel corpo del verso. Fa notare cose che non figurano nella vasta bibliografica critica leopardiana, eppure sono sotto gli occhi di tutti, a esempio l’uso della punteggiatura nell’Infinito, apparentemente contraddittorio, in quanto punteggiatura indicherebbe pausa, solo che il poeta la pone dentro l’atomo sillabico, spesso tra due vocali, spessissimo una delle vocali è la “e” congiunzione, tutti indizi opposti di continuità sonora. Invece che contraddizione è testimonianza della capacità musicale del Leopardi di tagliare e cucire al tempo stesso. Ciò obbliga l’interprete a trovare soluzioni all’atto della traduzione in voce e Boldrini le dimostra con una vasta e sorprendente esemplificazione vocale, al di là delle facili scappatoie proposte dai “metricisti”. E ancora, le questioni della continuità acustica dei versi, dell’accentazione ritmica, delle sequenze anagrammatiche, questioni tecniche affrontate e risolte dal relatore. Per farla breve, Boldrini rivolta L’Infinito come un calzino, nessuno prima era riuscito a indicare con tanta esattezza la partitura musicale del testo. “L’Infinito su misura” è stata una magistrale e spietata lezione, una sorta di “vendetta” di Leopardi per voce del suo compagno di giochi Maurizio, sono stati giustiziati tanti luoghi comuni praticati e ripetuti con disarmante faciloneria da “simula(t)tori”  professionisti, alcuni dei quali trasmessi in reperti audiovisivi per indicare ciò che va evitato all’atto interpretativo dell’Infinito.

15 aprile 2019

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