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Corridonia: Santa Maria del Monte o degli Zoccolanti

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Da “università” di Filosofia e Morale passa a lazzaretto… e all’odierno degrado
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A Firenze nel 1619, Fra Valentino Mantoani (o Mantovani) da Monte dell’Olmo (Corridonia), teologo e predicatore dei Minori Osservanti, dà alle stampe la sua copiosa opera di 308 pagine intitolata: Gemma Preziosa et Inestimabile Margharita. Lo scritto è concepito come un compendio agile e utile ai predicatori che potranno ispirarsi a esso per le omelie, tanto è che nel frontispizio si legge: “…contiene ventiquattro Ragionamenti scritturali sopra dodici materie curiose e predicabili”. Dopo l’elenco delle dodici materie, continua: “Opera nuova, ornata di vaghe teorie, e concetti morali. Utile a Predicatori, Curati & a tutti quelli, che di Spiritual cibo sogliono pascere l’Anime cristiane, è giovevole ad ogni persona desiderosa di darsi al dispregio del Mondo,& alla bontà, e perfezione della vita”. Parole che lette ora fanno un po’ sorridere, quando (mia opinione personale), la Chiesa sembra impegnata solo a farsi accettare dal mondo e non ad affermare i suoi principi irrinunciabili. Passiamo a ragionamenti più leggeri e immergiamoci nel libro.

 

La costruzione in soli due anni del monastero

Da buon minore osservante montolmese, padre Valentino narra della costruzione da parte del proprio ordine del monastero di Santa Maria dei Monti, oggi meglio conosciuto come degli Zoccolanti per il fatto che i Minori Osservanti residenti nella zona di Camerino e Foligno erano stati autorizzati a portare gli zoccoli di legno per difendersi dalle vipere. Fra Valentino ricorda che il monastero viene “detto ordinariamente dal Volgo,[del]l’Osservanza”: cambiano i tempi e cambiano i nomi. Il frate riporta ciò che Francesco Gonzaga, Ministro Generale dell’Ordine e vescovo di Mantova, scrive in “Istorie della Religione nostra Serafica”. Giulio II con Bolla del 5 luglio 1510 autorizza la costruzione del convento in onore di Domine nostra de Monte a quinquaginta passus dall’abitato: l’opera viene finanziata dal comune e dalla carità privata. Il progettista è sconosciuto, pur se si può ipotizzare, visto lo stile molto sobrio, che sia un “frate-architetto” forse proveniente dalla casa madre di Osimo. Tanta fu la devozione che si giunse alla conclusione dei lavori in soli due anni. Bisogna ricordare che la definitiva separazione tra Conventuali e Minori Osservanti, dopo una lunga diatriba, fu sancita nel 1517 da una Bolla di Papa Leone X: a Montolmo i Conventuali rimasero nel convento di San Francesco (attuale Scuola Media in piazza Corridoni).

 

Le reliquie

Il nuovo cenobio ricevette importanti reliquie: un frammento della Vera Croce di Cristo, parti di osso di Giovanni Battista, dei martiri Laurenzio e Cornelio, delle vergini e martiri Caterina, Barbara, Ursula e Agata. Inoltre furono donate reliquie che avevano molta importanza per l’ordine: un piccolo frammento del saio di San Francesco e un pezzettino del vestito di Santa Elisabetta d’Ungheria Terziaria  Francescana. Queste reliquie giunsero dal Belgio donate dal confratello Tommaso da Montolmo che voleva arricchire il monastero del paese natale. La reliquia della Vera Croce e l’osso di San Giovanni Battista sono ancora conservati presso la parrocchia dei SS. Pietro, Paolo e Donato di Corridonia.

 

Da “università” di Filosofia e Morale a lazzaretto… e al degrado

Nel ‘600 il monastero otterrà grande prestigio a livello culturale con la creazione di uno Studio di Filosofia e Morale (una università attuale), poi una grande pestilenza e infine il terremoto del 14 gennaio 1703 decretarono la sua inarrestabile decadenza. Il culto fu officiato fino a fine 1909, quando il Ricevitore del Registro di Macerata, Giuseppe Russo, decretò la chiusura della chiesa e la sua destinazione a luogo di isolamento per malattie infettive. Il convento ebbe a ospitare personaggi illustri della cultura e dell’aristocrazia, come nel 1589 Camilla Peretti, sorella di papa Sisto V, di passaggio per un pellegrinaggio a Loreto. L’accoglienza fu organizzata, tra l’altro, dal Capitano Cornelio Buongiovanni che, come abbiamo avuto modo di narrare, partecipò alla battaglia di Lepanto. Il cenobio costruito sopra un amenissimo monticello, la spettacolare vista dei Sibillini  alle spalle del complesso (per questo S. Maria dei Monti), lo Studio e la sua importante biblioteca oggi completamente dispersa, ne fecero nel XVII secolo un luogo di preghiera, meditazione, studio e riposo. Come scrive fra Valentino: questo Monte di Maria Vergine deve essere il nostro rifugio, come è scritto nella Sacra Genesi, “In monte salvum te fac”. Purtroppo, viste le condizioni attuali del complesso, il degrado, le offese, mi vengono in mente solo alcuni versi di Dante:

Udir come le schiatte si disfanno,

non ti parrà nova cosa né forte,

poscia che le cittadi termine hanno.

Modestino Cacciurri

15 maggio 2019

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