Continua la ricerca storica sui Piceni: i Re Aborigeni prima dei Latini

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La conoscenza della storia dei millenni precedenti l’era volgare dovrebbe essere propedeutica allo studio della storia Romana e medioevale. Dovrebbe! Ma lo studio delle cose antichissime ha poca fortuna: i testi non sono numerosi e non tutti di facile lettura.

 

Le favole

Nelle scuole dell’obbligo si sorvola; quel poco che si mette a conoscenza degli allievi è desunto da miti, favole, favolette e da trascrizioni errate: Romolo figlio del dio Marte, la cesta sulle sponde del Tevere, la lupa, il picchio… e la Salaria intesa come via del sale. Non è un mistero per alcuno che gli antichi scrittori siano spesso stati molto sensibili ai desideri di quanti provvedevano alle pubblicazioni. Questo vizietto è sopravvissuto nei secoli.

 

Sbagliare in compagnia giova alla carriera

Sono numerosi quelli che, invece di dire la verità da soli, preferiscono sbagliare in compagnia: si guadagna in notorietà e non si hanno ostacoli nella progressione della carriera accademica. Non è giustificabile che Roma sia stata costruita, bella e splendente, su un territorio selvaggio e spopolato. “Roma, Città Imperiale, capo del Mondo, Sedia del Vicario di Christo Signor Nostro se ben fu edificata da Romolo negli anni del mondo 3212, nondimeno ha più alto principio, per essere ivi già molti edifici fattivi in diversi tempi” (Sommario Istorico del Dott Michele Zappullo o Zappulli – Napoli 1609).

 

Chi, prima di Romolo?

Romolo è universalmente ricordato come primo Re di Roma ed era l’erede al trono dei Re dei Latini; ma è pur vero che, prima dei re latini, le sorti dell’Italia centrale erano rette da altri re o capipopolo, a volte detti laurentini e più spesso Aborigeni (Dionigi di Alicarnasso con questo nome individua popoli o tribù stanziate in vari luoghi dall’Adriatico al Tirreno). Avendo già scritto più volte degli aborigeni, in questa trattazione s’intende far rivivere il regno degli Aborigeni. Tra le varie cronologie (in sostanza non molto dissimili) si riproduce (con solo modifiche grafiche) quanto descritto in “Chronologia Universale, parte prima, dalla Creatione di Adamo fino all’Anno MDLXXXI; fatta da Girolamo Bardi Fiorentino, ed. Giunti in Venetia 1581”.

 

La età dell’oro

… passerò alla narrazione di quei Re, che vi furono, accioché si veda quante diversità di Prencipi dal Diluvio in qua siano stati in questa felicissima provincia dividendo i Regni conforme a quelli Epitetti, che si diedero alle Etadi, e pertanto dico, che i primi Re d’Italia dopo il Diluvio universale furono Giano detto altrimenti Noé con gli altri suoi successori, i quali cominciato a regnare in quella prima parte, che si denominò poi Italia, alla quale fra poco gli si assegnarono i propri confini, gli anni della creazione del Mondo 1765 essendo capo degli Hebrei Falegh, i quali introdussero la Religione et culto divino, e con tanta tranquillità governarono quei popoli, che quella Età fu chiamata Età dell’oro, come quella che non poteva essere la più libera, la più santa, assomigliandola a siffatto metallo; più d’ogni altro eccellente per denotare la perfezione, de Regi, e de popoli di quei tempi, adunque furono i Re di questa Provincia in quel tempo:

– Giano detto altrimenti Noe1.

– Gomero Gallo. Et OccoVeio.

 

La età dell’argento

Dopo il quale andati gli Italiani deteriorando, essendo cresciuta la imperfezione tra gli huomini, hebbero la seconda Età,detta dello argento per denotare le imperfezioni, che ne popoli  e nei Regi si ritrovò, essendo stati contaminati gli Italiani dalla perfidia del successore di Occo, detto Camese, il quale profanate le semplici menti degli Aborigini, introdusse tra loro l’idolatria, e l’altre impertinenze, che deturparono le operazioni loro, sotto de quali Regi durarono fino a li anni del Mondo 2315, havendo cominciato a regnare mentre era Monarca degli Assiri Nino, e che Fare era Capo degli Hebrei, il quale regnato in Italia lo spazio di 430 anni, hebbe i seguenti Regi per successori:

– Camese, & Giano

il quale partitosi d’Italia dopo che la prima volta vi haveva dimorato anni 33 e se n’era ritornato in Armenia, dove intese le scellerità di Camese, ritornando in Italia vi regnò la seconda volta anni 82.

-Crano & Arunno.- Tagete & Sicano. – Enacho Lucho 8 Apis – Lestrigone & Hercole2. – Tusco & Alteo. – et Hespero.

 

La età del bronzo

Ultimo de Re di questa Età, al tempo del quale havuto principio dalla figliola il regno del Lazio, del quale fra poco se ne parlerà, hebbe dopo la morte di lui principio la terza Età del Bronzo, men perfetta dello Argento, e migliore della susseguente, dello stagno; conciosia che contaminatesi del tutto le menti di quei Popoli hebbero gli Italiani, havendosi slargati nei confini alquanto più di prima, le stesse passioni degli altri popoli del Mondo, essendosi dati in preda a vizi & a piaceri, onde abbandonata quella semplicità di prima, cominciarono a riuscire, in tutte loro azioni, detestabili e perversi; havendo cominciata questa Età mentre gli Hebrei erano al servizio delli Egitti, da quali erano agravati e depressi, e che in Assiria era Monarca Mancaleo, che fu negli anni del Mondo 2336, cioè lo spazio di 452 anni, che venne a essere negli anni del Mondo 2787 i Regi del quel tempo furono.

-Italo & Morgete

-Corito & Iasio. –

-Corribanto & Turreno.

-Tarcone & Abante.

-Osaro & Vecebeno.

-Osco & Tarcone 2°.

Tiberino & Messenzio.

Ultimo di questa Età,il quale superato da Enea perse il Regno, che era lungamente de suoi maggiori.

 

Il regno del Latio

Ma perché poco fa si disse che si parlerebbe del Regno del Latio, unendolo con questo d’Italia dico che Hespero ultimo de Re dell’Età d’Argento, amando affettiosamente Roma sua figliuola, gli diede ad abitare gli anni del Mondo. 2336, quella parte del Regno, che nella descrizione universale si disse essere stata chiamata Latio, della quale havendone a luogo trattato; dico, che mentre Italo era Re d’Italia, che Nino si ritrovava Monarca degli Assirii, ne gli anni sopra scritti, cominciò ad erigersi questa provincia in Regno, nella quale regnarono i seguenti Re:

-Roma, & Romanesso. Da quali vogliono alcuni, che havesse principio & nome la Città di Roma.

Pico Prisco, & Fauno Prisco.

-Anno Faugigeno & Vulcano,

Marte detto Giano Secondo, & Ceculo chiamato Saturno.

Pico 2. & Fauno 2°, detto Latino.

 

La età dello stagno

Ultimo di questi Regi il quale hauto da Fauno in dote il Regno dell’Latio, hebbe poi i seguenti  successori, al tempo del quale mancò anco questa Età del Bronzo, principiando quella dello Stagno in lui, che sugli anni del Mondo 2786 essendo Giudice degli Hebrei Ebron, & Monarca degli Assiri Theutane, la Età durò fino agli anni del Mondo 3210 cioè anni 147 nel qual tempo gli italiani divenuti sediziosi & inquieti, combattendo tra loro del Principato d’Italia, non erano in parte veruna da assomigliarli a quei primi padri che furono così Savij, onde cresciute le dissensioni & gli odij civili aumentavano in ogni parte la perfidia; I Re de quali furono…”

 

Considerazioni

Nessuno può assumere quanto sopra come verità inconfutabile. Si reputa utile conoscerlo per allargare l’orizzonte storico oltre la fondazione di Roma. La comprensione del testo non è agevole senza il bagaglio culturale dei dotti del 1550/1600. Più semplice risulta la lettura del testo di Isaac Neuton, anche quando parla di Aborigeni: gli scienziati veri sanno essere chiari anche quando trattano di cose antiche e spaziano in territori per loro inconsueti. Si resta in attesa che gli scienziati dell’archeologia facciano altrettanto e ci sappiano spiegare perché una regione d’Italia, per chiamarsi Piceno, debba far riferimento a un uccello (per altro non nobile). Se è vero che picchio in latino era detto “picus”, con Picus si indicava anche un re degli Aborigeni; anzi due: Pico Prisco e Pico il Giovane (o Secondo); la quasi totalità degli storici lo asseriscono. Anche se alcuni vogliono che Pico il Giovane debba essere definito come primo Re dei Latini, la questione non cambia.

 

Nota 1 dal Sommario Istorico: “Perciochè come dice Beroso, Noè chiamato anco Ogige da Persiani, Giano & Enotrio da Latini, l’anno 108 dopo ch’asci dall’Arca, partì dall’Armenia, con gran moltitudine di persone, e giunto in Italia, l’anno 1766 dalla creatione del mondo, …vi stette 33 anni, edificò presso il Tevere, nel colle da lui chiamato Vaticano dal vagito d’un fanciullo, che nella culla portavano. Venne parimente in Italia Gomero Gallo…”.

 

Nota 2 dal Sommario Istorico: “A costui Successe Ercole Egizzio, figliulo d’Osiri Re d’Egitto over Giove e di Giunone, figliuoli di Cham, e di Rea sua sorella, e moglie. Il quarto che edificò sul monte Aventino fu Atlante figliuolo di questo Ercole, nel quale finì il secolo Argenteo e cominciò quel di Bronzo: perché la Signoria d’Italia si divise in due Imperi, di Lazio e di Hetruria. Ad Atlante successe Roma sua figliuola nel 2386 ch’edificò sul monte Palatino, e fu chiamata Reina del Lazio, e gli successe Romanesso, suo figliuolo nel 2402 a suo tempo fu quel gran Diluvio in Grecia, ch’inondò la Tessaglia. A costui successe Pico Prisco l’anno 2453 e Fauno Prisco nel 2510 segui appresso Anno Faunigena circa il 2560 e Marte Giano nel 2620”.

Nazzareno Graziosi

27 maggio 2019

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