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Selfie, perversione edonistica che prova la nostra solitudine

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Morale: sensibilità e buon gusto anche con la foto, ergo, farne meno uso ma più buon uso!
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Ragionando di fotografia, soprattutto sui modi e le tecnologie con cui è stata praticata nel tempo e in particolar modo con il digitale, viene da osservare che in passato eravamo poveri ma ricchi di tante idee, mentre oggi siamo ricchi, abbiamo una possibilità infinita di produrre immagini, ma siamo sempre più poveri di idee. Inariditi! Il “già visto” ottenebra la nostra fantasia. Ci dimentichiamo persino di rivederle le foto che abbiamo scattato, come se non fossero scaglie irripetibili di memoria. E l’idea di poter fare della fotografia un’arte è sempre più peregrina. Banalizziamo uno strumento che potrebbe tratteggiare e perpetuare la nostra storia personale, oltre che il nostro modo di guardare il mondo e la vita. Siamo soliti metterci al centro della scena come chi è visto e non, o raramente, fuori della scena, come chi vede. Il selfie, parola che il correttore del nostro computer sottolinea in rosso, oggi tanto di moda, non è una perversione edonistica?! Eppure ne siamo attratti, ed è diventato elemento di costume. È una prova della nostra solitudine attuale, come se essendo soli non abbiamo nessuno che ci fotografi.

Dovremmo proporci di sottrarre anziché moltiplicare le nostre foto; imporci il rigore della sobrietà e privilegiare la rarità, il pregio, come è sempre stato per ogni cosa a cui si attribuisca valore. Oggi che possiamo catturare immagini anche con il nostro telefonino, la fotografia diventa ordinaria, perde quel senso di memorabilità e straordinarietà che l’immagine bella aveva in passato. Effetto della inflazione! Non ricordiamo più come i nostri fotografi artisti ci agghindavano e ci facevano posare su fondali dipinti ad arte perché la foto che ci dedicavano fosse bella e bellissima! La naturalezza, che è effetto positivo nel comunicare, in questo caso fa insorgere l’abitudine e la ordinarietà, che effetti positivi non sono. Altro aspetto: la fotografia non è vista ancora nella sua caratteristica di “medium”. Eppure è ormai un elemento comunicativo assimilabile agli altri più o meno famigerati “media”. Di essi condivide meriti e responsabilità. Se da questo ragionare vogliamo trarre una morale, ripromettiamoci un proposito di buon senso: dosare la nostra sensibilità e buon gusto anche attraverso la fotografia; ergo, farne meno uso ma più buon uso!

Lucio Del Gobbo

11 giugno 2019

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