Noi, Dio, il nulla tra Platone, Nietzsche e Leopardi

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Noi siamo una goccia d’acqua che si è distaccata dal mare e che è destinata a tornare nel mare. Che il mare dell’essere esista è un dato di fatto, cosi si arriva a ciò che comunemente viene detto Essere-Assoluto. Ma per dimostrare l’esistenza di tale assoluto deve essere la ragione, attraverso l’esperienza personale, a partire dalla riflessione sulla realtà naturale, a verificare se sia possibile tale esistenza, giungendo a una conoscenza così evidente da essere esibita come dimostrazione…

Già Platone accarezzava il progetto di riuscire a comunicare che gli dei esistessero. Ma non si possono trovare argomenti o prove per dimostrare né l’esistenza di Dio e né, al contrario, la inesistenza. Come risposta a codesta impossibilità si dovrebbe allora cedere il passo all’idea del “Nulla” ma non si può avere percezione del nulla se non lo evochiamo in un luogo… nominarlo, è un modo per esorcizzarlo. Il Nulla evocato coincide con il sentimento della propria esposizione: ci si abbandona al nulla prima ch’egli vinca… Il sentimento della propria esposizione al nulla si trova placato nell’abbandono di sé al presente, ove tutto poi si raccoglie nell’Eternità.

Per un attimo dobbiamo far riferimento alla poesia, infatti l’ars poetica, in quanto pratica, è una forma di vita e si può considerare la poesia come un “escamotage” vitale. Il Nulla nominato in poesia è in un certo senso dominato. In poesia ci si abbandona al Nulla, prima ancora che il Nulla ci vinca. Ne è una testimonianza il Leopardiano verso dell’infinito “e mi sovvien l’eterno, e le morte stagioni e la presente e viva”. Potremmo forse distinguere questo Nulla come un doppio Nulla: il Nulla malefico, che pur aumentando le cose esistenti contribuisce a conservare l’esistenza del tutto; il Nulla benefico, che rimane intatto alle spalle del mondo e anche oltre “l’ultimo orizzonte”. E la poesia reca con sé l’aura del Nulla!

Giove, per salvare l’uomo dalla sua insistente noia mortale, inventò l’espediente dell’eco. Quindi l’eco è un dono divino e al Dio venne ancora un’idea migliore: nascondere in valli e spelonche la voce del vento e tutto assieme con l’eco dare origine al sogno! Ecco che la poesia è l’Eco del Nulla nella valle del linguaggio. Il mondo quindi non esiste, o finisce in una nenia che culla il niente in un malinconico e incomprensibile sortilegio del Nulla!

Di positivo non ci rimane che il sogno, nel quale nasconderci: sogno o speranza… sta a noi la scelta del rischio! Nietzsche si definì il “primo perfetto nichilista Europeo”, ma in realtà dovrebbe condividere questo “primato” con Leopardi, che era considerato troppo lamentoso per essere un vero nichilista! ma che ha disperatamente affermato la vita per resistere a tutte le lusinghe del Nulla. Conclude Nietzsche: “Tutta l’esistenza ha perduto il suo senso”. Ma Leopardi scoprì una volta per tutte che l’altra metà del Nulla è ancora un altro Nulla. Dunque, sta al poeta “Nulla creatore” trasformare il Nulla in un tutto, per vivere, grazie alla poesia, questo malinconico alfabeto del Nulla e della Felicità!

Fulvia Foti

18 agosto 2019

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