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Cultura è libertà, analisi del momento che sta passando la nostra società

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Viviamo in un mondo con sempre meno “cultura” e dove la democrazia è sempre più formale
giulio-lattanzi

Non c’è più rispetto per le persone, per la vita, per le idee degli individui, per l’umanità, la solidarietà, per il popolo (quasi il 50% non vota: si governa con il 26% del Paese) al quale si fa troppo riferimento, mentre si divide il Paese e si distrugge la sua economia. La violenza (forse la discriminazione), la paura sono padrone di una società che vive di presente, si nutre di promesse senza un progetto di futuro, che osserva in modo distaccato (forse compiaciuto) il declino dell’istruzione e mette in discussione il merito, la scienza. È una società che cerca ogni giorno un nemico (possibilmente l’emarginato, il debole, chi chiede aiuto e ha fame) per farsi grande e rendere “schiavo” chi dovrebbe invece essere un alleato, un protetto. Non è pessimistica la mia visione, ma è la constatazione di un mondo con sempre meno “cultura”, che tenta di negare la partecipazione e dove la democrazia diventa sempre più formale: delega il suo avvenire a chi ritiene al momento il più il più forte (speriamo che il “popolo” se ne accorga in tempo).

 

La Università di Camerino

La conferma del mio ottimismo è la gioia che ho provato nel sapere che l’Università di Camerino è risultata prima tra tutte le università fino a diecimila iscritti, e sono particolarmente felice che sia stata inserita tra le 25 migliori al mondo per l’internazionalizzazione. La capacità del Rettore e di tutto il gruppo dirigente è immensa, pensando solo ai tragici eventi sismici del 2016 e il risultato è ancora più evidente pensando che in Italia investiamo nelle università (in tutte le Università grandi o piccole che siano) solo lo 0,3% del Pil, mentre la media Europea è pari allo 0,7%. Ci si preoccupa poi che i giovani laureati abbandonano l’Italia, specialmente al sud, per cercare e trovare occupazione in Europa e nel mondo, mentre non si suona alcun allarme per la diminuzione del livello di istruzione, di cultura, del “popolo” Italiano, e non si investe in scuole, formazione, innovazione, ricerca.

 

Scuola nozionistica

Gli ultimi dati Ocse ci dicono che in Italia su cento persone solo 18 si laureano (un’alta percentuale non studia e non cerca lavoro), mentre in Europa si raggiunge il doppio e aumenta il livello di cultura dei rispettivi Paesi. Per tutta la scuola in Italia si spendono 66 miliardi, contro i 135 della Germania e i 124 della Francia: non si risolvono i problemi della scuola con qualche migliaio di assunzioni in più senza un’adeguata formazione. Non ci sono scusanti! La nostra scuola è nozionistica e mortifica nei fatti il pensiero critico che è il sale di una democrazia in salute: non solo il corpo insegnante ha perso autorità ma non è stato capace, senza generalizzare, di conquistare autorevolezza: una volta anche le associazioni private allestivano   biblioteche ed erano présidi educativi mentre oggi ci sono troppi “tuttologi” in giro e non si può pensare che la scuola sia il rifugio dei limiti di una società che non sa o non vuole più educare.

 

Una coperta sempre più corta

Non si vuole rimpiangere il passato ma è sbagliato dimenticare che gli abitanti delle nostre valli sono gli eredi di quei pastori che conoscevano a menadito il Guerin Meschino e la Gerusalemme Liberata, scandivano le strofe del Pian Perduto e alcuni di loro scrivevano poesie dialettali. Si sono chiuse le scuole nei piccoli centri di montagna per risparmiare e non per integrare, si accentrano i servizi e la coperta diviene sempre più piccola per coprire tutti, prima del terremoto si viveva tra la cultura millenaria, le opere d’arte custodite nelle nostre Chiese, che inconsapevolmente nutrivano di storia le popolazioni residenti. La natura con il sisma ci ha tolto tutto. Ne prendiamo atto e attendiamo nelle “casette”, covando i nostri egoismi, i nostri malanni, convinti che nulla sarà come prima ma non credevamo che ci avrebbero tolto anche i giornali, le riviste, i libri. In questi anni di attesa date almeno a coloro che sono tornati nelle zone montane distrutte dai terremoti  il ricordo dei loro paesi medioevali, dei palazzi e dei luoghi istituzionali, delle Chiese e del loro patrimonio artistico (utilizzando anche lo studio commissionato da Luigi Gentilucci già Presidente della Comunità Montana di Camerino) con possibili continue, moderne, proiezioni: pensando che comunità è anche quella che pur vivendone al di fuori ama le nostre terre.

Giulio Lattanzi

12 ottobre 2019

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