Coronavirus: i punti critici del decreto governativo

Print Friendly, PDF & Email

È stato emesso dal Governo il decreto per contrastare la diffusione il virus COVID 19 in Italia e Fabio Sebastianelli, Coordinatore regionale del Popolo della Famiglia, lo ha esaminato evidenziandone i punti critici: “Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1 marzo 2020 prevede misure diverse nelle varie zone d’Italia. Leggendo l’art 2 che è quello che in  particolare interessa la provincia di Pesaro e di conseguenza il resto delle Marche, non posso fare a meno di notare alcune incongruenze. Tanto per iniziare parliamo della chiusura delle scuole nella provincia di Pesaro.

Mentre l’art 2 comma 1 al punto ‘A’ sospende gli eventi e le competizioni sportive, con il divieto di trasferta dei tifosi residenti per la partecipazione ad eventi e competizioni che si svolgono in altre regioni,  al punto ‘E’ sospende solamente le attività scolastiche di ogni ordine e grado senza alcun riferimento allo spostamento degli studenti dalla provincia di Pesaro-Urbino  verso altre province o regioni.
Ora, molti studenti si spostano per seguire le lezioni presso le varie facoltà universitarie Marchigiane. Addirittura secondo quanto afferma una mamma in un articolo uscito su un quotidiano online, anche all’ITIS di Torrette di Ancona ci sono studenti provenienti dalla provincia di PU.
Parliamo poi dei punti ‘F’ – ‘H’ – ‘I’: in questi punti si consente l’apertura di Musei, attività di ristorazione e attività commerciali a determinate condizioni quali, per citarne alcune, accesso in modalità contingentate; rispetto di almeno 1 metro di distanza tra le persone ecc.
In pratica per non creare problemi alle economie locali (o forse volendo essere cattivi per non essere accusato di creare questi problemi) il Governo permette l’apertura delle suddette attività ma a loro rischio e pericolo, perché alla fine leggendo tra le righe del decreto questo si deduce.
Ora, da quello che ci dicono i problemi più importanti del virus sono la veloce diffusione del contagio e il fatto che il 3% dei casi deve essere ricoverato in terapia intensiva.
In tutta Italia abbiamo circa  7981 posti letto di terapia intensiva (numero che comprende  posti di Terapia intensiva, Unità coronarica e Grandi ustioni), il che significa che basterebbe che la metà dei cittadini marchigiani fosse infettata per avere molti più pazienti con necessità di ricovero che posti letto disponibili  in tutta Italia.
Se in pochi giorni e con scuole e manifestazioni sospese per tutta la Regione, i casi di campioni positivi  nelle Marche  sono passati da 3 agli attuali 35  con 7 ricoveri in Terapia intensiva, cosa dobbiamo aspettarci con la riapertura delle scuole e delle manifestazioni in 4 province su 5?
In tutto questo oltre il danno anche la beffa: se non fossero stati chiusi o depotenziati dal PD e alleati al governo della nostra Regione, 13 ospedali marchigiani, magari (anche se in ogni caso non sufficienti) un po’ di posti letto in più li avremmo avuti”.

3 marzo 2020

Sii il primo a dire che ti piace

Commenti

commenti