I monti alle sorgenti del Po si chiamavano Apenini Montes

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Il Mappamondo di Ebstorf – La più grande “mappaemundi” medievale pervenutaci era il “Mappamondo di Ebstorf”(foto n° 1), realizzato nel 1200, delle dimensioni di 356 x 358 cm. Conservata presso Hannover, fu distrutta durante la seconda guerra mondiale. Per fortuna ne esistono delle riproduzioni fedeli.

Mappamondo di Ebstorf

Gli “Apenini Montes” – Su suggerimento del bibliofilo maceratese Marcello Ilari, consultiamo il bel volume “Carlo Magno e le Alpi”,  catalogo della omonima mostra che si è svolta nel 2006 a Novalesa, dove in un capitolo corredato di foto si parla brevemente di questa mappa, evidenziando che per imprecisione dell’autore le Alpi vengono in essa chiamate “Apenini Montes”, come si legge in corrispondenza delle sorgenti del fiume Po. Vi mostriamo il dettaglio nella foto n° 2.

1284-Monialium-Ebstorfensium-apenini montes

Possibile sia un errore? – È una opera vistosa e pregiata, ex pala di altare della cattedrale di Ebstorf, realizzata da un monaco benedettino, pare che fosse tal Gervasio di Tilbury, docente di diritto canonico a Bologna, quindi una persona colta. La domanda è: possibile che il monaco benedettino abbia sbagliato, e nessuno se ne sia mai accorto?

Gli Appennini – Partiamo da un altro assunto: nel medioevo sia le Alpi che gli Appennini si chiamavano Alpes (rif. Carnevale Antognozzi, v. rif. in calce), e se per ipotesi, non fosse esattamente così, ma piuttosto entrambi i nomi fossero stati intenzionalmente invertiti dopo il 1300? Nei testi coevi di Carlo Magno, per esempio, mai si legge che attraversò gli Appennini, quindi se fosse reale questa inversione dei nomi Alpi/Appennini, significherebbe che Carlo in realtà visse sempre in Italia… Ma è più facile incolpare il benedettino di errore.

Il versante adriatico fino al 1440 – Ci rimane, a confermare i nostri sospettosi dubbi, una realtà fissata su pergamene e lastre, per chi ha occhi per vedere: tutto il versante Adriatico fu completamente e continuativamente antropizzato fin dalla preistoria, e molto ricco. I mappamondi medievali fino al 1430 circa presentano la penisola come divisa in due versanti, Tirrenico e Adriatico, dove il primo viene sinteticamente descritto, mentre il secondo ospita una più ricca toponomastica, trasferendo l’idea di un territorio maggiormente abitato rispetto al versante tirrenico.

Il versante adriatico dopo il 1440 – Dal 1440 circa invece, l’immagine dell’Italia nei cosiddetti mappamondi mostra una rappresentazione invertita, con maggiore densità abitativa nel versante tirrenico rispetto a quello Adriatico. Spostamento di potere? Cosa può significare? Tra i ragionamenti che si possono fare, il più immediato è che dove c’è più cura nella rappresentazione c’è il finanziatore: fino al 1430 il cuore della cultura, e la ricchezza, stavano verso l’adriatico, dal 1440 la ricchezza e i centri di potere si affacciano sul Tirreno.

La realtà? – Fa eccezione Idrisi, un arabo incaricato dal siciliano Ruggero II di realizzare nel 1154 un mappamondo dove i centri abitati sono sorprendentemente numerosi, con una densità quasi omogeneamente distribuita su tutto l’ambito territoriale. Mostrando grande obiettività e accuratezza per tutta la penisola.

Fonti:

Carlo Magno e le Alpi a cura di F. Crivello e C. S. Montel 2006;

Lineamenti di storia della cartografia italiana di Andrea Cantile 2013;

Da Carlo Magno alla Roma Picena nuove luci sulle origini dell’Europa di G. Carnevale – D. Antognozzi 2019.

Simonetta Borgiani

13 marzo 2020

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