Anticipando il 1° Maggio parliamo di Europa, d’Italia, di crisi

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Parlare della festa del lavoro con anticipo e dell’impegno dei lavoratori per la libertà e la realizzazione della Costiuzione repubblicana è dovuto all’andamento del coronavirus che avrà bisogno di ulteriore isolamento sociale: non ci saranno i concentramenti, i comizi, i raduni, i concerti, che rendono vivaci le ricorrenze della festa internazionale del lavoro.    

Feste di donne – Il I° Maggio e il 25 Aprile sono feste di donne (l’8 Marzo – la loro festa – non abbiamo potuto urlare il nostro doveroso sostegno alla lotta per la parità tra donna e uomo, specialmente nel lavoro – e la libertà in tutti in tutti i campi), di uomini, di giovani, di disoccupati, di occupati e sono un’ulteriore spinta per dire al mondo intero che il lavoro (non la schiavitù) e la libertà sono al centro di ogni società civile e nessuno può cancellare questi diritti.

Unione Europea – Il sindacato avrà già pensato come raggiungere e solidarizzare con i lavoratori di tutto il mondo e i più vicini dell’Europa, che hanno avuto una Unione Europea che non è stata presente, come avrebbe dovuto, nell’emergenza da Covid19, ma si spera che saprà varare un progetto di crescita, in aggiunta a quello in difesa dell’ambiente,  per sostenere le economie dei Paesi aderenti: l’occupazione, il lavoro, le imprese nella lenta ripresa dopo la pandemia.

Chi pagherà la crisi – Si dice che nulla sarà come prima, ma io sono convinto che pagheranno questa crisi sanitaria i più deboli e gli occupati che vedranno chiudere le loro aziende e i disoccupati che avranno più difficoltà di prima  a trovare lavoro: i giovani continueranno ad andare all’estero se il paese non investirà in tutti i settori e darà lavoro secondo il merito e la capacità formativa.

Capacità di scelta – Il Sindacato torni ad essere (spero di vedere l’unità tra Cgil-Cisl-Uil) un presidio di cultura, di educazione, che sa dotare i lavoratori di dubbio e di una capace arma critica, perché i problemi e il mondo sono complessi e non si può scegliere in modo manicheo, cioè tutto positivo o tutto negativo. Occorre spiegare razionalmente che i problemi non si risolvono od esorcizzano con un semplice “click”, ma è necessaria quella intermediazione che manca da tempo tra i cittadini e i vertici del Paese. Il nuovo, il progresso, le tecnologie (ieri la televisione oggi i robot) sempre più avanzate e veloci, non vanno demonizzate ma “l’uomo” non  deve essere utilizzato dagli strumenti che possono aiutarlo.   

La crisi sanitaria – Ogni persona oggi si sente “tuttologa” (speriamo che questa triste esperienza sanitaria ci abbia insegnato qualcosa) mentre il mondo invece ha bisogno di vera competenza e della scienza. La crisi sanitaria, il confronto continuo con le parti sociali e le Regioni (il federalismo è faticoso, ma rafforza la democrazia) impedisce la diminuzione degli spazi di libertà, di socialità; impedisce di avere un uomo o una oligarchia che determini ogni cosa (è assurdo in tempo di pandemia non chiudere, con estrema decisione, i call center – quasi esclusivamente pubblicitari -, le assicurazioni, gli studi professionali e tutte le attività produttive non indispensabili) senza sentire, con tutte le precauzioni di sicurezza sanitaria del caso, continuamente (siamo una democrazia non una dittatura) il Parlamento: il sindacato può dare molto, con il buon senso che lo contraddistingue e senza emotività, sia per l’emergenza che pensando già al domani.

Priorità future – Oltre le normali azioni sulle condizioni di lavoro dei dipendenti, per il prossimo futuro le priorità saranno ancora una volta il lavoro, l’occupazione, la sanità (“tagliata” nei presidi, negli organici, quasi inesistente nel territorio) l’istruzione e la ricerca: temi che riguardano anche la montagna (11 milioni di abitanti), le zone terremotate ferme e spopolate, con una situazione divenuta oggi ancor più grave con la sovrapposizione della pandemia.     

Lattanzi Giulio

10 aprile 2020

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