Il progresso è inarrestabile e chi si ferma è… impacciato

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La stavo osservando da un po’ di tempo. La guardavo aggirarsi da un corridoio all’altro dell’ufficio con aria smarrita, disorientata dalla novità dei labirinti e degli incroci, dalle tante porte anonime di color crema, il volto magro incorniciato dal fazzolettone nero decorato a disegnini spiraliformi; gli occhi vivacissimi a cercare un appiglio, un punto di riferimento, un barlume di speranza… Ma non chiedeva. Non osava chiedere.

Imbarazzo – Teneva, ben stretta in grembo, una sporta sdrucita da cui spuntava – in evidente contrasto con lo sfondo nero della sottana – il ciuffo verdissimo di un sedano. Di età indefinibile, la donna si muoveva a scatti, tormentando con le dita ossute i manici della borsa e un fascio di incartamenti gualciti, che ogni tanto le cadevano a terra come foglie svolazzanti. Allora, fermandosi, piegava di colpo la schiena, volgendo intorno lo sguardo e imporporandosi tutta per lo sforzo e per l’innato pudore di sentirsi osservata. Poi raccattava furtiva i moduli ciancicati.

Timidezza – Nazzareno, il subalterno eclettico, attraversò la sala d’attesa e raccolse un foglio dattiloscritto che era andato a infilarsi sotto la punta della sua scarpa. Lo porse alla donnetta grigia, la quale, forse cogliendo al volo una occhiata di tacita compartecipazione o di benevola comprensione, ebbe un impulso di repentino coraggio e bisbigliò un “Grazie” leggero e inconsistente come la velina appena ricevuta dalle mani del commesso. Poi si voltò con un sussulto, come un furetto insospettito dall’improvviso crac di un ramo spezzato e si coprì istintivamente il viso con un lembo del fazzolettone.

L’aiuto – La sporta con le verdure piombò rumorosamente a terra e la chiazza verde-scuro del sedano si spalancò oscenamente sul pavimento di gomma, rivelando l’intimo biancore delle parti più tenere. Quattro pomodori rotolarono intorno… Nazzareno, che stava ancora a mezza via, si fermò interdetto e, con uno slancio di improvvisa benevolenza, aiutò la donna a rassettare il suo fardello.

La muta richiesta – Costei, riconoscente, guardò il subalterno per quanto gliene consentiva la posizione semiprona poi, esprimendosi con una significativa gestualità, ‘ché la timidezza e l’antico pudore le bloccavano la favella, allungò la mano da cui si aprivano a corolla i moduli variopinti d’ufficio. Ma neppure adesso parlò.

L’indicazione – Il fattorino, con una occhiata rapida alle carte e dopo aver intuito le necessità della tapina, disse a mezza voce, con partecipe atteggiamento di solidale comprensione: “Si ‘ccommèdi allo sportello – e, poggiandole una mano sulla spalla, la aggiustò in modo che non potesse perdere l’orientamento – de quella parte – aggiunse – ‘ndò che c’è la jenteLì, su quillu sportellu…”.

Ringraziamento – La donna si strinse al petto la borsa della spesa dove aveva affastellato alla rinfusa quanto le era caduto in terra e così facendo parve salutare e ringraziare con l’allegro sventolìo delle foglie di sedano, la persona che si era presa cura di lei. Fece poi una secca giravolta, nella direzione opposta a quella suggerita dal Nazzareno e scomparve alla mia vista.

Lo “sportello” del quadro elettrico – La vidi più tardi, nel mentre uscivo per la colazione di mezza mattina al bar di Alberto. Aveva appoggiato sul pavimento la sporta cenciosa e con l’abituale mossa di diffidente circospezione si era avvicinata a uno degli armadietti a muro dove convergono gli interruttori-luce del pianterreno e i contatori… Osservava in silenzio, affascinata, le tante spie rosse o verdi che si accendevano a intermittenza e ascoltava il misterioso ronzìo dei relé, tenendo accuratamente aperto con la mano libera lo… “sportello” metallico dell’armadietto.

Progresso – Nella santa ignoranza di colona-mezzadra, lontana dal mondo civile, nell’innocente candore di onesta paesana fuori del tempo, aveva recepito, in tanto marasma di nuove cognizioni, in una tale babele di inconsulti andirivieni e di chiacchiere inutili, una sola parola a lei familiare, tra le poche del suo bagaglio idiomatico: lo sportello. Mai avrebbe immaginato che “a li tembi de ogghj” l’oggetto potesse indicare un divisorio a vetri con un buco al centro, con tante teste allineate – quelle degli impiegati “allo sportello” – con cui parlare… Cosa non ti combina il progresso !

Goffredo Giachini

20 maggio 2020

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