Racconto breve: “Casa, dolce casa…”, un finale imprevisto il ritorno del soldato

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Ritornò il contadino ai suoi campi e alla sua casa, reduce da una guerra lunga e massacrante. Grato, s’inginocchiò per baciare la terra. Volse lo sguardo alle verdi colline; ascoltò, assorto, il sussurro del vento e il cinguettio degli uccelli, gioì ammirando il nibbio che, alto nel cielo, inventava giochi d’aria: si commosse a tanta bellezza!

Improvvisamente la sua mente fu sconvolta da ricordi orrendi: scoppi e lampi di bombe, reticolati e cadaveri maciullati, balenii di baionette che affondavano in muscoli tesi nello sforzo del corpo a corpo. Fu un attimo, poi si girò attorno per convincersi che non fosse soltanto un sogno!

Rasserenato ringraziò il Signore di averlo ricondotto, sano e salvo, al suo focolare domestico. Baciò i figli e riabbracciò la moglie, corse alla sua stalla per accarezzare le bestie e ne aspirò a pieni polmoni il caldo aroma. Rientrato in casa si mise a sedere avanti al camino acceso, stuzzicò i ceppi per ammirare le scintille che si rincorrevano scoppiettanti su per la cappa: quante volte, nelle fredde notti di bivacco nella sterminata e gelida steppa russa, aveva desiderato e sognato un solo istante come quello!

Faceva fatica a ricacciare indietro, nel mondo dell’oblio, i suoi brutti ricordi. Tirò fuori da un cassetto l’amata pipa, la caricò lentamente assaporando il piacere di farlo, ancora una volta, come nei tempi passati. L’accese con un fuscellino secco che, avvampando, illuminò il suo viso finalmente sereno. Tirò lunghe boccate mettendosi a inventare anche lui, come il nibbio, giochi azzurri di fumo.

Provò l’imperioso desiderio di ringraziare il Signore e si scoprì ad inseguire con la mente l’eco dei suoi ringraziamenti e mentre il suo cuore, colmo di gioia, correva come su di un panno di velluto rosso, percepì un rumore alle sue spalle.

Si girò di scatto ed ebbe appena il tempo di vedere le canne della sua doppietta avvampare due volte: l’amante della moglie non aveva gradito il suo inatteso ritorno. Nel silenzio che seguì all’orrendo misfatto si sentì un lamento straziante che diceva: “Casa, dolce casa, sogno dei miei sogni, aggrappato alle spire del fumo che sbava dal tuo comignolo mi perdo nell’azzurro di un cielo livido che più non mi riscalda. Tu mi hai tradito e, per questo, mai ti perdonerò l’aver dato asilo alla vipera che mi ha iniettato nel sangue quel veleno che all’aspra e dura guerra mai riuscì!”

Matteo Ricucci

5 ottobre 2020

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