I 130 anni dell’Istituto Salesiano di Macerata nel nuovo libro di Romano Ruffini

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L’Istituto Salesiano di Macerata ha 130 anni ma non li dimostra. Li porta ancora molto bene i suoi 130 anni di vita l’Istituto Salesiano, nato là, lungo il viale della stazione, allora in corso di apertura, sul terreno dei Carradori, con rustico annesso usato dai Conti per la villeggiatura e in parte dal colono, dove il 12 maggio 1889 ne venne posta la prima pietra.

Nasceva così in una città impoverita e ridotta di rango dalla recente annessione al nuovo Regno che l’aveva resa piccola in un grande Stato dopo essere stata, al tempo dei Papi, grande in una piccola realtà territoriale. La nascita dell’Istituto non fu facile, come ben documenta Romano Ruffini nella sua ricca e approfondita ricerca storica, pubblicata in questi giorni a cura dell’Associazione “Le Casette”, per la forte ostilità del fronte anticlericale, memore del comportamento delle autorità ecclesiastiche nel periodo risorgimentale.

Con frequenti attacchi a mezzo stampa metteva in guardia gli abitanti delle Casette “sempre ardenti paladini del progresso” del pericolo della presenza della nuova Compagnia religiosa, che doveva – a loro dire – essere invitata a non venire a Macerata, ma addirittura “a riprendere la strada ferrata e ad andare a piantare baracca in Africa, tra gli Zulù,  gli  Ottentotti” e via dicendo.

A questi e a molti altri attacchi di livello peggiore, anche perché non mancarono nel tempo scontri fisici con seguito giudiziario, tennero validamente testa quanti vedevano nei “rugiadosi figli di don Bosco” (come erano stati ironicamente chiamati) un valido aiuto  per l’educazione e l’istruzione dei figli del popolo che, secondo lo spirito educativo di don Bosco, dovevano diventare non solo buoni cattolici  ma anche ottimi cittadini.

Determinante nella realizzazione della opera fu l’attività svolta con tenacia e grande apporto finanziario personale dal Comitato promotore presieduto dal dottor Benedetto Pianesi, illustre personalità cittadina  e da altri partecipanti, fra i quali spicca la figura del canonico del Duomo, monsignor Sarnari. Fu merito loro se l’Istituto, malgrado tutto e tutti, nacque e si consolidò, realizzando in pieno il programma educativo salesiano: nacquero così i corsi artigianali di sartoria e di calzoleria, la scuola elementare ed il ginnasio, l’Oratorio festivo, la banda musicale e il coro delle voci bianche, a cura di un grande musicista, il maestro Oreste Liviabella. Nel 1903 prese vita la Filodrammatica, con la presenza sul palcoscenico di molti giovani attori.  Nel 1905 venne fondata la Società sportiva Robur, che portò allo Sferisterio il gioco del Foot-ball (il calcio odierno, per usare la lingua nostra). Il primo nucleo degli esploratori cattolici nacque proprio nell’Istituto nel 1916.

Di questo ma di molto altro si parla diffusamente nel libro di Romano Ruffini, scritto con la consueta, ricca documentazione e con un altrettanto abbondante corredo fotografico, in gran parte inedito.  La narrazione si ferma, speriamo per ora, al 1919. Ci sono ancora altri 100 anni  di vita piena e intensa dell’Istituto di viale don Bosco; una presenza salesiana di grande importanza nella storia della vita non solo della nostra città, perché nelle aule e nei campi di gioco dell’Istituto sono stati presenti anche moltissimi giovani provenienti da molte parti d’Italia, chiamati a Macerata dalla fama di ottimi educatori degli insegnanti salesiani, dei quali voglio ricordare con particolare affetto, fra i tanti altri, don Gino Damiani, don Carlo De Bartoli e don Ennio Pastorboni.

Purtroppo, agli ex allievi ed ex oratoriani ancora presenti  farà dispiacere il fatto che lo scritto di Romano Ruffini è stato stampato in sole 100 copie, offerte in omaggio ai soci dell’Associazione e subito esaurite. Rivolgo quindi un accorato, duplice invito al dottor Pierluigi Pianesi: ristampare il volume e sollecitare lo storico a continuare la sua opera per il piacere di noi tutti e nell’interesse della storia cittadina.

Con l’occasione, sarebbe anche interessante per la storia del Borgo completare lo studio della famiglia Marchetti, iniziato sempre a cura di Romano Ruffini con il voluminoso libro sull’omonimo Politeama, per far conoscere la bella saga di più generazioni di grandi operatori della sanità privata locale, dal fondatore dottor Bruno al dottor Giuseppe, realizzatore di numerose branche specialistiche, all’amico Bruno, scomparso recentemente che ha dedicato tutta la sua vita al consolidamento di un’opera, ultracentenaria anch’essa, che tanto bene ha fatto per il quartiere e la città. Come continuano a operare con eguale spirito il giovane dottor Giuseppe e i suoi congiunti.

Siriano Evangelisti

18 marzo 2021

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