Corridonia: “Dimmi come ti chiami e ti dirò chi sei”, soprannomi di Cerquetà d.o.c.

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“Come te se mindua?” È questa una domanda tipica del dialetto marchigiano, che tradotta vuol dire “come ti chiami?”. Una richiesta apparentemente semplice che implica, tuttavia, un voler sapere non solo il nome di battesimo ma anche la storia della propria famiglia, le relative caratteristiche, il numero di antenati, il luogo di nascita e il quartiere di appartenenza.

A fornire tutte queste informazioni, agli inizi del nostro secolo, era il “soprannome”, ovvero un nomignolo che affiancava il nome e il cognome di ogni individuo, il cui ruolo era quello di permettere di distinguerlo da altri omonimi. Tali soprannomi erano attribuiti ai gruppi familiari formatisi nel tempo e alle famiglie ramificate provenienti dallo stesso ceppo.

Questi nomignoli erano caratterizzati da peculiarità personali quali aspetto fisico, professione, mestiere, carattere, luogo di nascita. In questo modo, insieme alla registrazione anagrafica del nome e del cognome che schedava e censiva la popolazione, si andò delineando pian piano una cultura tramandata oralmente di generazione in generazione, da padre a figlio, da figlio a nipote, da paese a paese, da via in via.

Come afferma Angelini (1997), il tema dei soprannomi “ci introduce in un mondo di pratiche consuetudini trasmesse per tradizione orale, dove le persone si riconoscono attraverso una modalità flessibile, all’interno di un territorio la cui forma è definita da alleanze, conflitti e transazioni e si estende fin dove giunge il suono delle campane”. Per tale motivo, vorrei che il suono delle campane del quartiere dove è nato e cresciuto mio nonno Filippo Ciocci negli anni ’30-‘50, Cerqueto, continui a trasmettere alla mia generazione e a quelle future una cultura che è parte della storia del paese di Corridonia.

Il rione di Cerqueto era costituito da tre vie: via Ciaffoni, via Maria de Reja e via Pier Paolo Bartolazzi, le quali andavano a dividere, seppur solo teoricamente, il suddetto quartiere rispettivamente in Cerqueto “de sopre”, Cerqueto “de mezzo” e Cerqueto “de sotto”, per poi andare a confluire a “lu Cappellò”, un campo sportivo situato dove attualmente si trova l’ospedale.

Tutti gli abitanti si conoscevano e avevano un buon rapporto ma erano soliti chiamarsi secondo i soprannomi che, nel corso degli anni, li avevano contraddistinti. Inizialmente ho provato a ricordarli, segnando in un foglio quanto mi raccontava mio nonno, per poi condividerli con il gruppo Facebook “#55 Li zinghiri de Cerqueto” a cui sono iscritti tutti coloro che sono nati in questo quartiere e i rispettivi figli e nipoti. Mediante tale piattaforma, abbiamo composto una lista dei soprannomi, i quali, a volte, vengono utilizzati ancora adesso, pur non conoscendone l’origine. Infine, abbiamo suddiviso i “cerquetani” a seconda della loro via di appartenenza .

Per noi giovani, cresciuti nell’era di internet e delle nuove tecnologie, ritrovare le proprie radici e sviluppare un senso di appartenenza al proprio quartiere e alla propria città non è più così scontato, come lo era una volta. Lo dimostrano il riscontro ottenuto mediante questa piccola iniziativa sviluppata su Facebook, nel corso della quale molti hanno ringraziato per aver avuto l’opportunità di ricordare e l’entusiasmo con cui ogni anno (quest’anno pandemia permettendo) il gruppo “Li Zinghiri de Cerqueto” ha il piacere di ritrovarsi per trascorrere una giornata insieme.

Un grazie a mio nonno Filippo Ciocci, 91enne con tanto ancora da insegnare e a tutti i nonni, che continuano a trasmettere ai propri nipoti frammenti di storia che non possono essere trovati nei libri scolastici e che ci raccontano un passato che non va dimenticato. Dopotutto, come dice l’architetto Wang Shu “Smarrire il proprio passato significa perdere il proprio futuro”.

“Cerqueto de sopre” – via Ciaffoni – Jannì detto Casciò, Popolla, Setacciara, Puzzarolu, Votti, lu Ciavattà, Dionisio detto Pacchià, Vando de Fiacca, Trippò, Puccéro, Pietrina de Cappottu, Checco de Tofò, Pippéro, Zaffi, Rirì, Fiaschetta, Gigetto lu Taccò, Loppò, Righetto detto Pancio, Assunta de la Vota, Lauro de Cacinellu, Schemino, Prepostu, lu Gattucciu, Angelo de Anciulì, Fiaschetta, Maria de Ristilla, Clara de Ninì, le Sidore, Pescia, Fiorello il Senatore, lu Marascià, Pippo de lu Fornà, Maria de Pocciona, Vernacchia, Lisà de la Pescia, Maurru.

“Cerqueto de mezzo” – via Maria de Reja – Giulio de Carrettò o Scarcalacciu, Antò de Petena, Tito de la Loffa, Duminacciu, Lizzirì, Teta de la Pesciarola, Nello de Scirolu, Jajà de Scirolu, lu Cannò, Peppe Flò, Rizzente, Gagliulino, Vincinellu, Pannella, Neno lu Cavallà, Tacchì, Trentino lu Frate, Spremondo, Neno de Monnechella, Gigia la Stracciarola, Lu Civucu, Le Rondelle, Rondello, Ciucchittu, Uccittu, Tècola, Chichiò, Vincè de Mortarellu, Armando de Cucchiò, Foni, Armando de Ciccò, Paparu, Nenè de Miria, Lu Farinellu, Quaqquarì, Pulciò, Le Civeche, Mario de Pappò.

“Cerqueto de sotto” – via Pier Paolo Bartolazzi – Carisè, Sorelle Carisene, Pietro de Mignani, Moscetti, Lu Strollecu, Cenzo, Giogio de Marchittu, Tagliulì e Tagliulina, Pippo de Tavarrò, Rosa de Ciocchetta, Cachì, Vincè de lu Callarà, Acoce, Mattamà, Lisà de Crucchene, Campanella, Lu cordà, Ida de Picuccia, Quillu che caregghia li morti, Checco de lu Fattò, Lisà de Pajetta, Moscetta, Pio de Santa Croce, Mario de lu Vieccu, Cesare de Cutichina, Mballatu, Montappona, Fannì, Bellaù, Rosa de Iorghia, Ninetta, Rosa de la Curtinara, Mario de Mira.

Maria Chiara Basilici

17 aprile 2021

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