Quando a lezione gli allievi ti stupiscono durante le prove di scrittura creativa

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Si apprende sempre e da tutti, come ribadisce Mark. Siamo al corso di scrittura creativa online per l’Auser e incontro una squadra di allievi stupendi che porterò nel cuore per molto tempo. A loro parlo di creatività, in fondo siamo a un corso di scrittura creativa quindi narrare in maniera comune e banale non va bene.

Risponde prontamente Milvia a suon di parole del quotidiano condite con brio… Sono a letto. Uno scossone sulla pancia mi sveglia. Eccola lì Nuvola: scodinzola cercando di darmi leccate sul viso. Lei sa che non sopporto che mi lecchi in faccia ma ugualmente ci prova. Le ordino di scendere. Lei scende, ma risale subito dopo. Guardo l’ora: le otto. E già! …è l’ora di andare ad aprire la porta che dà sul terrazzo. Giunge quindi un amico a quattro zampe dall’entrata trionfale, penso tra me.

Un giorno chiedo di svolgere il tema Quella casa aveva qualcosa di magico, perché… consapevole del fatto che potevamo finire in un bosco incantato o nelle loro case, in periodi diversi, in altri Paesi. Stavolta sono alcune righe di Fernanda a ridestarmi… Il 10 giugno del 1940, verso sera, eravamo in piedi. Parla il duce: abbiamo dichiarato la guerra… Mamma e papà si guardano e io capisco che sono preoccupati. E nulla fu più come prima. Mio padre fu richiamato alle armi. Richiamato, così c’era scritto su quel foglio color arancione. Perché mio padre era già stato in Marina, ma quello era il servizio di leva: ora invece c’era la guerra. Il giorno di Natale lo trascorse a bordo della nave sulla quale era imbarcato. Noi scendemmo ad abitare nella casa dei nonni perché più sicura ma non c’era posto per il Presepe.A volte la scrittura ci prende per mano e ci conduce nel bel mezzo di un ricordo, a risolvere, ad alleviare.

La lezione seguente cambio consegna portandoli sul tema della rinascita. Stavolta mi risponde Sandro… Sono rinato quando mi sono liberato dagli impegni del lavoro, quello per cui ero pagato e non sempre potevo essere me stesso. Sono rinato quando ho scelto di abbandonare un impegno politico che, per ovvie ragioni, mi portava a non poter assecondare tutto e tutti. Sono rinato questa sera quando ho saputo che un mio ex collega è ritornato a casa dopo essere stato in ospedale ventisette giorni per Covid. Rinasco ogni mattina quando per prima cosa apro le persiane e vedo la luce di un nuovo giorno. Sorrido un po’ perché, in effetti, sto imparando molto anch’io e allora è bene condividere gusti letterari, libri amati, autori e citazioni.

Iniziamo un dibattito su testi che consigliamo e sconsigliamo e in pratica m’imbatto in una persona che scrive sul serio. Quando richiedo una recensione mi ritrovo a leggere Anna… Il libro di cui vorrei parlare è “Capitale e disuguaglianza – cronache dal mondo” di Thomas Piketty, un giovane economista francese che si è distinto per le sue idee non convenzionali con il libro di grande successo “Il Capitale del XXI secolo”. Il volume, piccolissimo, solo 119 pagine di cui moltissime bianche e con caratteri abbastanza grandi, è la dimostrazione di come anche uno studioso serio possa cavalcare il successo con operazioni non del tutto corrette. Infatti si tratta di una raccolta di articoli usciti sul giornale francese “Liberation”, pubblicati sul blog dell’autore e anche apparsi in qualche altra sua pubblicazione. Tutto ciò non impedisce che ci siano anche cose interessanti e dati che è utile conoscere, ma è l’operazione in sé che mi pare discutibile. Ma veniamo agli argomenti, che sono certamente importanti. Sono divisi in quattro parti: “Capitale”, “Disuguaglianza”, “Sicurezza”, “Europa” e ogni sezione affronta questioni politiche ed economiche che fanno parte della discussione politica attuale, come l’immigrazione, la Brexit, le tasse, la disoccupazione ecc. Tutto però (e come poteva non essere così, visto per che cosa erano nati gli articoli riportati) non è approfondito e rimane in superficie, detto e non detto. La veste grafica del libro è accattivante, la traduzione scorrevole, ma l’editore Bompiani ha certamente più pensato al portafoglio che non alla divulgazione o all’informazione… e Piketty con lui. Un’ultima cosa curiosa: come spesso succede per i libri italiani tradotti da altre lingue, il titolo non ha nulla a che fare rispetto a quello originale in francese, la cui traduzione letterale sarebbe “Alle urne cittadini!”. Resta un mistero perché questo avvenga così di frequente. Onestamente sono basita poiché la esperienza diviene qualcosa di inatteso e di particolarmente stimolante. La voce dentro di me è colpita da quello che la parola sta creando.

Siamo in videochiamata e il clima è disteso, leggero. Siamo coinvolti in una chiacchierata quando domando: “Per voi cosa è la scrittura creativa?” C’è una signora molto allegra e gentile, Luciana, che declama… La scrittura creativa è come un a farfalla che vola fra i nostri pensieri, volteggia leggera se sono pensieri piacevoli, allegri e ci spinge a esprimerci, a condividerli; si posa delicata se sono tristi quasi a consolarci e dirci di sussurrarli in sordina ma sempre a raccontarli. Ci incita a parlare con la scrittura di noi, a tirare fuori le nostre gioie ed i nostri dolori. Alla fine il cuore sarà più leggero. Vuoi vedere che si apprende davvero nelle più svariate situazioni, anche in casa, anche fermi? Perché in effetti noi stavamo volando come la farfalla e non ci siamo fermati.

Ma come ogni storia anche questa può essere scritta in modi diversi e avere un finale che non ci aspettiamo. E allora vi lascio nel mondo di Mark, un mondo libero che abbiamo apprezzato tanto… Il principe si chinò sopra la ragazza sdraiata nella sua bara di vetro e la baciò. Si svegliò di scatto e lo guardò un attimo senza proferirgli una parola, gli occhi spalancati. Poi parlò: “Mi hai baciato!” – “Sì, mia cara – disse il Principe – e ora sarai mia per sempre!” – “Oh, quanto mi piacerebbe! Ma non posso” – “Come non puoi?” chiese il Principe. “Perché sei un uomo. Allora, se tu fossi una ragazza…”. Magari non ce la ricordiamo così questa fiaba, ma non importa. Stavamo creando e ricreando, infatti si possono dire le stesse cose in modi diversi, si possono rielaborare testi esistenti, prendere spunto, partire da un incipit e arrivare a finali diversi e nuovi. Molti autori stanno rinarrando i classici.

Ma, allora: Perché si scrive? Tra le tante risposte che personalmente potrei darvi scelgo quella di uno del corso… Scrivere è un modo di comunicare, di conservare memoria, di trasmettere sentimenti. Si può scrivere la lista della spesa e il suo scopo finisce nel momento che abbiamo riposto i nostri acquisti in dispensa o in frigorifero o in guardaroba, ma si può scrivere sulla pietra o sui papiri, come fecero i nostri antenati, per lasciare memoria nei secoli; ma ancora si può scrivere per trasmettere uno stato d’animo come in un romanzo o in una poesia. Scrivere è documentare uno studio, una formula chimica, un evento fisico, un atto notarile, un testamento, una legge. Scrivere è anche documentare un pensiero semplice che può essere solo il seme di un progetto.

Grazie a Mariella ed Elio, grazie ad Antonio Marcucci e a Maria Teresa Marziali dell’Auser mi sono imbattuta in un percorso di scrittura piuttosto denso e colorito. Ho appreso nel riscoprire semplici e intense storie, ricordi, valori e sogni. Mentre mi rimetto a scrivere e il corso giunge al termine sento come di essere tornata alla base. Scrivere ci ha salvati e la vita ha mostrato la sua magia anche stavolta.

Lucia Nardi – LuNa

17 giugno 2021

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