Un personaggio maceratese-montolmese, il Cardinale Giuseppe Ugolini

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Giuseppe Ugolini nasce a Macerata il 6 gennaio 1785 da Gregorio, marchese della nobiltà di Montolmo e dalla patrizia maceratese Ludovica Alaleona. Questo ramo degli Ugolini, signori del castello di Colbucchero, si incastellarono in Montolmo nel 1244.

Giuseppe fece i suoi studi prima a Siena quindi si trasferì a Roma dove ottenne la laurea in Diritto Civile e Canonico presso l’Università della Sapienza nel palazzo che ancor oggi mantiene il nome, sito nel rione di Sant’Eustachio. Con l’invasione francese del 1796 torna a Macerata: si riporterà a Roma nel 1804 sotto Pio VII con cui inizierà la carriera ecclesiastica, fermata però bruscamente dalla seconda occupazione francese che lo costringerà nuovamente nel paese natale fino al 1814. Con il ritorno nella curia romana riceve cariche sempre più importanti fino a quando nel 1815 viene nominato alla guida della Delegazione di Camerino, dove svolge l’incarico senza particolari problemi.

Il Cardinale Giuseppe Ugolini in una più unica che rara foto (databile 1860) realizzata dai Fratelli d’Alessandri con la tecnica “Albumina”

Le grosse difficoltà inizieranno nel 1820 con la nomina alla Delegazione di Frosinone. Il territorio è duramente flagellato dal banditismo: i briganti colpiscono nel frusinate e poi scappano al di là del confine nel Regno di Napoli. All’inizio l’Ugolini chiede di intervenire con misure durissime, come l’incendio delle case dei briganti recidivi, ma il Segretario di Stato Consalvi lo blocca: dal quel momento le operazioni militari languiscono, tant’è che il Consalvi deve intervenire con una dura lettera nella quale si lamenta della situazione.

Sembra che l’Ugolini a questo punto abbia cercato sia di trattare di persona con i briganti per ottenere dietro pagamento la sospensione delle azioni criminose, sia di assoldare collaboratori e spie. Questi episodi fanno tanto pensare alle attuali polemiche sulle presunte trattative stato-mafia. Queste iniziative però ottennero pochi risultati, tant’è che la popolazione esasperata subissò di proteste il Cardinal di Stato. Nell’agosto 1820 il Consalvi decide di accentrare nelle mani del maceratese poteri straordinari: comando diretto dell’esercito, carabinieri, amministrazioni camerali, possibilità di istituire taglie e premi per chi collaborasse (cosa già fatta ufficiosamente), e il potere di destituire immediatamente chi sospettasse di collusione con i banditi.

Le misure straordinarie portarono a nulla e l’Ugolini fu destituito dopo pochi mesi: missione impossibile o incapacità? Il fallimento bloccò momentaneamente la sua carriera amministrativa ma non quella curiale: Leone XII lo nomina nel 1824 presidente degli Archivi e Segretario del Censo (1826). La carica più importante viene nel 1828 quando Giuseppe Ugolini, nominato Presidente delle Armi, inizia il processo di rafforzamento dell’esercito pontificio ampliandone il numero e procedendo alla sua professionalizzazione.

Nel 1831, dopo la nomina cardinalizia di San Giorgio al Velabro, viene inviato a capo dell’importante Legazione romagnola di Ferrara. È importante sottolineare che solo dopo la nomina a cardinale riceve gli ordini sacri maggiori e ciò perché la nomina sarebbe stata impossibile senza detti ordini. Non si conosce la sua attività come legato: fatti da ricordare sono le sue iniziative a favore degli sfollati dell’esondazione del Po e i lavori di contenimento degli argini. Visitò in prima persona gli alluvionati guadagnandosi una certa popolarità di lì a poco però persa a causa della durezza con cui represse i moti che agitavano le legazioni negli anni ‘40.

Il massimo della reazione dell’Ugolini giunse con la nomina di Pio IX: nel 1847 sciolse la Guardia Notturna Civica attirando verso di se forti proteste della popolazione, tant’è che il maceratese fu sostituito dal cardinal Ciacchi e richiamato a Roma. Le cose non migliorarono: la capitale era in subbuglio e le sue posizioni reazionarie, addirittura in contrasto con le iniziali aperture di Pio IX, gli crearono grossi problemi sia tra i rivoluzionari che tra gli stessi ecclesiasti riformisti.

Dopo il rifiuto del Papa di proseguire la guerra contro l’Austria (29 aprile 1848), scoppiò nei confronti dell’Ugolini una vera persecuzione politica, tant’è che per qualche giorno fu tenuto agli arresti nei suoi appartamenti: rilasciato restò nella capitale fino a inizio 1849 quando raggiunse Pio IX a Gaeta. Con la caduta della Repubblica Romana e la restaurazione del potere pontifico, l’Ugolini torna in Vaticano ricevendo incarichi nell’amministrazione pubblica ma rimanendo lontano dai centri decisionali. Ci sono poche notizie della sua attività in questo periodo: imbarazzante il giudizio del 1864 dell’ambasciatore francese, giudizio redatto in vista del futuro conclave, dove lo definisce  “uomo senza qualità”. Un giudizio forse troppo duro, non conosciamo neanche il motivo: va precisato che l’Ugolini nel 1864 aveva 79 anni, età considerevole per l’epoca, bisogna quindi valutare che forse si era ormai allontanato definitivamente dalla vita politica amministrativa dedicandosi solo alla religione.

Macerata – Palazzo Ugolini

Muore tre anni dopo il 19 dicembre 1867: la messa funebre è ufficiata dallo stesso Pio IX e le sue spoglie riposano nella chiesa di Santa Maria in via Lata. Bisogna ricordare che nonostante fosse nato a Macerata fu sempre molto affezionato a Montolmo, paese di origine del padre e della sua famiglia: fu proprio grazie al suo intervento che Montolmo nel 1851 fu elevata a città e cambiò il suo nome in Pausula. A Macerata fu lui che concluse i lavori del palazzo di famiglia situato all’inizio di Corso Cavour, sede attualmente dell’Università. I lavori del palazzo furono iniziati dal padre addirittura nel 1796 poco dopo la conferma del titolo di marchese: il progetto era del Valadier e i lavori furono seguiti in parte dall’architetto montolmese Antonio Mollari. La costruzione si protrasse per svariati motivi fino alla fine degli anni trenta del XIX secolo. Si narra addirittura che nel 1799 i francesi avessero usato il cantiere come trincea per i cannoni durante l’assedio della città.

Corridonia – Palazzo Persichetti Ugolini

Invece il bel palazzo Ugolini (attualmente denominato Persichetti-Ugolini) di Corridonia, situato in Piazza del Popolo e sede della biblioteca e pinacoteca civica, fu fatto costruire, a partire dal 1813 su progetto del Mollari, da Antonio Clemente Ugolini, nipote del cardinal Giuseppe. Il marchese Antonio Clemente possedeva già una casa nel posto, e dopo aver acquistato diversi edifici dell’adiacente monastero francescano, costruì il palazzo che oggi possiamo vedere. Approfittando del decreto imperiale napoleonico del 1810, in cui si sanciva la “soppressione delle compagnie, congregazioni, comunità e associazioni ecclesiastiche”, aveva comprato a buon mercato i detti edifici dei francescani e tra le varie cose, il convento dei Santa Maria dei Monti (degli Zoccolanti) di Montolmo, convento che rivenderà nel 1846 agli stessi frati a carissimo prezzo.

 Modestino Cacciurri

20 agosto 2021

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