Cambiano i tempi, cambiano i governanti… ma non le mode: Trilussa e la pandemia

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Per troppo tempo, gli Italiani sono stati relegati entro le mura domestiche, sotto il fuoco incrociato dei DPCM, die decreti regionali, delle numerose circolari, delle annesse note esplicative, delle salate ammende, ecc. Per non cadere nell’angoscia e nella depressione, molti si sono assorti nella lettura. Tra i volumi non poteva mancare Trilussa (Carlo Alberto Salustri: Roma, 26 ottobre 1871 – Roma, 21 dicembre 1950). Questo autore romano descrive il suo tempo, in “romanesco”. I suoi componimenti non sono liriche eccelse che mandano in deliquio i critici sofisticati; sono solo brevi racconti, in metrica, spesso sovrapponibili a situazioni attuali. Suscitano mesti sorrisi. Non è tempo di risate grasse. Eccovi alcuni esempi…

Comizzio L’antra matina un Cavallone borso, / aggitatore de la classe equina, / annò ar comizzio e fece ‘sto discorso: / “Nun volemo più brije! / Nun volemo più morso! / Libberamo er paese / da la frusta borghese!” …Ecco er momento / che tutti li cavalli e le cavalle / deveno sortì fòra da le stalle / cór grugno ar sole e la criniera ar vento! … “Se abbolite la frusta a li signori, / – fece un Muletto – è pure necessario / che pensate ar bastone proletario / che quanno ariva addosso so’ dolori! / Io servo da quattr’anni un carettiere / che m’arifila certe tortorate / evolute, coscenti e organizzate / che abbruceno la pelle ch’è un piacere!” / “Nun chiacchierate troppo! – rajò un Somaro zoppo – / Invece d’annà avanti co’ ‘ste scene / cercamo de trovà quarche persona / che ce rimetta su la strada bona, / che ce capisca e che ce guidi bene”. / … / In quanto a la politica è un affare / che per noi bestie nun decide gnente: / resti un Sovrano o venga un Presidente / seguiteremo a fa’ quer che ce pare. / In un paese buffo come questo / tutto quanto è possibile der resto: / perfino la Repubblica Sociale / per decreto reale!

Il commento – Caro Alberto con gli ultimi tre versi hai “toppato”. La previsione si avvera al rovescio: è la repubblica che nomina Re e Principi. “La sovranità appartiene al popolo” infatti il presidente del consiglio (non eletto da nessuno) legifera (DPCM) come un re assoluto. E anche  i principi (Commissari) non sono eletti dal popolo ma emanano provvedimenti e spendono in piena autonomia.

Li cannibbali – In un paese de li più lontani, / ch’è. sempre pieno de miniere d’oro, / c’è un popolo guidato da un Re moro / capo de li Cannibbali africani / mentre el Re come tutti li sovrani, / nun parla che de pace e de lavoro, / li sudditi se magneno fra loro / fino a sbranasse peggio de li cani.

Tutti, laggiù, dar ricco ar poverello, / ci-ànno per distintivo un cerchio ar naso: / e el Re che li tiè d’occhio, / quann’è er caso, li lega, uno per uno, pe’ l’anello.

Se quarche moro, poco persuaso, / cerca de mette bocca, sur più bello, / el Re tira lo spago, e allora quello, / come sente tirà, mosca Tomaso!

Co’ ‘sto sistema er popolo rimane / legato a chi lo guida o lo stracina / e l’ubbidisce come fosse un cane. / Ma er capo, che capisce e che raggiona, / s’accorge spesso che la disciprina / ne viè da lo spaghetto che funziona.

Il commento – In romanesco (e non solo) portare un cerchio al naso equivale a poco intelligente; spaghetto è anche sinonimo di paura. La corsa ai cosiddetti vaccini è agevolata dallo spaghetto delle multe, dal perdere il “Posto”(dipendenti pubblici) e dall’essere ostacolato in ogni spostamento.

La morale – Una bella mattina er direttore / d’un Giardino Zoologgico vestì / le scimmie, le scimmiette e li scimmioni / co’ li carzoni de tela cachì. / Una vecchietta disse: “Meno male! / ‘ché armeno nun vedremo certe scene… / Er direttore l’ha pensata bene: / se vede che je preme la morale”. / Una scimmia, che stava ne la gabbia / tutta occupata a rosicà una mela, / intese e disse: “Ammenoché nun ci-abbia / un parente che fabbrica la tela…”.

Il commento – CaroTrilussa, tu sei del secolo scorso e non puoi sapere che le manifatture italiane sono fatte in Cina. Quelli che tu chiami “fabbricanti di tela”, in un batter d’occhio fondano una società, contattano i fabbricanti cinesi, acquistano (a caro prezzo) le famose mascherine e si sono visti catapultare milioni di dollari per l’estenuante mediazione. Non domandarti se nelle nostre ambasciate e nei nostri consolati non si sia potuto trovare un qualsiasi funzionario capace di svolgere quella gravosa operazione. Per amor di patria, non ti dico che varie emittenti hanno sottoposto le mascherine a  controlli; sono tutte (o quasi) risultate non rispondenti ai requisiti richiesti. Ma idonee ugualmente.  E le mascherine sono state beatificate dagli organi di stampa. Nelle piazze di Napoli e di Milano, per ore ci fu un immenso assembramento di tifosi (sprovvisti di mascherine) per festeggiare la vittoria della loro squadra. Non si ebbe notizia di significativo incremento delle positività.  È stato tutto merito di San Gennaro e della Madonnina!?

Nazzareno Graziosi

8 settembre 2021

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