Vi siete chiesti perché Gr€€n P@ss? Ma guarda che si scrive per aggirare la censura 

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Gli psicologi, codazzo del Governo italiano, si sono spremuti le meningi ma non sono stati in difficoltà per trovare le parole giuste: Green Pass! Già, “green”, verde, sinonimo da decenni di “salute” – “mondo pulito” – “ecologia”: vale a dire che tutto ciò che è green è positivo. Poi pass, termine inglese, lingua di moda, il cui significato (toh, anche questo) è positivo perché consente di accedere a un’area riservata, non destinata a tutti, una sorta di privilegio… ed, ecco fatto, la massa è servita!

D’altra parte qualcosa si dovevano inventare non potendo usare parole della lingua italiana, che è una lingua precisa e concede poche deroghe al significato. Avrebbero potuto usare “passaporto vaccinale”? Passaporto: andare in un’altra nazione. Ci entra con la vaccinazione come i cavoli a merenda. Più corretto e rispondente sarebbe stato “certificato” ma… il vero problema era dato dal termine “vaccinale”, che presuppone “vaccino”. Perché?

Come si fa a scrivere e rilasciare un documento ufficiale in cui è scritto “vaccino” quando è noto che quello che iniettano non è un vaccino bensì un “farmaco sperimentale”? Nemmeno “certificato” va bene in quanto questa parola significa: documento contenente una certificazione, intesa quale atto giuridico e, più precisamente, dichiarazione di conoscenza di fatti, atti o qualità, rilasciata in forma scritta da un soggetto rivestito di determinate attribuzioni. E chi si prende la responsabilità di firmarla attestando quindi la efficienza del “vaccino”, che tale non sembrerebbe essere?

Allora “Green Pass” è perfetto, una perfetta mistificazione. Ora una domanda: “Perché?” Semplice la risposta. Non potendo per legge obbligare la (cosiddetta) vaccinazione (infatti l’obbligo è in continuo ventilato ma mai attuato) è stato trovato un escamotage, direbbero i francesi, un trucco, diciamo in italiano: non ti obbligo ma ti costringo, come fanno i pastori quando devono dirigere un gregge delimitando un percorso obbligato. Cambia il metodo ma non la sostanza: sei obbligato!

Noi, in quanto giornalisti, se sprovvisti di Green Pass non abbiamo accesso a conferenze stampa, a manifestazioni culturali, a Musei: di fatto ci viene vietato di esercitare la nostra professione, non possiamo lavorare; pensate alle grandi città, al traffico dei pendolari, tutte persone che non avendo il Green Pass non possono prendere il treno per andare al lavoro (ndr: articolo scritto e pubblicato un mese fa… oggi addirittura non puoi accedere al posto di lavoro! salvo modifiche dell’ultimo minuto). Di fatto non viene consentito loro di lavorare, come ai medici, agli infermieri (sospesi dal lavoro in tempo di… pandemia!). Vi sembra normale?

Dentro un ristorante non puoi mangiare, fuori sì. Ma costoro sono consapevoli che il virus si diffonde attraverso le particelle acquose presenti nell’aria, quindi anche fuori dal ristorante? Certo che lo sanno ma poi come fanno a condurre il gregge nello stallo? E ancora, questo proprio evidente… in Parlamento niente Green Pass: loro sono esenti dal contrarre il virus, noi no. Scusate… lo diciamo sottovoce… ma questo virus, che c’è, è proprio così pericoloso? Non sarà piuttosto l’affare del secolo?

Pensate alle mascherine (la Fiat ci ha aperto tre fabbriche), pensate ai macchinari comprati per la ventilazione forzata (che hanno ucciso decine di migliaia di persone), pensate ai tendoni con la primula e al loro costo, pensate ai miliardi di vaccini da acquistare in euro/dollari sonanti (stanno ora al terzo vaccino per persona, già dicendo che ne serviranno altre di dosi, fino a che ci vaccineranno ogni sei mesi…). Magari non è così, però… con questi comportamenti il dubbio te lo fanno venire, passando dal classico “cogito ergo sum” al “dubito ergo sum”.

La vignetta… green

Domanda: “Se per mangiare in un ristorante serve il Green Pass… per andare al gabinetto servirà il Green… Piss”?

Fernando Pallocchini

14 ottobre 2021

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