Quando a Macerata, sotto il monumento a Garibaldi, un uomo vendeva le ranocchie

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Mangeremo gli insetti? Sì, da quello che ci stanno dicendo, forse per prepararci piano piano, sembrerebbe di sì! Le risorse alimentari non basteranno più e allora…

Le “cucciòle” – Ma i nostri nonni avevano già iniziato a sfruttare tutte le possibilità che la natura metteva loro a disposizione gratuitamente, per incrementare la scarsa quantità di cibo che la campagna metteva loro a disposizione. Subito dopo ogni pioggia, armati di un secchio, andavano a raccogliere le “cucciòle” (ndr: chiocciole) che, una volta spurgate adeguatamente, erano poi cotte e mangiate con gusto. I francesi hanno fatto delle “escargot” (“cucciòle” appunto) un piatto nazionale e se un pensionato italiano andrà in un ristorante chic di Parigi e ne ordinerà una porzione, per pagare il conto, dovrà fare un leasing.

Le ranocchie – Ma i nostri nonni sapevano sfruttare ciò che dava loro la natura ed essendo i fiumi, i laghi, i fossi di irrigazione e gli stagni vicino alle case sempre tenuti puliti, potevano mangiare anche le ranocchie, che catturavano facilmente nei corsi d’acqua. La carne delle rane è bianca, simile a quella del pesce e queste possono essere mangiate fritte, messe nel sugo, le cosce fatte arrosto o per condire la polenta.

L’uomo del mercoledì – Nei primi anni sessanta a Macerata c’era un uomo, di Filottrano, che aveva perso il braccio sinistro in guerra, ma nonostante questo era diventato abilissimo nel catturare le rane. Il mercoledì lui si metteva davanti al monumento a Garibaldi e vendeva le sue prede ai passanti. All’inizio erano poche e il loro prezzo modesto. Poi le persone ci presero gusto e mangiare le ranocchie divenne una vera prelibatezza e molte erano le richieste. Quel signore non solo aumentò il prezzo ma, addirittura, si dovevano prenotare le rane per il mercoledì successivo! Mangiare le rane a Macerata era diventato di moda e le richieste erano veramente tante.

Rane dalla Romania – Poi tutto passa e anche questa abitudine passò, i clienti divennero sempre meno e l’omino non si vide più. Invece oggi le “cucciole” si mangiano ancora perché ci sono gli allevamenti e quindi sono buone e sicure, per le rane in Europa non esistono allevamenti e quelli che le cucinano le prendono, quasi sempre, dalla Romania. Da noi a far passare la moda delle rane è stato il forte inquinamento dei corsi d’acqua e dei vari invasi. Chissà se i nostri nipoti, risistemato l’ambiente, potranno ritornare a mangiare le rane o si dovranno accontentare di cavallette e grilli fritti?

Cesare Angeletti (Cisirino)

25 novembre 2021

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