Il mistero di un gesto e di una volontà testarda: piantare i semi è favorire la vita

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Da qualche tempo sulle frequenze di Radio Nuova Macerata va in onda una rubrica giornaliera: “La Ghianda”. Quando proposi il titolo pensai da una parte al “Codice dell’anima” di James Hilman in cui la ghianda simboleggia il progetto soprannaturale che muove le nostre esistenze e fornisce una base filosofica, dall’altra pensando al racconto di Jean Giono, “L’uomo che piantava gli alberi”, nel quale si narra la storia di un uomo che, rimasto solo dopo la morte della moglie e del figlio, va a vivere in una zona rocciosa lontano da tutto e in quella solitudine inizia a piantare semi. Il primo seme è una ghianda.

Pianta altri semi: faggi, tigli, abeti… L’uomo piantava seme dopo seme giorno dopo giorno senza smettere, senza mai provare stanchezza, con una dedizione totale. Gli alberi crescevano, arrivarono gl’insetti, gli uccelli, l’acqua… la vita.

Se per Hilman la ghianda è metafora di quel calco primigenio che ogni uomo porta nello spirito e rappresenta la nostra vocazione, la storia di Jean Giono è la realizzazione di quel disegno e la bellezza di questa storia resta bloccata nella luce, non si dimentica perché è più vera di quanto noi non riusciamo a credere.

Mio nonno fu l’uomo della storia, creò un piccolo polmone verde nella periferia di  Macerata, là dove viveva e molti degli alberi da lui seminati oggi vivono e sono protetti; compresi solo dopo il mistero di quel gesto, di quella sua volontà testarda nel piantare ovunque ogni specie di seme senza sentire né freddo né fame, come se una forza sconosciuta lo guidasse.

Martina Luce Piermarini

23 febbraio 2022

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