Uno zio, il prete, la casa, i terreni, le sterline d’oro e i parenti rimasti a bocca asciutta

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Avendo superato gli 80 anni vivo, per lo più, di ricordi. Ora, fare programmi per il futuro sarebbe un po’ azzardato. Giorni fa, parlando con un amico di un paese dell’interno del maceratese, ho ricordato un momento particolare della mia vita.

Un forte legame – Avevo due anni per cui tutto viene dal racconto di mia madre. Lei aveva due zii che erano senza parenti, si era affezionata e i due l’avevano accolta come una figlia. Sin da ragazza e fino al matrimonio, lei era stata sempre vicina ai due accudendoli con amore. Poi, da sposata, le visite si erano un po’ rarefatte ma il loro legame era stato sempre molto forte.

Casa, terreni e sterline d’oro – Morta la zia, zio era rimasto solo e mamma lo aveva ancora seguito con affetto. Era un vecchio signore, buono ma burbero e con un caratteraccio che lo faceva sembrare un po’ orco. Aveva un bel palazzo di tre piani al centro del paese e grandi terreni. Collezionava sterline d’oro e mamma mi diceva che ne aveva accumulate davvero molte.

Il sogno – Un anziano sacerdote nativo di quel paese, che stava a Porto Potenza, di cui ero divenuto amico, quando gli ho detto della mia parentela con i suoi paesani mi ha raccontato questo episodio: “Conoscevo tuo zio. Di lui noi bambini, avevamo paura. Una mattina ho detto a mamma che avevo sognato di essere in paradiso e che li c’era lui. Mia madre mi ha subito detto: “Se c’era sicuramente non era il paradiso ma l’inferno!” Abbiamo riso.

Il testamento – Quando lo zio, ormai molto vecchio,  si era un po’ rimbambito il parroco di allora se ne approfittò facendogli firmare un testamento con il quale lasciava tutto alla parrocchia. Alla sua morte mamma ha voluto che papà la portasse a far visita di condoglianze. Era inverno. Faceva freddo, papà guidava una Balilla senza riscaldamento, cominciava a nevicare e mamma aveva preso un plaid e mi ci aveva avvolto.

Il prete “guardiano” – All’uscita, un prete, che stava di guardia a quella che era diventata una loro proprietà, ha fermato i miei genitori chiedendo a mamma di aprire la coperta per vedere se dentro ci avessero nascosto un qualcosa di prezioso (ndr: prezioso sì, era il figlioletto!). Mamma raccontava che papà era diventato rosso in viso e aveva afferrato il prete per i baveri del cappotto. Lei, impaurita per quello che papà poteva fare visto l’affronto subito, ha reagito mettendomi in  braccio a babbo. Lui ha dovuto lasciare la presa e afferrami per non farmi cadere. Così si è calmato e lei l’ha convinto ad andare via.

La… “torta” – Mamma ha voluto accettare la cosa così com’era perché per lei, donna di immensa bontà e vera cristiana, non era il caso di fare causa ma era da accettare, a suo modo di vedere, ciò che era il volere di Dio. Anni dopo, arrivato nel paese per presentare lo spettacolo di una festa parrocchiale, ho raccontato al parroco i fatti. Lui mi ha detto che nulla sapeva di tutto questo ma che la proprietà veniva da una eredità. Ho alleggerito la situazione dicendo: “Reverendo se vengo qui e prelevo i soldi dalle cassette delle elemosine non dica che ho rubato perché, così facendo mi sono solo limitato a prendere una piccola briciola della grande torta che i suoi predecessori si sono mangiata!”

di Cesare Angeletti alias Cisirino

13 aprile 2022

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