Sui Sibillini distrutto dai collezionisti il tronco di un albero vecchio 100milioni di anni

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Montigno è una delle cime dei Sibillini che incoronano Camerino. Ricordo che qualcuno, a seconda di com’erano disposte le nuvole, ci ricavava le previsioni meteorologiche con frasi come questa: “Montigno con il cappello prendi la cappa e vendi l’ombrello”. Quarantanove anni fa, sul versante sud-orientale del vicino monte Sardigliano (1117 m), avvenne uno straordinario ritrovamento dall’esito inspiegabile.

Un giorno dell’estate 1973 mentre un piorachese quarantaquattrenne, insieme con una bambina, andava alla ricerca di funghi sui prati e boschi di latifoglie del lato sud-est di monte Sardigliano, fece un ritrovamento dal grande valore paleobotanico. Erano a quota 1.030 a est dell’altopiano di Montelago, a lato della strada che da Serravalle di Chienti conduce alla valle del fiume Scarsito. Dopo gli scavi eseguiti dai geologi dell’Università di Camerino Giovanni Deiana e Umberto Pieruccini  si scoprì che si trattava di un tronco pietrificato lungo più di due metri, del diametro di oltre 40 cm. I botanici lo ritennero della conifera Araucarioxylon, estinta da milioni di anni, della famiglia delle Pinacee le cui origini risalgono al Mesozoico (tra i 225 e 65 milioni di anni fa).

Come precisa in un articolo il botanico prof. Ettore Orsomando il ritrovamento è rarissimo e in Italia fino al 1973 c’erano state solo altre due segnalazioni. La specie fossile del tronco è molto simile all’Araucarioxylon arizonicum della foresta pietrificata in Arizona datata 220 milioni di anni fa. In quell’era geologica la Terra era popolata dai dinosauri. Gli anelli di crescita di quel fossile non erano ben differenziati (nei tessuti e nel colore) per il mancato susseguirsi delle stagioni come le conosciamo oggi. Ha scritto il professor Orsomando che la vicenda non ebbe esito positivo, nonostante i tentativi del professor Deiana per proteggere il reperto in loco e poi trasferirlo in un museo.

La notizia del ritrovamento del legno fossile si diffuse velocemente oralmente e a mezzo stampa nella nostra Provincia. Vuoi per la mancata idonea protezione e per le incessanti visite di curiosi e di bramosi collezionisti, nel giro di pochi giorni furono asportati dei pezzi facili da trasportare, tanto che il prezioso reperto fossile, sminuzzato, andò completamente perso. Di quel tronco di conifera silicizzato di oltre cento milioni di anni, una delle conifere più antiche della Terra, ne resta oggi solo una rotella asportata durante i primi sopralluoghi. È stata studiata ed è conservata presso la facoltà di Geologia (oggi Scienze della Terra) dell’Università di Camerino.

Oggi, colui che lo scoprì per primo è scomparso, la bambina che era con lui – per ironia della sorte – è diventata responsabile di un museo. Qualche collezionista detiene in casa dei frammenti, senza sapere che non hanno valore economico ma solo di studio e culturale. Il professor Orsomando ha invitato i possessori a consegnarli per esporli in qualche museo. Si eviterebbe che, con il cambio di generazione, non sapendo di cosa si tratta, quelle pietre vengano considerate inutili e gettate via.

Araucaria

NdA – Questa ricostruzione è basata principalmente sui due seguenti articoli scientifici: “Una conifera pietrificata di oltre cento milioni di anni. L’Università ne conserva un frammento” del professor Ettore Orsomando, apparso su “Orizzonti della Marca” di Camerino del 13 marzo 2021; “Rinvenimento di un tronco silicizzato nella formazione delle ‘Marne a fucoidi’ della struttura mesozoica ad est di Camerino (Appennino Marchigiano)” dei professori Giovanni Deiana e Umberto Pieruccini comparso sul Bollettino della Società Geologica Italiana 93 (1974) 567-573, 4.

Eno Santecchia

1 gennaio 2023

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