Prima o poi è nostro e ne possediamo uno. / È cresciuto in te, con le farfalle entrate / dai crepuscoli infantili, che si muovono / a palpitarne le emozioni, le tracce, / di una purezza mai dimenticata. / Era l’affetto di una madre che giocava / al risveglio di un sonno, che non conosceva l’oscurità, / un limite toccato solo dalle tenerezze, / quel limite, che ascoltavi / nel tempio della tua stanza, / tra attimi che avvolgevano i muri di armonie. / Quei riflessi sconvolsero / i fili di un mondo senza regole, / per te ancora lontano perché / non erano le intatte bellezze. / Era la piccola mano che chiuse il vento fuori dalla finestra, / era la luce della lampada, / serena già, per invisibili memorie. / Noi ti aspettavamo lì, / per vivere insieme con te, / i volti familiari, le gioie i pensieri / che scendevano dall’alto, segni di tramonti, mai persi, / segni, dove rapidi battevano i cuori / per formare il domani, / l’adulto che era in te. Prima o poi è nostro, ne possediamo uno. / Il mio è dentro l’armadio, / apparentemente è nascosto / dalle piaghe del tempo, / ma ci guardiamo ancora / in silenzio, soli, / senza paura d’invecchiare.
Mauro Ruzzu
16 febbraio 2025