Quando c’è la passione: Stefano Menchi, fotografo, videomaker e insegnante

Fotografo, videomaker e insegnante, Stefano Menchi, di San Ginesio, ripercorre con noi le tappe delle sue esperienze. Da ragazzo, negli anni Ottanta, ha fatto lo speaker a radio “Zona L”, una emittente privata che qualcuno ancora ricorda. Negli anni ho scritto con piacere le avventure, esperienze, e vicende biografiche di diversi fotografi, alcuni oggi scomparsi.

Stefano Menchi

Come è scoccata la scintilla per la fotografia? – “Decisamente molto piccolo, all’epoca avevo una macchina di plastica con la quale producevo delle foto tutto sommato “decenti”. Avevo otto anni, già era in me il pallino per la fotografia: ero sempre quello che mi proponevo e mi mettevo davanti per scattare. Intorno ai dieci anni, nella prima metà degli anni Settanta, mio padre mi comprò una fotocamera Comet della Bencini; con essa cominciai a fare veramente delle buone fotografie. In quegli anni guardavo un po’ a destra e sinistra, sentivo la presenza della fotografia in me, iniziai a informarmi per conoscere di più. Ancora non avevo idea di cosa fosse la fotografia e quindi sbagliavo”.

Come sei riuscito a perfezionarti? – “Tante cose le ho scoperte sbagliando, magari avessi avuto qualche linea guida o se avessi potuto seguire dei corsi… ma allora non c’era assolutamente nulla. Tutto quello che ho capito l’ho imparato da solo. Passarono gli anni, cominciai a frequentare diversi fotografi e da loro imparai le tecniche “rubando con gli occhi” (così si diceva). Nei primi anni 80 i fotografi (ma non solo) custodivano gelosamente i loro segreti. Frequentando i loro set fotografici appresi molto; ero sempre sul pezzo. Nel frattempo avevo terminato la scuola e facevo l’agente di commercio di macchine per ufficio. Guadagnavo abbastanza bene e, stando sempre in giro, ebbi occasione di frequentare vari fotografi anche di grido, dell’epoca”.

La tua prima passione fotografica? – “Negli anni Ottanta la fotografia in bianco e nero divenne la mia passione e misi su uno studio a casa per lo sviluppo del bianco e nero, per vedere la magia dell’apparizione  delle immagini dalla bacinella del rivelatore. Siccome i professionisti avevano tanto lavoro e per loro era diventato  faticoso, la sera sviluppavo per conto terzi. Mi chiudevo dentro la camera oscura e producevo stampe fotografiche per ore e ore, anche di notte. Lavorando in camera oscura ho compreso veramente tanti segreti sulla luce. Se avessi potuto frequentare qualsiasi corso di fotografia, come ne esistono oggi, sarei stato avvantaggiato moltissimo, raggiungendo gli stessi risultati in minor tempo. Comunque è andata così fino al punto che mi sono sensibilizzato abbastanza … anche troppo, diciamo, in quanto presi una allergia agli acidi. Quindi ho dovuto smettere il bianco nero e ciò mi mise in crisi. A iniziare dal 1993 nel settore in cui facevo il rappresentante le vendite andarono in crisi, così pensai di dedicarmi alla fotografia. Sviluppai un notevole interesse per il video, mondo per me nuovo e affascinante. Foto e video procedevano in me su due binari”.

Come la passione è passata alla professione? – “Insieme con un altro abbiamo creato una società che produceva servizi video per dossier televisivi, anche a livello nazionale. Ci inventammo un bel po’ di idee e iniziative per il settore religioso. Abbiamo adottato un metodo abbastanza rivoluzionario per l’epoca: la vendita per corrispondenza di videocassette VHS. Cominciava ad andare bene, avevo anche un ufficio di rappresentanza a Roma; in quegli anni il progresso economico era notevole. Dal 1992-93 fino al 1998 mi sono dedicato, diciamo al 90%, al video, tralasciando un po’ la fotografia. Finché il mio socio in affari decise di lasciare per motivi di famiglia. Non riuscii a trovare qualcuno che mi affiancasse al lavoro, il da fare era impegnativo e pian piano ho venduto alcune quote dei video che avevamo prodotto per televisioni, enti e società. Così dalla metà del 1997 ho aperto uno studio fotografico e mi sono dedicato alla fotografia e al video: ero il classico fotografo e videomaker del territorio”.

Cosa le piace fotografare di più? – “Diciamo che sono nato un po’ naturalista, mi piaceva molto andare in giro in montagna, collina, pianura, mare; la natura mi ha sempre affascinato, poi è giunta l’altra passione per i viaggi e ho girato molto. Viaggoare è una passione che ben si coniuga con la fotografia, e quindi ho tante situazioni e foto particolari. Da giovane ho fatto anche qualche mostra sulla fotografia naturalistica. Poi, anche per ovvie ragioni, mi sono dato al ritratto, e allo “still life”, la fotografia industriale. Ho assaggiato un po’ di tutto, anche la fotografia di moda, la pubblicità e la passerella. Però, poi, per la professione mi sono molto specializzato per quel che riguardava i reportage: avevo un occhio veloce e particolare. Mi sono dedicato ai matrimoni per guadagnare, a tutte le cerimonie ed eventi del territorio. Come ‘passione’ naturalista … come ‘professione’ reportage a cerimonie e vari eventi”.

Quanto l’ha scosso l’evento sismico del 2016? – “Il 2016 è stato sicuramente un anno particolare, l’anno del terremoto nella mia zona, un anno che tutto sommato ha scosso tutti, me compreso. Nel 2015 avevo fatto i miei primi passi verso l’insegnamento. Avevo uno studio fotografico e, dal 2012, stare al pubblico mi pesava un po’. Dal 2008 la nota crisi finanziaria globale aveva avvolto l’Italia e tutto il mondo; avevo voglia un po’ di cambiare, avevo un altro piano B che mi era stato proposto. Era qualcosa di inatteso che mi intrigava e consentiva di uscire fuori dal guscio e dal territorio”.

Come si trova nell’insegnamento? – “Entrai all’inizio come esterno e poi di ruolo nella scuola. Dalla fine del 2015 ero già nella scuola, ma poi la cosa mi è piaciuta tantissimo e ho continuato: mi sono tuffato. Ripeto, un lavoro bellissimo, sto insegnando fotografia, video, audio. Insomma, tutto quello che riguarda gli audiovisivi, all’Istituto “Pannaggi” di Macerata. Di recente l’Istituto si è fuso con altri diventando Istituto di Istruzione Superiore “Garibaldi Bramante Pannaggi”. Insegno alle mie classi con molta soddisfazione, cioè metto a disposizione il mio sapere ai giovanissimi dai 14 fino ai 19 anni, ragazzi bravissimi che mi danno molta soddisfazione”.

Può raccontare al lettore un aneddoto? – “Ce ne sono diversi, ma c’è un episodio che porto nel cuore e posso condividerlo con voi. Mi sono pregiato di fare l’ultima intervista a un personaggio di calibro come madre Teresa di Calcutta, circa 15 giorni prima della sua dipartita; si svolse a Roma, in un convento del suo ordine. Avevo all’epoca ancora la società di produzione video e l’intervista ci fu concessa, a me e al il mio giornalista. L’ho conosciuta, era una persona con un carisma veramente particolare.  La cedemmo alla RAI che poi la inviò ad altri network televisivi, così andò sui telegiornali di tutto il mondo. Sono orgoglioso di essere stato l’artefice di quella iniziativa”. 

Eno Santecchia

Girasoli ph Stefano Menchi

7 luglio 2025

Sii il primo a dire che ti piace

Commenti

commenti