Il famoso “Centro studi San Claudio al Chienti” continua a diffondere la importanza dell’area archeologica di San Claudio sul cui territorio insisteva la città di Pausula, sede di una delle prime comunità cristiane d’Occidente e di diocesi con un proprio vescovo, nonché le tesi del professor Giovanni Carnevale su Aquisgrana e Carlo Magno.
Ci ha incuriosito il libro di Michele Ainis “Presidenti d’Italia atlante di un vizio nazionale” che è una lunga elencazione di Enti per lo più inutili creati dal complesso apparato burocratico del nostro Stato nell’amministrazione centrale e in quella periferica. Questi Enti comportano cariche e poltrone, specchio di una antica malattia italiana, che ledono i diritti, l’economia e il buon funzionamento dello Stato. Snellire e semplificare la burocrazia ancora oggi è una chimera. Ebbene, uno degli enti inutili elencati in questo libro ha colpito la nostra attenzione: “Istituto italiano di studi germanici”, ritenuto del tutto idoneo a svelare gli aspetti misteriosi della storia di Aquisgrana e del suo imperatore.
L’istituto fu fondato durante il fascismo nel 1931 e inaugurato l’anno successivo. Vigeva a quel tempo il patto d’acciaio tra il capobanda italiano e il caporale austriaco. Con la fine del nazifascismo la fine di questo Ente appariva logica. Non fu così. Visse un lungo periodo di riorganizzazione. Nel 2006 ha assunto la natura di Ente di ricerca non strumentale, posto sotto la vigilanza del Ministero dell’Università, con personalità giuridica e autonomia scientifica e patrimoniale. Svolge l’attività di ricerca prevalentemente umanistica non più soltanto sui popoli germanici ma anche su quelli scandinavi. La pianta organica dell’Istituto è composta da 6 dipendenti. Il Consiglio di Amministrazione è composto da quattro italiani e un tedesco. Così pure il Consiglio scientifico. I rispettivi presidenti durano in carica quattro anni. La sede è dentro villa Sciarra – Wurts sul Gianicolo che si affaccia con le sue terrazze su uno dei più bei panorami di Roma.
L’Istituto fornisce supporto ai ricercatori non soltanto di area umanistica ma anche di quella di filosofia e di storia. In grado quindi di rispondere alle nostre osservazioni, inoltrate nel marzo 2023, sia sul periodo carolingio che sull’ubicazione di Aquisgrana. In particolare abbiamo chiesto chiarimenti sugli scavi condotti da Schaub che nel 2010 dichiarava di non aver rinvenuto alcun reperto di epoca carolingia sotto la cappella di Aachen. La tomba di Carlo Magno non è nell’atrio della cattedrale di Aquisgrana (Il giornale); Grave of Clarlemagne remains a mistery (Medial News); Germania; archeologi smentiscono leggenda su tomba di Carlomagno (Adn Kronos); La tomba di Carlo Magno? Non esiste (Avvenire); Carlo Magno non abita qui (La stampa). In definitiva la tomba di Carlo Magno non si trova ad Aquisgrana! E non è stata trovata nemmeno la tomba di Ottone III morto a Paterno (Italia) e sepolto davanti all’altare.
Abbiamo chiesto agli studiosi dell’insigne Istituto di spiegarci la necessità dello scavo sotto la cattedrale se quella era la cappella di Carlo Magno? Questa ha la pianta ottagonale, mentre quella fatta costruire da Theodulf, alto prelato alla corte di Carlo Magno, a Germigny des Prés è quadrata con cinque absidi perfettamente simile a quella di Aquisgrana (instar eius quae est in Aquis). Che si siano accorti della differenza? Che poi quella di Germigny des Prés sia del tutto simile alla chiesa dell’abbazia di San Claudio è cosa questa che non si può dire. Non vuole il mondo accademico! D’altronde la disonestà intellettuale nel costume della vita sociale e politica assume spesso un significato volatile. In conclusione, la nostra richiesta all’Istituto italiano di studi germanici, controllato dal Ministero della Università, non ha avuto risposta. Ci siamo rivolti al Ministro, la bella Anna Maria Bernini. Anche da lei silenzio assoluto.
Piero Giustozzi
Nota del Direttore – Sono sempre più stupito dalla cecità soprattutto degli storici italiani, che impedisce loro di vedere uno svolgersi diverso della storia alto medievale. Eppure, basta dare uno sguardo agli edifici religiosi di un territorio ristretto, vallate del Tenna, del Chienti e del Potenza per intuire dove la storia si è veramente svolta. Qui, nel centro Marche, abbiamo: San Marco alle Paludi, poco più su l’abbazia di Santa Croce all’Ete, poi Santa Maria a Pié di Chienti, a seguire lungo il percorso la chiesa di San Claudio al Chienti, nella vallata del Potenza c’è l’abazia di Rambona, poi San Giusto in San Maroto. Altrove (Germania) il nulla… eppure Aquisgrana è là.
23 luglio 2025


