A Sant’Angelo in Pontano degustazione di vini alla cieca con Luca Mezzabotta, sommelier

C’è un luogo tra le morbide colline marchigiane, dove il tempo pare essersi fermato e il profumo della terra si mescola con quello delle botti antiche. Qui, a Sant’Angelo in Pontano, piccolo scrigno medievale incastonato nella provincia di Macerata, torna “Sant’Angelo DiVino”, l’evento che celebra il vino non solo come prodotto, ma come esperienza, rito, emozione. La terza edizione, in programma sabato 9 agosto dalle ore 18 fino a notte fonda, si annuncia come una vera e propria ode al “nettare degli Dei”.

Il sindaco Vanda Broglia: «Sant’Angelo DiVino non è un semplice festival, è una celebrazione dell’anima di un territorio. È un invito a lasciarsi guidare dal vino, da chi lo produce e da chi lo ama. Perché, come scriveva Plinio, “in vino veritas” e qui, tra Sibillini e sogni, la verità è che la vita, con un buon bicchiere in mano, è decisamente più bella. Vi aspettiamo. Con il cuore. E con il calice in mano».

A Sant’Angelo in Pontano il vino racconta storie antiche. La cultura del vino affonda le sue radici nei millenni. Dal monte Nisa di Dionisio alle vigne piantate da Noè secondo la tradizione biblica, fino ai reperti archeologici dell’Armenia e della Georgia che ci raccontano di vinificazioni già 9.000 anni fa: il vino ha sempre camminato accanto alla civiltà, alla festa, alla preghiera, alla poesia. Oggi, a Sant’Angelo DiVino, quel patrimonio si materializza nei calici, nelle parole dei vignaioli, nella musica che accompagna la sera.

Il sommelier Luca Mezzabotta: «Attraverso il vino scopriamo noi stessi, perché tutte le emozioni che i vini fatti con il cuore suscitano scaturiscono direttamente dalla sinergia dell’uomo con la terra. E quale luogo migliore per intraprendere questo cammino se non tra le vie acciottolate di un borgo marchigiano sospeso tra cielo e terra? Per chi vorrà ci sarà la possibilità di partecipare alla degustazione alla cieca, detta anche “blind tasting” o “degustazione coperta”, è un’esperienza sensoriale in cui si assaggiano vini senza conoscerne l’etichetta, l’annata, il produttore o altre informazioni che potrebbero influenzare la percezione del vino stesso. L’obiettivo è valutare il vino esclusivamente in base alle sue caratteristiche organolettiche, affinando i sensi e cercando di indovinare la sua identità, come il vitigno, la regione di provenienza o il metodo di produzione».

Le cantine presenti – Un percorso enologico e sensoriale tra produttori autentici. La selezione di cantine presenti è il cuore pulsante dell’evento. Protagonisti sono i vignaioli, veri custodi del territorio e dell’identità vinicola marchigiana. Tra questi, l’Azienda Vinicola Coppacchioli Tattini di Cupi di Visso, nata dalla passione visionaria della famiglia Coppacchioli. Un progetto che, partito da un’antica memoria familiare e dal recupero del vitigno autoctono Vissanello, è oggi una perla enologica all’ombra dei Sibillini. Una viticoltura eroica, coraggiosa, radicata nel silenzio e nella purezza delle montagne. Accanto a loro, la Cantina Bastianelli di Monte San Pietrangeli, interprete raffinata del confine tra le province di Fermo e Macerata, dove ogni sorso racconta un equilibrio perfetto tra tecnica, territorio e affetti familiari. Non mancherà la Fattoria Colmone di San Severino Marche, dove storia e poesia si fondono e che già nel Quattrocento donava “vasetti di vino pregiato” in segno di pace tra città rivali. E ancora, Podere Sabbioni, nella splendida cornice dell’Abbadia di Fiastra: qui il vino è frutto di una viticoltura biologica, etica, raccontata con trasparenza e coerenza. A completare la mappa del gusto: la Cantina Lumavite di Rapagnano con i suoi vini biologici, e quindi da Loro Piceno il vino cotto: dell’azienda agricola Taccari Alberto (il Leprotto) e dell’azienda agricola Caonà. Il vino cotto è poesia contadina in bottiglia, memoria liquida di una civiltà agricola che vive ancora nei gesti antichi. A Loro Piceno sono i custodi del vino cotto, “vìccotto” per i locali, un elisir di storia e passione, celebrato in tutta Italia.

Le iniziative collaterali – Un’intera notte per brindare alla vita. Sant’Angelo DiVino è molto più di una fiera del vino. È un viaggio tra i vicoli del borgo, animati da musica dal vivo, spettacoli, incontri con produttori e degustazioni che mescolano sapientemente vino, cibo e parole. Le antiche mura risuonano di calici che si toccano, di racconti sussurrati tra un assaggio e l’altro, di note che accompagnano il tramonto e guidano nella notte. La serata sarà animata da musica dal vivo, street food locale, e momenti culturali dedicati alla storia del vino tra leggende greche, scoperte archeologiche e testimonianze letterarie. Perché se Dioniso scoprì il vino giocando con l’uva, oggi lo si riscopre bevendolo consapevolmente, onorando ogni passaggio, dalla vite alla bottiglia.

Un borgo da vivere – «Sant’Angelo in Pontano non è solo la cornice, ma l’anima di DiVino.  –sottolineano in coro il sindaco Vanda Broglia, il vicesindaco Luca Bonfranceschi e l’assessore Marusca Torresi – I suoi scorci, le sue piazze, i profumi di lavanda e terra umida che salgono al crepuscolo, rendono l’esperienza totale. Una notte magica, dove ogni calice è un brindisi alla bellezza del vivere lento, del condividere, del lasciarsi incantare. Sant’Angelo DiVino non è solo un evento: è un invito. A riscoprire l’autenticità, a brindare alla bellezza delle Marche, a sentire la terra sotto i piedi e il vino dentro il cuore».

In vino veritas – Il vino diventa così rito collettivo, linguaggio dell’anima, legame tra generazioni e territori.  “In vino veritas”, ma anche memoria, identità, comunità. A Sant’Angelo in Pontano, il vino torna ad essere ciò che è sempre stato: un ponte tra l’uomo e il divino.

4 agosto 2025

Sii il primo a dire che ti piace

Commenti

commenti