Macerata-Loreto, il pellegrinaggio visto dalla parte del soccorritore volontario

Si è svolto notti fa (14/6/25) il 47° Pellegrinaggio Macerata-Loreto, annunciato dalla Fiaccola della Pace, evento che ha movimentato quest’anno tra i 50mila e i 70mila pellegrini; stima imprecisa in quanto oltre a quelli regolarmente iscritti (e assicurati) se ne aggiungono in numero indefinito, contribuendo alla pacifica invasione del percorso fino all’ultima, temibile salita di Costabianca, che fa svenire decine e decine di persone ormai stremate.

Vengono prontamente soccorse dai volontari e accolte nei tendoni della postazione medica, in continuo contatto con la centrale operativa di soccorso che viene allestita a Loreto. Ogni gruppo, ogni persona, ha un suo collocamento preciso e un compito. Il lavoro di organizzazione dura settimane, mesi, perché comporta un coordinamento di 250/300 volontari (soccorritori, infermieri, medici) provenienti da numerosi comitati (Croce Rossa, Croce Verde, Cisom, gruppi di Protezione Civile), con gruppi che seguono il percorso mescolati ai pellegrini (capita la signora che va in ciabatte e si rompe un piede a Villa Potenza, il ragazzo che vuole sorpassare tutti e non si accorge che oltre la cunetta stradale c’è il vuoto e si rompe una gamba a Sambucheto, c’è il disabile che ha diritto a partecipare e va accompagnato) allestimento di postazioni di soccorso con ambulanze che passati i pellegrini si spostano in altro punto fino a ricongiungersi a Loreto, il punto finale, dove già altre postazioni sono pronte sia nel centro città che nella Basilica.

Dopo Costabianca, i pellegrini cadono giù come birilli all’arrivo: per tanti raggiunta la destinazione con le ultime forze, arriva il rilassamento e c’è bisogno di zuccheri e una mezzora di riposo. Qualcuno avrà bisogno di ricovero perché lo sforzo di camminare 28 km senza dormire può portare altre conseguenze, ma tutti gli ospedali vicini sono pronti, e la centrale operativa informata ogni minuto. Può infatti capitare che il cellulare non funzioni, che il paziente sia svenuto, che il pullman stia partendo ma manca qualcuno, è necessario che le notizie convergano tutte in un punto.

L’arrivo del corteo lungo la discesa, con in prima fila le autorità religiose e civili aggiuntesi all’ultimo chilometro, è il momento più emozionante, è una energia tangibile, fortissima, come essere investiti dalle coscienze di tutti i partecipanti con intenti diversi ma tutti insieme si sommano e inondano la via e la piazza, insieme con i canti e le preghiere. Il corteo dura più di mezzora, con partecipanti singoli, in piccoli gruppi o grandi gruppi da tutta Italia e dall’Estero, che si identificano con tabelloni che sempre stupisce leggere come numero che nelle provenienze, per poi velocemente disperdersi una volta raggiunta la piazza.

Alla fine c’è lo smantellamento e poi gli abbracci, per aver condiviso una notte unica, sia in postazione fissa, sia mobile, con tante persone fantastiche. Questo è il mio punto di vista da soccorritore Cri, che per diversi anni ho vissuto questa esperienza e ho dovuto lasciare per difficoltà oggettive personali, ma ne ho un caro e orgoglioso ricordo. Forse adesso la macchina organizzativa è diversa, non so, ma non l’entusiasmo e l’intento delle persone se ancora tutto funziona, ovviamente penso anche al clero che partecipa, ai volontari CL, alle Forze dell’Ordine.

La mancanza di fede nelle persone è recuperabile, lo dimostrano i numeri! La spiritualità è un istinto, una necessità umana. Sia per la fede, che per il soccorso, che per la protezione civile, questo non è un semplice evento, è l’evento. Un fiore all’occhiello nelle Marche, che restituisce dignità a tradizioni antiche, precristiane prima e cristiane poi, di rendere omaggio alla divinità e invocare protezione, perdono e grazie, con le Processioni. Si facevano processioni in molte ricorrenze, anche dopo calamità. Stanno sparendo per molti motivi, uno è forse anche quello di ritenerle inutili. Può darsi, ma l’introspezione, la forza che evoca il pellegrinaggio di Loreto, mi fa venire dubbi, forse avevano ragione gli antichi, la divinità è in ogni cosa, nella speranza, nelle guarigioni, nella comprensione di sé, e anche nelle calamità.

Simonetta Borgiani

8 agosto 2025

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