Mario Graziosi è salito al Cielo e lascia in eredità i suoi racconti di vita contadina

Non mi va di parlare troppo della morte, anche se la cruda realtà è che Mario Graziosi ci ha lasciati questa notte intorno alle ore 23:00 all’età di 78 a Macerata, per una malattia che ha spezzato un uomo temprato dal sole, dalla pioggia e dal vento.

Grande lavoratore della terra, della sua terra, nei confronti della quale, come sanno fare solo i saggi, intratteneva quel particolare rapporto fatto di sacrifici, rispetto, pazienza e amore. Per esser più precisi, era un “Coltivatore”, ma nel senso più ampio del termine, e a tal punto d’aver proseguito la tradizione della sua famiglia. Il padre, Albino Graziosi, più noto ai colmuranesi come Pippo de Roncó, era un più che conosciuto “Poeta contadino” e Mario, fino all’ultimo suo respiro, è stato un Poeta, o più in generale uno scrittore e un contadino, fiero di esserlo, esattamente come il padre.

Non mi piace parlare della morte di Mario perché preferisco custodirlo per sempre nel mio cuore mentre ci saluta e si allontana da noi con il suo passo del tutto particolare, deciso e al tempo stesso calmo. No! Non ci sta volgendo le spalle, ci sta solo indicando una strada, la sua strada, e questo perché quella strada, quel percorso, vive nei suoi cari, in coloro che hanno avuto il grande privilegio di conoscerlo, così come in coloro che hanno letto o leggeranno i suoi componimenti. Il suo respiro continuerà a palpitare nelle sue parole, nei suoi versi… parole che hanno il peso di vere e proprie azioni.

Era un uomo apparentemente pragmatico, schivo e taciturno, anche se io preferirei dire: riflessivo. Non a caso, quando si abbandonava al suo sorriso disarmante, il volto gli si illuminava, specialmente gli occhi, e i suoi lineamenti scolpiti dal tempo si ammorbidivano, riuscendo d’incanto a produrre attorno alla sua persona una sorta di accogliente e protettivo tepore nella fredda stagione che ormai da troppo tempo la società contemporanea sta vivendo… Sotto la sua compostezza si celava un cuore sempre pronto a commuoversi.

Ti ascoltava in silenzio, fissandoti, e non eri certo se fosse lì con te, o se stesse navigando in un’altra dimensione ma… quando rispondeva a ciò che avevi detto, capivi che ti aveva non solo ascoltato ma addirittura compreso e molto, molto bene. Certo, non sempre condivideva i miei punti di vista, non sempre brindavamo insieme facendo tintinnare i bicchieri di quel vino cotto che lui stesso produceva e che era fiero di condividere con gli amici, come un vero e proprio “Vergaro” d’altri tempi. Tra me e lui poteva capitare che i pareri contrastassero e ricordo molto bene un particolare contrasto, forse l’ultimo, in cui le nostre idee non solo risuonarono diverse, ma addirittura diametralmente opposte e a tal punto che mi disse: «No! Non posso farlo, il mio orgoglio non me lo permette.»

Lì per lì pensai, continuando a cercare di far valere le mie ragioni, che quell’orgoglio fosse in realtà una specie di chiusura in sé stesso. Un muro dietro il quale si arroccava una certezza che non aveva alcuna intenzione di prendere in considerazione le certezze dell’altro, la comune situazione in cui la testardaggine prende il sopravvento. Beh! Col senno di poi posso affermare che in quella nostra lontana discussione, semmai ci fosse stata una “chiusura”, a chiuderci fummo in due; e solo ora, mentre Mario sta continuando a camminare lungo la sua strada dopo aver salutato e forse avermi strizzato un occhio… comprendo che in realtà quelle sue parole sono un grande “lascito”, un grande dono che ha fatto specialmente ai giovani, e soprattutto a tutti coloro che credono di non essere nessuno, di non valere nulla, e si difendono da sé stessi facendosi solo del male.

Quell’orgoglio non era chiusura, non era arroganza o pienezza di sé; così come non era prevaricazione, boria, presunzione o superbia. Era quell’Orgoglio con l’iniziale maiuscola, che da sempre è quel sentimento che dà valore ai nostri pensieri, alle nostre azioni e ai risultati che ne conseguono, come un fiore, un lavoro ben fatto, una lode ricevuta… quell’Orgoglio che dà il giusto valore a ciascuno dei nostri Cari, dei nostri Amici e conoscenti e che ci fa dire: «Sono orgoglioso di te!» Quel “te” che si trova fuori e dentro ciascuno di noi. Ecco perché è con grande Orgoglio che in qualità di Amico ti dedico i versi di un haiku. Spero solo che tu sia sempre Orgoglioso di avermi donato la tua Amicizia: “La neve spezza / la dignità d’un ramo / cadendo insieme.” Ciao Mario.

Lo scrittore lascia la moglie Livia; i figli: Catiuscia e Samuele; il genero Carlo e la nuora Simona; i nipoti Leonardo, Giorgio e Gabriele; la sorella Rita, il cognato Walter e un grandissimo numero di amici e conoscenti. Il funerale si svolgerà giovedì 14 partendo dalla Casa Funeraria PIETAS di Ripe San Ginesio in contrada Fiastra, n°10 alle ore 09:00 (circa), dove sarà allestita nella giornata odierna la camera ardente fino alle 20:00. Le esequie continueranno alle ore 10:00 di giovedì nella chiesa parrocchiale di Colmurano in piazza Umberto I, per concludersi nel cimitero del piccolo borgo maceratese.

Giovanni Paolo Carlino-Giuliani

Mario Graziosi

13 agosto 2025

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