Scorrendo le cronache quotidiane si capisce che hanno superato la “soglia di visibilità” le gesta delle cosiddette “Baby gang”, ovvero bande locali formate da giovanissimi che compiono atti delinquenziali. Non sono più un fenomeno circoscritto a pochi casi e a grandi città, ma si estendono un po’ ovunque, in Italia. Il fenomeno non è di questi ultimi anni ma è all’attenzione del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura) fin dal 2018, come si evince da un rapporto sulla criminalità minorile nel Distretto di Napoli.
Leggiamo: “È una criminalità epidemica, i cui tratti distintivi sono costituiti dall’operare in gruppo degli autori dei reati, anche se al di fuori dei contesti di criminalità organizzata, e dal tasso di violenza utilizzato nei confronti delle vittime, generalmente elevato (…) e, comunque, del tutto sproporzionato rispetto al movente, futile (…) e persino degradante a mero pretesto (…)”. Queste associazioni sono oggi note come “Baby Gang”, nome usato per inquadrare specifiche forme di devianza minorile di gruppo, che sono estremamente violente nei comportamenti illeciti. Sono formate da minorenni, o poco più che maggiorenni, anche di etnie diverse, e prendono a esempio le bande sudamericane o quelle proposte dalle serie televisive o, anche, influenzati da nuove tendenze musicali.
Questi giovani agiscono in gruppo, sotto il comando di uno o più leader, operano in territori delimitati, rendendosi protagonisti di episodi di aggressione, spesso caratterizzati da gratuita ferocia, verso coetanei o comunque nei confronti di soggetti vulnerabili (anziani, disabili). Tra questi minori esiste, una forte unione in quanto il gruppo diventa un punto di riferimento per l’adolescente dove condividere esperienze, valori, linguaggio, comuni sentimenti di disagio, trovando nella gang l’aggressività come metodo di sfogo. I membri delle bande giovanili seguono anche riti di iniziazione (tagliarsi i capelli a zero e compiere determinati atti di teppismo), indossano distintivi o segni di appartenenza (giubbotti, cappellini, orecchini, tatuaggi), spesso con significativi riferimenti a fratellanza, legami di sangue, identità di gruppo.
Continuando nella lettura del rapporto leggiamo: “Le “Baby Gang” frequentano gli stessi locali, ascoltano la musica trap, una variante di quella rap e fanno uso di sostanze stupefacenti e alcoliche”. L’attività delle Forze di polizia ha evidenziato alcuni tratti distintivi di queste bande criminali, tra cui la volontà di divulgare, attraverso i social network, le loro gesta e di pubblicare fatti avvenuti nel quartiere o riguardanti il quartiere, sviluppando una forma di “comunicazione sociale” con video e foto, che esalta il gruppo e il legame territoriale, con richiami a personaggi del cinema, della televisione e della cronaca, protagonisti di vicende criminose. La forza del “branco” e il senso di appartenenza al gruppo rendono questi minori inconsapevoli delle loro azioni e delle conseguenze, spesso drammatiche, nella vita dell’“altro”.
Le condotte delle Baby gang seguono, in genere, uno schema ben definito. Le vittime sono individuate nei soggetti più fragili della società, quali coetanei (anche in ambito scolastico), anziani, disabili, soggetti ai margini della società; viene instaurato un contatto con la vittima, c’è una discussione pretestuosa e dopo, dalla violenza di tipo verbale si passa a quella materiale, inducendo la vittima in soggezione, psicologica e fisica, che può anche perdurare nel tempo. I delitti commessi dalle Baby gang riguardano, solitamente, reati contro il patrimonio ma anche delitti contro la persona che, anche per le modalità con cui vengono perpetrati, destano grande allarme sociale.
Lo scopo principale della condotta delittuosa appare essere, infatti, lo sfogo della violenza che non è quindi il mezzo per perpetrare il delitto ma costituisce lo scopo stesso dell’aggressione. Oltre azioni violente nei confronti delle persone ci sono anche episodi di bullismo metropolitano e atti vandalici verso istituti scolastici, edifici e mezzi pubblici. A livello territoriale, il fenomeno delle bande giovanili è maggiormente diffuso nelle grandi aree metropolitane ove le periferie degradate sono terreno fertile per lo sviluppo di tali bande. Altra motivazione che spinge i giovani a inserirsi in gruppi è quella di vivere in un contesto familiare disagiato. Nel gruppo esprimono la loro rabbia personalizzandola nell’unione della gang.
Ci sono anche bande formate da giovani che appartengono a famiglie benestanti e di rango sociale elevato; qui non è l’ambiente degradato ma l’agiatezza che li spinge a comportamenti prepotenti e arroganti, per sconfiggere la noia della routine giornaliera per attirare su di loro l’attenzione degli adulti, in genere genitori non molto presenti nel loro percorso formativo. Continua il rapporto: “Nei grandi agglomerati urbani, ove sono presenti aree di aggregazione di immigrati, si rileva anche l’operatività di bande giovanili a base etnica. Tra le più note vi sono quelle sudamericane e cinesi; tra queste le più numerose e organizzate sono i “Latin Kings” formate da giovani ecuadoriani, i “Trinitarios” costituite da dominicani, i “Ñetas” composte da portoricani, i “MS-13 Mara Salvatrucha” e i “18th Street Gang” (denominata anche “Barrio 18” 12) costituite prevalentemente da cittadini salvadoregni”.
Come avete potuto leggere è in atto da diversi anni un forte degrado sociale che parte dalla famiglia e da un ambiente malato dove il vivere civile è fortemente inquinato da una moltitudine di problemi che lo Stato non è finora stato in grado di risolvere, aggravato dall’ingresso incontrollato di etnie che hanno importato usi e costumi diversi dai nostri. Più recentemente i componenti di queste bande giovanili hanno assunto la qualifica di “maranza”, una parola dalle incerte origini ma che sembra derivare dallo slang milanese degli anni ’80, usato per indicare ragazzi dai modi rozzi, spesso associati al mondo delle discoteche, e con un’accezione simile a “tamarro” o “coatto”. La diffusione tra i minorenni di questo modo di vivere è cresciuta da quando sono entrati nell’uso comune i telefoni cellulari, che favoriscono i contatti tra i giovanissimi facilitando il loro ingresso nei vari social dove possono pubblicare i video girati mentre fanno violenza agli altri. È come una palla di neve che rotolando ingrandisce a dismisura creando rovine ovunque passa.
a cura di Fernando Pallocchini
15 settembre 2025


